Fantasma a chi? Quando è meglio lasciar perdere il recupero di borghi “abbandonati”

È esplosa l’estate, l’Isis ha respinto la paternità dell’evento, e pure Anchise ha dichiarato: “Non è stato mio figlio.”
Praticamente scomparsi i baracchini delle angurie, con i quali peraltro gli ecochic non si sono mai mischiati ritenendoli un prodotto della sottocultura, quei pochi rimasti sono preda dei soliti extracomunitari, la cui multiculturalità esplicata all’insegna del “spaco botilia” pare non sia gradita agli alfieri del’ecosolidarismo urbano, che ne circoscrivono la frequentazione ad appositi convegni.
E quindi, agli ecosolidalbiobau milanesi (ricordiamo il mai abbastanza citato “Come difendersi dai milanesi” edito da Giunti nel 2004) non rimane che dedicare le proprie attenzioni a realtà foresi, preferibilmente abbandonate o in corso di spopolamento e sulle quali aleggino leggende capaci di procurare piccoli brividi anche alle anime newage, spiritiste ed esoteriche. A condizione che tali località non siano troppo lontane dal capoluogo e che vi si possa trovare un briciolo di refrigerio tra un cerchio di condivisione, la facilitazione nella risoluzione dei conflitti per pervenire alla costituzione di un ecovillaggio e il progetto di un fitolaghetto terrazzato su fondo argilloso in pendenza del 40%.CV 2017.06.14 Sostila 001.jpgQuest’anno è tornato di moda Sostila, “Il paesino senza strada in Valtellina avvolto dalla retorica dei paesi fantasma, ma in realtà mai morto”, come scriveva il 12 febbraio 2011 sul quotidiano La Gazzetta di Sondrio il professor Michele Corti, noto ruralista e titolare del seguitissimo sito Ruralpini.
In passato Sostila costituì una tappa importante lungo il tracciato che, percorrendo la Val Fabiolo, univa il fondovalle valtellinese alla valle del Tartano, strategica per l’economia silvopastorale locale.
Nel 1958 venne aperta la strada carrozzabile per Tartano, che isolò Sostila e la Val Fabiola poiché si sviluppa lungo il versante destro della valle, invece di risalire dalla Val Fabiola, si inerpica con arditi tornanti sul versante destro del vallone del Tartano. Per il borgo, che nel 1928 contava 120 anime, iniziò lo spopolamento che culminò nei soli 14 abitanti censiti negli anni Sessanta fino a quando, citiamo dal sito Ruralpini: “L’ultimo abitante che nacque e visse a Sostila e che morì in paese scomparve nel 1965.CV 2017.06.14 Sostila 003.jpgGià nel 1958 aveva chiuso la scuola (una pluriclasse ospitata nei locali della Casa parrocchiale). In ogni caso, anche se non fosse stata realizzata la nuova strada, il traffico della mulattiera si sarebbe comunque esaurito in seguito alla crisi degli alpeggi e dell’economia montana che ha colpito la Val Tartano come tutte le altre valli secondarie e piuttosto appartate delle Alpi.”
Per raggiungere il borgo bisogna oggi utilizzare un sentiero che, a partire dagli 880 metri di quota di uno spiazzo capace di ospitare tre, al massimo quattro, auto conduce ad un modesto valico, situato a quota 1.000, superato il quale si discende nuovamente sino agli 820 metri del centro abitato.
In Rete non mancano notizie ed informazioni circa storia e leggende riguardanti Sostila. Per chi volesse apprfondire, oltre al citato Ruralpini, consigliamo Paesi di Valtellina.
Stando a quanto apprendiamo dalla lettura di post ed articoli pubblicati su social, blog e siti più o meno felicemente decrescenti pare sia tutto un fiorire di iniziative, proposte di recupero, esortazioni ad ecocamminate, apertura e chiusura di tavoli e tavolini dedicati al recupero del borgo in chiave ecovillaggista.
Pare che – oltre a fotografare qualche vacca con margherita d’ordinanza in bocca, probabilmente ripresa da qualche pubblicità svizzera, ed a berciare bello bello bio joyjoyjoy – più in là non si sia andati.CV 2017.06.14 Sostila 002.jpgVabbè dai, lasciamoli sognare: giocando a progettare un nuovo mondo qualcuno di loro si inerpicherà uno di questi fine settimana lungo il sentiero, per accorgersi che Sostila non ha nessun bisogno di essere né recuperato né salvato, e meno ancora dai milanesi. Scoprirà altresì che – ohibò! – certi milanesi non sono affatto graditi, specialmente se sodali di altri che delirano di pastori schiavisti e assassini.
Arriveranno comunque le prime brume autunnali e, successivamente, dapprima il verglas e poi il ghiaccio. Pertanto, anche al fine di evitare freddo ed ignominiose culate lungo gli scivolosi sentieri, di Sostila non se ne parlerà più, lasciando fortunatamente l’onere della tutela del patrimonio territoriale agli unici che abbiano titolo per occuparsene: chi su quel territorio ci vive e lavora.

