Apple store mediolanensis: sarà un troiaio come sui ponti di Venezia

CC 2018.06.28 Liberty 002Così come Tarantasio, il drago del lago Gerundo, si confondeva sotto il pelo dell’acqua pronto a ghermire le proprie prede, lo store Apple c’è ma non si vede.
La differenza è che nelle fauci del mostro creato da Stefano Impieghi (al quale ho sempre, di gran lunga, preferito Stefano Disegni) le prede ci si infileranno volontariamente, gioiose anzi e paghe di aver titillato il proprio miserrimo ego nel convincimento di sentirsi speciali discendendo, fra due colonne d’acqua, la scala che dalla Piazza Del Liberty li condurrà all’ipogeo Paese dei Balocchi ricavato nello spazio che fu del cinema Apollo.
I lavori, partiti non senza suscitare polemiche lo scorso anno, sono in dirittura d’arrivo e, ci informa Citylife: “Grazie a un’originale soluzione architettonica l’accogliente anfiteatro esterno sarà il posto perfetto per condividere le proprie passioni, scoprirne di nuove e approfondire le proprie capacità. Si scende nello store passando tra due alte pareti d’acqua: sono quelle che formano la grande fontana, omaggio alle piazze italiane e allo stretto legame tra Milano e i suoi navigli nella piazza è sempre aperta a costituire un moderno anfiteatro dove sedersi, rilassarsi e vedersi con gli amici.”
Leggi queste cose e non puoi più sostenere che a Milano non scorrono fiumi di droga. Scorrono, invece, e si tratta di roba brutta.
Saremo inguaribili romantici serotini, esteti decadenti, ma noi su quella scalinata – interdetta ai disabili motori – ci vediamo un troiaio come quello che ormai domina i ponti di Venezia: accumuli di carne sfatta e maleolente che vocifera masticando panzerotti acquistati da Luini e sputazzandone briciole insalivate, cicche di sigaretta, bicchieri di pseudocarta con cannuccia perché ormai non si beve, ridotti allo stadio neonatale si ciuccia. E nottetempo pisciate, e forse anche peggio, sui cui residui malamente rimossi e igienizzati l’indomani qualche coppia si siederà a limonare.
I rendering sono sufficientemente esplicativi, in particolare quello dell’enorme totem in cristallo, a piano strada, che ospiterà i giochi d’acqua fungendo anche da megaschermo per promuovere il brevetto Apple dedicato ad un sofisticato sistema audiovideo spaziale.
Del resto lo disse a chiare lettere Angela Ahrendts, vice presidente del colosso di Cupertino, secondo un certo immaginario collettivo alternativo allo strapotere delle multinazionali imperialiste, easy e persino hippy nonché ecofriendly e amato da ogni architetto o intellettuale di sinistra che si rispetti: “I nuovi Apple Store sono progettati per fungere da moderne piazze e punti di incontro, luoghi vitali per le persone e le città che li ospitano.”
E quello di Piazza Del Liberty sembra, in tal senso, l’applicazione meglio riuscita perché trasformerà la piazza in un anfiteatro.
Come? No, non c’entra nulla: quella era Anna, anzi Hannah, Arendt, l’autrice de La banalità del male, il libro che parlava dei crimini nazisti e che in Le origini del totalitarismo scrisse: “Finora la convinzione che tutto sia possibile sembra aver provato soltanto che tutto può essere distrutto. Ma nel loro sforzo di tradurla in pratica, i regimi totalitari hanno scoperto, senza saperlo, che ci sono crimini che gli uomini non possono né punire né perdonare. Quando l’impossibile è stato reso possibile, è diventato il male assoluto, impunibile e imperdonabile, che non poteva più essere compreso e spiegato coi malvagi motivi dell’interesse egoistico, dell’avidità, dell’invidia, del risentimento; e che quindi la collera non poteva vendicare, la carità sopportare, l’amicizia perdonare, la legge punire.” Assolutamente fuori contesto.CC 2018.06.28 Liberty 001A nostro avviso quello che altri definiscono restyling urbano noi lo chiamiamo aberrazione, degrado culturale, prima ancora che ambientale, che sporca, ferisce, umilia il senso (residuo) delle nostre città, occupandole con l’equivalente fashion e tecnologico delle tende dei franzosi o dei lanzichenecchi travisato addirittura da azione illuminata finalizzata ad una migliore fruizione degli spazi urbani.
Del resto le stazioni della metropolitana si chiamano ormai Garibaldi Nissan (220mila euro per tre anni) piuttosto che San Siro Mediaset Premium (180mila euro annui, concessione biennale scaduta e prorogata fino a settembre, poi si vedrà), Tre Torri Allianz-Generali (5 milioni di euro per dieci anni), Cenisio Monte Paschi (55mila euro annui per tre anni) e, per finire, Gerusalemme Ibl Banca, a 60mila euro annui: saranno discendenti dei poveri cavalieri del tempio?
Il discorso, sia chiaro, è generale ed investe beni monumentali ed architettonici, e il fatto che siano sponsorizzati da qualche multinazionale non è di per sè negativo, se ne consente fruizione, conservazione, manutenzione. Se questo dà fastidio agli statalisti ad ogni costo vale la famosa risposta del colonnello Nathan Jessup /Jack Nicholson che i miei lettori ben conoscono, visto che gli statalisti più che aspettarsi assegnazioni di cohousing, organizzare mercatini finto bio, blaterare e promuovere la tradizione del cicciopirillo, purché andino perché fa cultura altra e nuovo paradigma, non hanno fatto. Per tacere di ben altro.
Resta il fatto che la scalinata che condurrà allo store, un enorme piano inclinato con gradini di dimensioni francamente eccessive e fuori contesto, e (lo ripetiamo) non accessibile ai disabili motori con buona pace del DPR 503/96, occuperà il 68 per cento della superficie della piazza discriminando di fatto gli utenti dello store (gli utili appleiani) dagli altri ai quali della mela mangiucchiata non interessa nulla.
I disabili, lo riferiamo per dovere di cronaca, potranno comunque accedere al negozio mediante un ascensore, come a dire: in qualità di consumatori sono benevenuti, per il resto stiano fuori dalle palle, che con le loro carrozzine compromettono e deturpano il messaggio di gente giovane, attiva, sana, benestante.
Giusto per finire in belezza: dal 1946 ad oggi, salvo le parentesi morattiana e albertiniana (Forza Italia) e formentiniana (Lega) e un commissariamento dal marzo al giugno 1993, i sindaci succedutisi alla guida della città sono stati socialisti in varie salse (addirittura una coalizione DC-PSI-PC concomitante l’elezione di Antonio Greppi, sindaco dal 27 aprile 1945 al 25 giugno 1951). I più recenti, è noto, sono stati Giuliano Pisapia e l’attuale, Giuseppe Sala, dei quali sono note le posizioni politiche. Ed è proprio nel corso di questi ultimi mandati che la città ha conoscoiuto una progressiva mercificazione totale.
Sic stantibus… avevamo pensato di concludere questo scritto con la nota esortazione: dimmi qualcosa di sinistra. No, meglio di no. Un bel tacer non fu mai scritto.