Alberto C. Steiner

Incuria del territorio e l’alluvione delle casse da morto

L’amico Lorenzo Pozzi ha pubblicato oggi su Archeologia Ferroviaria l’interessante articolo 8 novembre 1982: l’Italia ferroviaria divisa in due dedicato all’esondazione del fiume Taro avvenuta nella notte fra l’8 e il 9 novembre 1982 e che, letteralmente, spazzò via tre piloni del ponte ferroviario sulla linea Milano – Bologna dividendo l’Italia in due sino alla posa di un manufatto provvisorio ed alla successiva ricostruzione del ponte danneggiato.af-2016-10-20-taro-1982-01Nulla di nuovo, naturalmente. Il disastro del 1982 fu preceduto da quello del 1973 e seguito da quello del 1987, al quale seguirono quello dell’autunno 2000 (questa volta fu il Po) e quello di due anni fa che interessò solo marginalmente la provincia di Parma, abbattendosi più intensamente su Modenese e Reggiano.
A parte l’alluvione di Firenze del 1966, quelle del Polesine nel 1924 e nel 1951, i disastri in Valtellina nel 1906, nel 1929 e nel 1987, quello nella biellese valle del Cervo e quello in val d’Ossola, quello di Monza nel 2003 e quello… e quello… e quell’altro… e a parte il fatto che da quasi un secolo a Milano ogni volta che piove l’Olona esce e nel quartiere di Niguarda si va in barca, lo stato idrogeologico del nostro Paese gode ottima salute.
Un tempo ero un idealista, successivamente divenni pessimista. Ora, a parte le cose che mi riguardano direttamente, lo ammetto: me ne sto alla finestra a guardare. Tentare di risolvere i problemi di questa baracca che qualcuno insiste a chiamare paese è come insistere nel pestare la testa contro il muro, con l’inevitabile risultato.
Si spendono un sacco di soldi ma non si sa per cosa, visti i risultati. In ogni caso la soluzione non consiste nell’arginare i danni provocati da un abuso del territorio, la soluzione consiste proprio in un utilizzo diverso del territorio, per esempio nella non cementificazione degli alvei, per esempio curando la manutenzione dei boschi, per esempio non abbandonando il territorio a se stesso. Lo so, tutte cose già dette.
Dimenticavo… la storia delle casse da morto. L’alluvione del 7 novembre 1973 colpì molte località delle valli del Taro e del Ceno. Tra queste Bedonia, dove la fuoriuscita di un piccolo rio provocò l’allagamento della parte retrostante di un palazzo storico, area che si trasformò in un vero e proprio lago con quattro metri d’acqua e dove decine di bare fuoriuscite dal magazzino di una ditta di onoranze funebri che nel palazzo aveva sede presero a galleggiare come canoe. Dopo oltre quarant’anni questa lugubre scena rubata all’apocalisse rimane ancora ben salda nell’immaginario dei bedoniesi rimane ben salda, tant’è che tuttora l’evento è ricordato come “l’alluvione delle casse da morto”.

Alberto C. Steiner

Cime: la montagna a Milano

Cime a Milano, tre giorni di mostre, conferenze, incontri, laboratori incentrati sulla realtà e la funzione della montagna organizzati da Unimont, l’Università della Montagna con sede a Edolo, e dal CAI, Club Alpino Italiano.cv-2016-10-08-cime-mi-001La conferenza stampa di presentazione che avrà luogo il 25 ottobre alle ore 11:30 presso il Rettorato dell’Università degli Studi di Milano ne costituirà il preludio.
Tra i numerosi eventi, in programma da giovedì 3 a sabato 5 novembre ed ospitati nella cornice della “Statale”, l’Università degli Studi di Milano in via Festa del Perdono 7, segnaliamo quelli a nostro parere più interessanti.
Venerdì 4 novembre
Ore 09:00-12:00 – Quattro passi tra le cime
Quattro laboratori interattivi dedicati alle scuole primarie e secondarie inferiori: agro-food, cambiamento climatico e grandi ungulati, la montagna dei racconti, esplorare la montagna;
Ore 14:00-16:00 – Da un fiore un formaggio
L’evento per noi più interessante ed al quale parteciperemo: presentazione della nuova filosofia adottata da alcuni allevatori, il loro nuovo approccio alla produzione, alla promozione e alla distribuzione di latte e formaggi.
Il focus viene posto sulla salvaguardia delle razze animali autoctone e in via d’estinzione e sulla valorizzazione della biodiversità, anche vegetale, dei pascoli di montagna e dei prodotti che ne derivano. La vendita di un formaggio unico per approccio di produzione mira a creare un circolo virtuoso atto a preservare dell’estinzione animali e piante, anche attraverso il coinvolgimento diretto, attivo e consapevole del consumatore che in ogni momento può monitorare online il processo in corso e le caratteristiche del prodotto disponibile.
Nella tavola rotonda verranno introdotte esperienze in corso, casi di successo, prospettive presenti e future per le valli. Regione Lombardia e ERSAF presentate alcune delle condizioni che rendono possibile ai giovani imprenditori avviare aziende di questo tipo in montagna, gli allevatori illustreranno le loro esperienza e guideranno la degustazione dei prodotti.
Ore 14:00-16:00 – Viticoltura Eroica da tutte le regioni alpine italiane
Tavola rotonda con laboratorio di degustazione guidata dai produttori.
Ore 17:00-10:00 – Clima che cambia, montagna che cambia
I cambiamenti del clima, l’impatto sensibile sulla montagna e sulle modalità di frequentazione di questo ambiente.
Sabato 5 novembre
Ore 09:00-12:00 – La medicina di montagna
Tavola rotonda sugli interventi di primo soccorso e gestione delle emergenze con simulazione di un intervento di soccorso con unità cinofile.
Ore 12:00-14:00 – Incontro con gli specialisti della medicina in montagna
Aperto al pubblico, agli studenti delle scuole superiori e dell’Università.
Ore 13:00-14:30 – Un nuovo tipo di turismo
Sentieri e rifugi tecnologici
Ore 14:30-16:00 – Giovani e impresa
Tra ricerca, innovazione e creatività presentando casi di successo per indirizzare i giovani all’imprenditoria in aree montane.
Ore 14:30-18:00 – Sentieri e rifugi
Tavola rotonda con laboratorio di sentieristica aperto al pubblico, agli studenti delle scuole superiori e delle università.
Tra le mostre, aperte per tutta la durata della manifestazione, segnaliamo Presenze Silenziose: ritorni e nuovi arrivi di carnivori nelle Alpi, curata dal Gruppo Grandi Carnivori del CAI e composta da 20 pannelli che descrivono i grandi carnivori delle Alpi e le situazioni a essi collegate mediante 57 foto attuali e storiche, 10 disegni e 7 cartine che raccontano e informano sul ritorno attuale e futuro dei grandi carnivori, in particolare lupo e orso.
La partecipazione ad alcuni eventi, tutti gratuiti, deve essere prenotata; il nutritissimo programma è consultabile sul sito cimeamilano dal quale può essere scaricato in formato pdf.