Alberto C. Steiner

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Mobilità insostenibile: Monza, Italiland

CC 2018.06.27 Monza Stazione 001Terza città lombarda dopo Milano e Brescia per numero di abitanti, capoluogo dell’operosa plaga briantea, comunemente detta di Teodolinda poiché la proba regina longobarda, fulgido esempio per le innumerevoli vergini locali, vi ebbe corona ferrea e lungo regno.
Secoli dopo venne additata quale esempio in senso opposto, allorché tale Virginia (ah, le ricorrenze onomastiche!) De Leyva, sventurata monaca, rispose alle profferte dell’apparentemente corrusco Giampaolo Osio. Il tutto ben circostanziato nell’opera omnia di Don Lisander,  per chi volesse approfondire.
Da quella trista vicenda passò molta acqua sotto i ponti del fiume Lambro sino a quando, il 26 maggio 1805, Napoleone Bonaparte (che non si è mai capito se fosse Bonaparte o Buonaparte, ma i milanesi hanno risolto brillantemente la questione: Montenapo e ciao) venne, anzi si incoronò Re d’Italia nel Duomo di Milano, dove fu appositamente portata la Corona Ferrea che fu di Teodolinda e che si dice sacra poiché conterrebbe un chiodo della croce di Cristo.
Parentesi: a contare tutti i chiodi della croce che risultano in giro c’è da metter su un negozio di ferramenta. Anche con i prepuzi di Gesù non c’è da scherzare, come ebbi modo di constatare in altra sede. Chiusa parentesi.
Tornando all’incoronazione, le cronache del tempo riferiscono come Napoleone, accostatosi all’altare, prese la corona ferrea, se la pose da solo in capo sopra quella imperiale e pronunciasse la famosa affermazione: “Dio me l’ha data, guai a chi la tocca.”
Riferito alla corona? Noi riteniamo di si, anche se recenti vicende presidenziali transalpine lascerebbero spazio ad alcuni dubbi. Ma non è questa la sede.
Insomma, stando agli episodi sin qui narrati sembrerebbe che l’energia primodiale che nel gioiello brianteo move il sole e l’altre stelle sia la fi…, ehm, l’organo genitale femminile, ed in ogni caso non senza un certo spocchiosetto ritegno da ghe l’hoo domâa mì, ce l’ho solo io.
In questa città, pressoché baricentricamente collocata tra Varese e la storica Pontida ebbe notevole sviluppo il movimento dei trogloditi con l’elmo cornuto in testa, molti dei quali avrebbero invero potuto risparmiare spesa e peso dell’elmo.
Fu teatro, il 29 luglio del 1900, del noto regicidio ad opera di un anarchico. La città, che conserva tuttora una segreta stazioncina ferroviaria “reale” poco discosta da quella principale, lungo la linea per Chiasso, si affrettò ad erigere monumenti e cappelle espiatorie badando a tenere rigorosa distanza da qualsiasi moto, comunella o camarilla che non fosse all’insegna del mira il tuo popolo mia bella signora (nessun riferimento alla monaca De Leyva di cui ho scritto sopra, detta la Signora) che pien di giubilo oggi ti onora, poiché l’imperativo è sempre stato produrre, fatturare, far vedere che se g’haa i danéè, che si hanno i soldi, e farsi vedere alla messa di mezzogiorno in Duomo.
Non crediate che nel Tertium Millennium le cose siano cambiate: in questa avanzatissima fucina di idee e, va da sè, solidarietà e accoglienza, il 12 giugno scorso alcuni solerti agenti della polizia locale hanno interrotto un flashmob improvvisato dagli allievi della Scuola di Musica del Lago di Costanza accanto all’Arengario, credendo che costoro suonassero per chiedere soldi ai passanti.
In questa città dal parco cintato più grande d’Europa e dalle menti, tra le più ristrette non solo d’Europa, recintate con il filo spinato, Cicciolina si candidò sindaco nel 2002 proponendo la trasformazione della Villa reale in casinò. Venne trombata ma le cronache non ci riferiscono se le dispiacque.
Inquadrato il soggetto eccoci al punto: in questo luogo la mobilità sostenibile è trattata come una pezza.
Il progetto di una terza stazione ferroviaria, denominata Monza Est e che sgraverebbe il traffico veicolare su gomma lungo l’asse orientale dlla città, oltre che servire egregiamente il parco, è stato definitivamente cassato. Motivazione: non dover costruire una banchina al servizio dei viaggiatori della linea per Lecco via Molteno, da demolire e ricostruire quando la stazione (sarebbe stata) attrezzata anche per la fermata dei treni percorrenti la parallela linea per Lecco via Carnate con diramazione per Bergamo.
Il tutto, se proprio i cittadini ci tengono, potrà essere affidato ad un referendum. Da tenersi il 30 febbraio, presumo.
Nel frattempo, nella stazione esistente, gli ascensori non funzionano da gennaio. Non funziona quello di piazza Castello corrispondente all’accesso retrostante ed alla stazione degli autobus, e non funziona quello in corrispondenza del primo binario.
I cittadini rivolgono le proprie lamentele a Trenord, non sapendo che l’azienda serve solo per gestire l’esercizio ferroviario e che la protesta andrebbe rivolta a Ferrovie dello Stato proprietaria degli impianti. Gli ascensori sono però di proprietà comunale, in uso all’azienda ferroviaria. Ma nessuno si prende la briga di spiegarlo al popolo bue. Nel frattempo la stazione ferroviaria di una città di 125mila abitanti è interdetta ai disabili.

Alberto C. Steiner

Com’era verde il mio metano, praticamente rosso sangue

Un tempo, per contribuire al proprio mantenimento in carcere, numerosi detenuti lavoravano per l’industria cosmetica conferendo la propria urina, dalla quale veniva ricavata l’urea, il composto chimico CO(NH2)2 utilizzato per numerosi prodotti dermatologici e per alcuni colluttori.
Oggi l’industria cosmetica ha “licenziato” i detenuti nostrani preferendovi prodotti di sintesi o a basso costo provenienti dalle aree più disagiate dell’Asia e dell’Africa equatoriale.CC 2018.06.25 Biometano 001Con toni trionfalistici accompagnati dallo slogan “dalla stalla alla strada” Coldiretti ha annunciato la nascita della prima filiera di biometano agricolo finalizzata all’immissione in rete di 8 miliardi di metri cubi di gas “verde” entro il 2030.
Il protocollo d’intesa è stato firmato a Palazzo Rospigliosi a Roma da Coldiretti, Bonifiche Ferraresi, A2A, Snam e Gse con il coinvolgimento di imprese agricole e industriali, comuni italiani ed altri attori interessati alla produzione del biometano e al relativo utilizzo nel settore dei trasporti.
Mediante il recupero di scarti agricoli e degli allevamenti ci si propone di giungere alla distribuzione di biometano destinato al trasporto pubblico e privato riducendo sprechi ed emissioni inquinanti e creando nuovi posti di lavoro.
Bonifiche Ferraresi, la più grande aziende agricola italiana, realizzerà il primo progetto mentre Snam, oltre a promuovere sviluppo e tecnologie, metterà a disposizione la propria rete di trasporto. La milanese A2A intende realizzare quattro impianti di produzione utilizzanti il processo di digestione anaerobica.
Come nel mondo della meditazione e della crescita interiore, infine, non poteva mancare il facilitatore: si tratta di Gse, determinato a condividere con tutti gli interlocutori del settore energetico l’expertise maturato nella crescita delle fonti rinnovabili, in un’ottica di promozione della sostenibilità.
Per finire, la risposta alla domanda che, forse, qualcuno potrebbe porsi: da dove proverrà la materia organica di origine animale necessaria alla produzione? Semplice: poiché il vizio di sfruttare i detenuti, in questo caso gli internati nei campi di sterminio, la materia prima proviene dalle deiezioni di avicoli, bovini e suini allevati in veri e propri lager.