Alberto C. Steiner

Zafferano delle Alpi: scommessa vinta

Il 20 maggio 2015, nell’articolo L’oro rosso delle Alpi a firma di Lorenzo Pozzi leggibile qui presentavamo l’iniziativa avviata da Unimont, l’Università della Montagna di Edolo, per favorire la produzione alpina di zafferano come risposta a piccoli e piccolissimi produttori di Valcamonica, Valtrompia e Valtellina che autonomamente ne avevano iniziato la coltivazione sperimentale, chiedendo successivamente all’università il necessario supporto per definire la qualità ed ottimizzare il processo produttivo. Con l’occasione Unimont diede alle stampe il manuale intitolato L’oro rosso delle Alpi.manuale-zafferanoA distanza di un anno, esattamente il 30 settembre, si terrà a Edolo il Festival dello Zafferano: faccia a faccia con i ricercatori.
La manifestazione inizierà alle ore 10 con un interessante preambolo dedicato alle erbe alpine e, dalle 14:30 alle 18:00, si terrà Profumo di Zafferano: conferenza con attività teorico-pratiche per riconoscere e conoscere lo zafferano dal campo alla tavola. Seguirà una degustazione di prodotti a base di zafferano.illustration_crocus_vernus0La giornata costituirà l’apertura dell’evento Festival dello Zafferano di Valle Camonica che si svolgerà nel weekend dal 30 settembre al 2 ottobre e prevede attività ed incontri sul tema dello zafferano.