Alberto C. Steiner

Ernährungssouveränität: l’Austria sceglierà la sovranità alimentare?

Italiland: in riferimento è all’incorporazione di Monsanto da parte di Bayer alcuni organi di stampa legati al ministero delle politiche agricole e forestali ed alla Coldiretti (il virgolettato è di Agronotizie del 12 corrente ma in rete non mancano altre genuflessioni) porgono “Un sincero augurio alla nuova organizzazione aziendale, la quale dovrà cercare di integrarsi il più velocemente ed efficacemente possibile … perché le sfide che l’attendono nei prossimi anni … sono e resteranno particolarmente acri” avvertendo che “Si preparino in Germania, perché già fioriscono da tempo i nomignoli affibbiati dal mondo ecologista più oltranzista alla nuova realtà aziendale … se prima la Casa di St.Louis veniva chiamata Monsatàn, dai chiari contenuti demoniaci, ora il nuovo eco-brand che si ritiene andrà per la maggiore diventa Belzebayer … fantasie sataniche e un po’ morbose, emblema di una mentalità così distorta da ritenersi irrecuperabile.”CC 2018.06.19 Nachmarkt 001.jpgMentre in Italiland accade questo, in Austria con questa nota: “Die Kriterien für diese Maßnahmen müssen die Nahrungsmittelsouveränität, die Sicherstellung gesunder und unbedenklicher1 Lebensmittel in ausreichender Menge und zu niedrigen Preisen, der Schutz der Umwelt und der Natur sowie die Verhinderung von Landflucht durch die Gewährleistung menschenwürdiger Lebensbedingungen sein” il governo federale comunica che potrebbe prendere la decisione di provare a rendere il paese autonomo sotto il profilo agroalimentare.
La nota, tradotta in italiano, significa: “I criteri ispiratori per queste misure sono la sovranità alimentare, la garanzia di alimenti sani (nel testo originale unbedenklicher, innocui), in quantità sufficiente ed a prezzi bassi, la protezione dell’ambiente e della natura, nonché il contrasto (nel testo originale Verhinderung, prevenzione) all’esodo rurale attraverso la garanzia di decenti condizioni di vita.”
La decisione potrebbe essere presa a seguito di due studi, uno prodotto dalla viennese Boku, Globalen Wandel der Universität für Bodenkultur, e l’altro da FiBL, Forschungsinstitut für Biologischen Landbau, il prestigioso istituto di ricerche sull’agricoltura biologica attivo da oltre un quarantennio in Austria, Svizzera e Germania.
Sulla carta entrambi gli studi dimostrano che gli Austriaci potrebbero essere autosufficienti dal punto di vista agroalimentare e che il paese sarebbe già oggi in grado di convertire la propria produzione agricola totalmente al biologico, purché ciò avvenga nel rispetto di due condizioni: che perdite e sprechi di cibo siano ridotti del 25% (attestandosi sul 7%) e che il consumo di carne diminuisca del 10%.
Nelle analisi, non dissimili da ricerche analoghe aventi come tema lo sviluppo sostenibile, compaiono però alcuni interessanti spunti di riflessione. Oltre alle problematiche di carattere ambientale, evidenziate dalla prevalenza di territorio montano che rappresenta ben il 60 per cento della superficie nazionale, ed alla riduzione delle biodiversità, l’accento è marcato sull’eccessiva pressione alla quale sono assoggettate le aziende agricole per effetto dell’enorme competizione internazionale, che ha portato, non solo nei paesi europei, al declino delle imprese, una china apparentemente inarrestabile e la cui evidenza è sempre più difficile da ignorare.
Va sottolineato che in paesi come Austria (8.700.000 abitanti) Svizzera (8.300.000) Danimarca (5.700mila) e Olanda (17 milioni) dove ben salda è la cultura ambientalista e dove l’agricoltura è percepita come patrimonio comune, è agevole operare perseguendo qualità e sostenibilità. Tanto è vero che è proprio da questi territori che negli ultimi anni giungono segnali e suggerimenti per una tutela dell’agricoltura ed una diversa cultura alimentare.
Resta inteso che gli austriaci non rinunceranno ad importare cacao per la Sachertorte…

Alberto C. Steiner

2 giugno: quando l’Europa mostrò intento e coesione

Il 2 giugno 1957 fu una delle poche volte in cui l’Europa mostrò cosa significasse coesione, unione, collaborazione.
L’idea fu geniale: collegamenti rapidi diurni con servizio bar e ristorante improntati a confort e lusso fra le principali città europee,  con dogana a bordo per ridurre i tempi di sosta alle frontiere. La decisione fu presa nelle stanze dei bottoni, ma fu dal basso, dall’odore di grasso, nafta, contatti elettrici, sapore di ferro in bocca, albe gelide e rotaie torride che per 31 anni la gestione si svolse con la massima regolarità, purtroppo segnata da alcuni gravi incidenti.CC 2018.06.02 TEE 002Il servizio rapido TEE, Trans Europa Express, di sola prima classe e soprannominato König der Schienen, re dei binari, venne a ispirò anche il gruppo elettropop Kraftwerk, che nel 1977 pubblicò l’album Trans Europa Express.
Sotto il profilo tecnico, a causa delle diverse tensioni elettriche di alimentazione delle reti ferroviarie, vennero privilegiati convogli automotori Diesel, ed in tal senso si distinse il nostro complesso binato Aln 442/448 costruito in nove unità dalla Breda di Sesto San Giovanni: poco potente, e sulle rampe del Brennero e del Gottardo si notava, ma elegantissimo.
La palma del più imponente spetta al complesso tedesco Baureihe VT 601, notevoli anche quello francese inizialmente adattato da materiale esistente, e quello svizzero/olandese che terminò tristemente i suoi giorni in Canada.
Ma furono gli svizzeri a sancire il senso dell’internazionalità, con l’elegante complesso RAe 1050 che, oltre che per la raffinatezza degli allestimenti interni, si caratterizzava per il fatto di essere quadricorrente, vale a dire che poteva indifferentemente viaggiare sotto il 15.000 Volt in alternata delle ferrovie svizzere, tedesche ed austriache, piuttosto che sotto i 1.500 o i 3.000 in corrente continua delle ferrovie francesi, italiane, belghe, olandesi.
Di tutti questi convogli, veri reperti di archeologia ferroviaria, oggi sopravvivono il RAe 1053 svizzero, mirabilmente restaurato e regolarmente utilizzato per convogli speciali d’agenzia, il complesso svizzero/olandese in corso di restauro a cura di un’associazione olandese che ha compiuto veri salti mortali sottoponendosi a notevoli sacrifici economici per riportarlo in patria dal Canada e quello tedesco, che subì tristi vicissitudini quando rischiò di essere demolito a Pavia, dopo essere stato acquistato da una società italiana che intendeva adibirlo a servizi d’agenzia, ma che fallì.CC 2018.06.02 TEE 001.jpgIl nostro elegante Binato Breda dall’accattivante linea non esiste più: dapprima declassato a servizi locali nel Trevigiano, ritrovò un effimero momento di gloria nell’impiego per servizi veloci sulla ionica calabrese. Infine l’amianto da bonificare, le pastoie burocratiche, un inspiegabile disinteresse lo portarono a varcare un’ultima volta i confini durante una manifestazione tenutasi in Austria: livrea ingrigita dal tempo e vasti affioramenti di ruggine, gli conferivano un senso di mestizia, miseria e abbandono. Oggi è a Santhia, presso un’azienda specializzata in manutenzione di rotabili ferroviari, in attesa di un improbabile restauro.
Abbiamo scelto tre immagini per rappresentarne degnamente la memoria: una appartenente al Centro Audiovisuale FS che ne ritrae un’unità ripresa a Modane; la seconda delle SNCF, Société Nationale des Chemins de fer Français, che ci è estremamente cara, ripresa a Nizza nei primi anni Sessanta; la terza, una rarità, che lo vede, già non più in servizio TEE, mentre impegna il ponte sul fiume Adda a Lecco durante l’effettuazione di uno degli ultimi servizi speciali.CC 2018.06.02 TEE 003Abbiamo inteso celebrare anche l’elegante complesso elvetico con due immagini, quella a colori, decisamente svizzera, ripresa da Flickr e l’altra, assolutamente milanese, scattata da Roberto Trionfini nel pomeriggio del 17 giugno 1978 e raffigurante il mitico TEE 58/59 Gottardo Milano – Zurigo, prolungato a Genova vigente l’orario estivo, mentre rientra dal capoluogo ligure diretto a Zurigo sfilando accanto all’inconfondibile l’Abbazia cistercense di Chiaravalle, a poche decine di metri dal cui abside correvano un tempo i binari.CC 2018.06.02 TEE 005.jpgPer concludere una miscellanea di date, nomi, numeri e curiosità sui TEE grazie alla disponibilità di Archeologia Ferroviaria ed alla competenza di Lorenzo Pozzi.
5 ottobre 2017 Ricordando i Trans Europa Express
“Se quello con il numero più basso (1/2) fu l’Aquitaine Paris Austerlitz – Bordeaux, il più longevo fu il 58/59 Gottardo Zürich HB – Milano Centrale – in estate prolungato fino a Genova Brignole – in servizio per 27 anni dal dal 1° luglio 1961 al 24 settembre 1988, storicamente affidato agli elettrotreni quadricorrente svizzeri RAe 1051-1055.
Quello dalla durata più effimera, soli 251 giorni di effettivo esercizio nonostante sulla carta sia esistito dal 28 maggio 1979 al 30 maggio 1980, fu il 14/15 Bacchus Dortmund – München.
Il 2 giugno 1957, contemporaneamente al 23/24 Mont Cenis Milano Centrale – Lyon Perrache, inaugurarono il servizio:
Arbalète Paris Est – Zürich HB
Edelweiss Amsterdam – Bruxelles N. – Lussemburgo – Strasburgo – Basel SBB – Zürich HB
Helvetia Zürich HB – Frankfurt – Hamburg-Altona
L’Étoile du Nord Paris Nord – Amsterdam CS
L’Ile de France Paris Nord – Amsterdam CS
L’Oiseau Bleu Paris Nord – Bruxelles Midi/Brussel Zuid
Paris-Ruhr / Molière Paris Nord – Colonia
Rhein-Main / Van Beethoven Frankfurt – Amsterdam CS
Saphir Nurnberg – Frankfurt – Bruxelles Midi
Anche il 151/156 Ligure Milano Centrale – Genova – Marseille St. Charles – Avignone avrebbe dovuto essere della partita, ma iniziò il servizio solo a partire dal 12 agosto
Gli altri TEE interessanti l’Italia furono, in ordine di apparizione:
84/85 Mediolanum Milano Centrale – München dal 15.10.1957 al 02.06.1984
7/8 Lemano Milano Centrale – Genève-Cornavin dal 01.06.1958 al 22.05.1982
83/86 Ticino Milano Centrale – Zürich HB (pensato come rinforzo del Gottardo) dal 01.07.1961 al 25.05.1974.CC 2018.06.02 TEE 004Non dobbiamo dimenticare i TEE interni, a partire dal 68/69 Colosseum/Settebello Milano Centrale – Roma Termini vigente dal 26 maggio 1974 al 2 giugno 1984:
92/93 Adriatico Milano – Bari dal 03.06.1973 al 30.05.1987
36/37 Cycnus Milano – Ventimiglia dal 30.09.1973 al 27.05.1978
94/95 Vesuvio Milano – Napoli dal 30.09.1973 al 30.05.1987
78/79 Ambrosiano Milano – Roma dal 26.05.1974 al 30.05.1987
Del Bavaria, il più corto in assoluto insieme con il Merkur, ho scritto recentemente. Il più veloce fu l’Aquitaine Parigi-Bordeaux, con una media di 145 km/h e quello con la percorrenza più breve fu il Ticino: 293 km tra Milano e Zurigo condivisi con il Gottardo, che fu l’ultimo TEE internazionale in esercizio, cessato con l’orario estivo 1988 dopo 27 anni di onoratissimo servizio.
Il Merkur vantò un altro primato: le sue due vetture furono le uniche ad essere traghettate, tra Puttgarden e Rødby.
L’immagine del TEE, da noi, non è tanto legata alle eleganti e comodissime vetture Fiat entrate in servizio a partire dal 1971, ma all’autotreno Breda ALn.442-448 costruito in 7 unità fra luglio e ottobre 1957, seguite da altre 2 nel giugno 1958: iconograficamente è il materiale del Lemano, del Gottardo e del Mont Cenis.”

Alberto C. Steiner

Ecovillaggisti: la fabbrica degli illusi non è mai in crisi

Premesso che la fabbrica degli illusi illude chi è disposto a farsi illudere, imperversa da tempo sul più diffuso dei social il santino della pecora, nera o che va controcorrente rispetto al gregge: ma a nessuno viene in mente che è pur sempre una pecora.
RIVE, Raggruppamento Ideologico Villaggi Eco-chic, è tornato a colpire patrocinando l’iniziativa di Italia che Cambia: Progettare il Cambiamento, weekend formativi in ecovillaggio che “lanciati per la prima volta nel marzo 2017” a detta degli organizzatori “si sono finora rivelati una scintilla di cambiamento per più di 150 partecipanti da tutta Italia.”
Non sappiamo se la scintilla sia stata senza conseguenze o se l’ecovillaggio abbia preso fuoco.KL-Cesec-CV-2014.02.21-PecoreMa, orsù, entriamo nel dettaglio: cosa serve, oltre all’intento, per creare un ecovillaggio? Calce, malta, legname, carpenteria, tavelloni, parquet, impianti elettrici, idraulici e termici, infissi e serramenti?
Non scherziamo: servono laboratori di yoga, di cucina e di autoproduzione, momenti di formazione-gioco, meditazioni collettive, sentieri di trekking e attività serali nonché:
Facilitazione, “una metodologia di lavoro sempre più diffusa che permette di porre attenzione ai nostri obiettivi, alle modalità con cui li raggiungiamo e alle persone coinvolte nel processo.”
Ecopsicologia, “disciplina in grado di attivare sensibilità e connessione con l’ambiente per facilitare l’autorealizzazione personale.”
Comunicazione ecologica e Ascolto profondo, “due strumenti utili a creare armonia nei gruppi – in modo che ognuno possa contribuire con i propri talenti a realizzare lo scopo comune – e per entrare in contatto con i propri mondi interiori sviluppando empatia con il prossimo.”
Sociocrazia, “metodo cooperativo in grado di dare ai gruppi umani maggiore efficienza, coinvolgimento, stabilità e agilità nei processi decisionali.”
Conoscenza e gestione del Conflitto, “focus orientato a comprendere il conflitto e la sua azione su di noi per affrontarlo in modo costruttivo ascoltando i messaggi che ci porta senza esserne travolti.”
Mai più senza.
E francamente non comprendiamo questa spasmodica attenzione alla gestione ed alla risoluzione dei conflitti: se sono tutti amici, belli, bio&bau, sorretti dall’intento, fanno pure meditazione, quali conflitti dovranno mai insorgere? Forse gli stessi che da sempre hanno diviso la sinistra ed i suoi cosiddetti intellettuali?
Ma perché progettare il cambiamento? Perché, affermano i promotori: “Uno degli obiettivi … è la diffusione delle conoscenze fondamentali all’uomo contemporaneo per costruire un futuro degno di essere vissuto in armonia con il Pianeta che lo ospita.”
Il programma “non è rivolto solo a chi ha bisogno di consolidare una traccia personale già avviata, ossia a chi ha già smesso di credere alla capacità della vita tradizionale, stretta nella tenaglia città-lavoro-consumo, di generare felicità.”
Bene, assertivi i ragazzi. E soprattutto modesti nelle ambizioni. Ma si, tanto è gratis… Ma avevamo chiesto “a chi”, non “a chi non”. Veniamo dunque a quando gli toglie le mutande: “Soprattutto, è rivolto a coloro i quali avvertono l’esigenza di cambiare la propria vita.” Azz.
“La presenza … di materie diverse che nascono dagli stessi presupposti di fondo e si pongono obiettivi simili, rende automaticamente questi eventi tra le migliori introduzioni possibili al sistema concettuale e pratico che porta al Cambiamento.”
“Ogni incontro comprende workshop di diverse materie, testimonianze e attività sociali. La socialità è una parte fondamentale del progetto, perché nel Cambiamento che verrà non saremo mai soli se impariamo a riconoscerci. A latere dei workshop sulle varie materie proponiamo pertanto cerchi di condivisione, esercizi di costruzione dell’identità di gruppo, laboratori sul “saper fare”, attività fisiche (movimento corporeo, yoga, trekking, ecc.), meditazione e visite guidate dell’ecovillaggio.”
“Nel prossimo incontro, che si svolgerà dal 14 al 17 giugno all’ecovillaggio Torri Superiore, nel comune di Ventimiglia … torneremo a parlare degli Strumenti del Cambiamento con un programma ricchissimo. Oltre alle 6 materie oggetto dei workshop, avremo una meditazione collettiva, un laboratorio di autoproduzione di cosmetici (crema all’aloe vera) e uno di cucina (gnocchi di patate alla ligure) a cura degli abitanti dell’ecovillaggio, e poi momenti di formazione-gioco, un sentiero di trekking (durante il workshop di Ecopsicologia), 2 cerchi di condivisione, 2 laboratori di yoga e uno di giochi teatrali, un Open Mic nella piazza di Torri Superiore e naturalmente la visita guidata dell’ecovillaggio.”
Si, ridi ridi che nell’ecovillaggio hanno fatto i gnocchi.KL-Cesec-CV-2014.01.31-Ecovillaggio-Ces-003Bene gente, questo è quanto. Per parte nostra, inutile che ci ripetiamo, non possiamo che ribadire il contenuto dell’articolo Percorsi per ecovillaggisti. Formativi? che scrivemmo il 21 febbraio 2014 sul cessato blog Cesec-CondiVivere, leggibile qui, e dal quale ci limitiamo a tratte alcune brevissime note ricomprese nel finale:
“Signori, questa è fuffa. Allo stato puro e a caro prezzo. … La questione è che, finché l’ecosostenibilità sarà appannaggio di questa gente alternativa che di alternativo ha solo notevole pochezza condita da altrettanto sussiego, la numerosa gente normale ma attenta alle questioni ecologiche si guarderà bene dall’accostarsi a siffatte istituzioni, temendo di finire in una comune fricchettona e lasciandole così preda di chi vive una realtà che, stando così le cose, sarà sempre e solo marginale e fuorviante.”
Questo invece, giusto per far sapere che non ci siamo inventati nulla, è il link alla pagina di Italia che Cambia dalla quale abbiamo tratto le notizie qui commentate.
Sarà un caso che, su un migliaio di ecovillaggi censiti nel mondo, i 32 censiti in Italia nel 2015 siano diventati 22? Naturalmente il conteggio degli ecovillaggi non comprende quelli moldavi, azerbaigiani, dell’America Latina, dell’Africa equatoriale e di tutti quei luoghi del sud del mondo dove non ci sono strade e dove le donne percorrono anche 20 chilometri al giorno per attingere acqua ad un pozzo e dove l’ospedale è a tre giorni di viaggio. No, quelli non li comprende perché sono veri, non finta miseria ecochic.

Alberto C. Steiner

Quando CondiVivere significa solidarietà

Lo riconosco: quando, nell’aprile 2013, scelsi CondiVivere per identificare l’attività del Cesec, Centro Studi Ecosostenibili, nell’ambito del cohousing e conseguentemente della bioedilizia, delle energie rinnovabili e, più in generale, dell’ecosostenibilità, ebbi un colpo di genio.
Con buona pace di chi afferma che bisogna lasciar andare l’ego – e perché mai visto che da piccolo, oltre al lego, avevo anche il trenino e il meccano? – diedi origine ad un nome evocativo.CC 2018.03.22 Fondazione CondiVivere 001E sono lieto di sapere che altri abbiano seguito le mie orme, per esempio la Fondazione CondiVivere Onlus con sede a Bresso, vicino Milano, di recente formazione e con la quale non c’entro nulla.
Ne ho scoperto l’esistenza fortuitamente in ragione di una pubblicità apparsa su Facebook e, incuriosito, ho voluto approfondire. Ho così scoperto che svolgono un’attività interessante nell’ambito dell’accompagnamento di persone con deficit cognitivo affinché trovino una dignitosa collocazione in ambito relazionale e lavorativo.
In particolare attraverso Scuola delle autonomie, un progetto finalizzato alla formazione delle competenze, utili perché le persone possano vivere in modo il più autonomo e indipendente possibile, in particolare proponendo un itinerario che, dopo la scuola, vada a colmare il vuoto progettuale che spesso si lamenta in questo periodo di vita della persona con deficit e che crea le premesse a situazioni di esclusione e segregazione.
Un’altra iniziativa è L’emozione di conoscere i sapori, laboratorio e punto vendita di prodotti alimentari biologici di qualità, aperto nel quartiere Dergano, a Milano, e gestito da un gruppo di adulti disabili e di operatori, che lavorano insieme con l’obiettivo di costruire un’esperienza di imprenditoria etico-solidale e di inclusione sociale lontana da una logica assistenzialistica.
Nello spazio aperto nel dicembre 2016, oltre ad offrire verdura e frutta, formaggi e salumi, pasta e riso, olio, marmellate, legumi, farine, birra e vino, succhi, prodotti tipici regionali e a chilometro zero in collaborazione con produttori locali e gruppi di acquisto solidali, si promuovono iniziative culturali e sociali, eventi di degustazione, mostre e presentazione di libri, laboratori per bambini e spettacoli teatrali.
La Fondazione si segnala infine per un progetto di cohousing che intende sviluppare la convivenza fra persone con e senza disabilità.CC 2018.03.22 Fondazione CondiVivere 002Il sito della Fondazione è condivivere-onlus.org e una cosa è certa: ora che so dell’esistenza di questa realtà, oltretutto prossima a Milano, la osserverò con attenzione e, poiché non sono nuovo ad esperienze di volontariato, non è escluso che possa apportare il mio contributo.

Alberto C. Steiner