ACS

Si scrive cohousing, si pronuncia CondiVivere

CondiVivere: il riferimento è alla nostra nuova pagina Facebook sulla quale, nella presentazione, abbiamo scritto “un po’ vetrina e un po’ salotto” perché, a due anni dall’apertura dell’originaria pagina Cesec-CondiVivere, abbiamo deciso di… alleggerire il titolo enfatizzando l’aspetto che ci preme maggiormente: la condivisione di sogni, progetti, iniziative. Ed ecco quindi il senso di quel CondiVivere senza anteposizione di Cesec, l’acronimo che sta per Centro Studi Ecosostenibili.viandante Umberto VerdirosiProseguiamo nel nostro ambizioso obiettivo di non sottrarre nessun metro quadro a Madre Terra con nuove costruzioni. Ne sono stati erosi troppi a partire dagli anni immediatamente successivi all’ultimo dopoguerra, e il risultato è quello che possiamo nostro malgrado osservare in ogni angolo della Penisola: brutture, ecomostri, fantasmi di edifici mai completati o abbandonati come scarpe sfondate che deturpano per ogni dove il paesaggio contribuendo a devastare il territorio insieme con lussuose schifezze per ricchi tamarri, contrabbandate come ecoesempi in ragione di quattro povere piante che grazie alla dilagante sottocultura le sono valse l’appellativo di giardini verticali.
Per contro in campagna, collina e montagna resistono incantevoli luoghi abbandonati durante la corsa all’ultimo inurbamento avvenuta a partire dagli anni Cinquanta del secolo scorso. Del resto, quando l’alternativa per italiani che uscivano miserrimi dalla guerra erano ancora stenti e fame, l’ipotesi di un trasferimento a Milano, Torino e nei loro suburbi – oltre che nelle altre città del Nord e del Sud toccate dal miracolo della massiccia industrializzazione – appariva come un sogno, una benedizione divina.
Nel nostro Paese contiamo migliaia di borghi spopolati, in particolare nelle aree alpine e lungo la dorsale appenninica, che potrebbero tornare a nuova vita in una logica di decrescita e rispetto dell’ambiente, magari trasformati in Coresidenze.
Siamo presuntuosi, ce ne rendiamo conto: ci piace definirci creatori di Vita ecosostenible ed autosufficiente trasformando il lavoro da mero accidente di produzione alienata e alienante ad erogazione di tempo, cura, relazione. In una parola: CondiVisione.
Utopia? Apparentemente si, anche se un’esperienza professionale ormai ventennale ci ha convinti del contrario.
Corisiedere significa abitare condividendo spazi e servizi tra persone che hanno scelto di essere una comunità di vicinato, privilegiando gli aspetti sociale e ambientale per dare vita ad un villaggio inteso come comunità forte e coesa. E non importa se in campagna, in montagna, in un bosco o addirittura in città: ciò che conta è lo spirito che la anima.
La motivazione che porta alla Coresidenza è l’aspirazione a recuperare dimensioni perdute di socialità, aiuto reciproco e buon vicinato, riducendo contemporaneamente la complessità della vita, dello stress e dei costi di gestione delle attività quotidiane.
In ambito non urbano Coresidenza può significare fattoria didattica, azienda di trasformazione agroalimentare, attività ricettiva di turismo rurale, albergo diffuso, laboratorio artigianale: le opportunità di autosostentamento sono innumerevoli.
Lavoriamo per passione: nel 1996, quando abbiamo mosso i primi passi in questo mondo affascinante, a malapena si parlava di ecosostenibilità e la coresidenza veniva inesorabilmente confusa con la comune tardo-hippy.
Possediamo l’ampio ventaglio di competenze professionali necessarie a realizzare progetti, specialmente in campagna, in montagna e nelle aree boscate: ricerca dei siti idonei, verifica delle necessarie autorizzazioni, progettazione sostenibile degli interventi e loro finanziamento, design di spazi e servizi comuni, formazione dei gruppi e loro evoluzione in comunità organizzate.
Le nostre proposte, assolutamente pragmatiche nelle loro componenti tecniche, finanziarie e normative, si fondano primariamente sul rispetto delle persone.
Collocati in una particolare nicchia di mercato, godiamo inoltre di un atout vincente: la possibilità di acquisire aree ed edifici a costi particolarmente vantaggiosi rispetto a quelli del mercato di riferimento.
Per noi, come per molti, l’anno inizia dopo la pausa estiva con tutto il corredo di intenti e propositi. Relativamente a quella che ci piace definire linea editoriale andremo a privilegiare non solo l’informazione su progetti in corso, tecniche edilizie e materiali ecocompatibili, risorse energetiche rinnovabili ed a basso impatto, ma anche aspetti legati alla salvaguardia del territorio, all’agricoltura e all’allevamento sostenibili, particolarmente in aree montane e con attenzione a specie rare suscettibili di scomparire.
Aborriamo fanatismi e luoghi comuni: ne parleremo perciò come nostro costume all’insegna di un’ecosostenibilità non drastica o di maniera ma parametrata alla realtà di un vivere sereno, confortevole e piacevolmente rallentato.
Di una cosa non parleremo: non parleremo di sviluppo sostenibile. Perché il termine stesso è una presa in giro e perché per noi il re rimane nudo con le proprie vanagloriose miserie.1015x276Una menzione speciale, infine, al nostro blog La Fucina dell’Anima: apparentemente scollegato dai temi dell’ecosostenibilità poiché impegnato sul fronte della crescita personale e dell’esoterismo, fa parte invece a pieno titolo del nostro lavoro poiché affronta gli aspetti etnografici ed antropologici del nostro territorio costituendo una chiave di lettura in grado di farne comprendere le antiche tradizioni e contribuendo a salvaguardarne la memoria. Auguriamo a chi scorrerà queste pagine di trovarvi, se lo desidera, la sua nuova casa, dei compagni di viaggio e, in ogni caso, momenti di gradevole lettura e serena riflessione.

Alberto C. Steiner

L’Europa minore dei muri che uniscono

Ci piacciono le notizie di nicchia, quelle di cui nessuno parla perché non funzionali a fomentare odio, paura o sindrome del complotto. Quella sui muri a secco della Val Poschiavo è una di queste.
Il nostro paesaggio montano è fortemente caratterizzato, anche culturalmente, dai muri a secco: in aree dall’orografia tormentata sottendono spesso terrazzamenti sui quali – grazie ad un faticoso riporto di terra – vengono coltivate specie che danno origine a qualificate produzioni tipiche: per esempio i preziosi vigneti di Valtellina allocati sulla destra orografica dell’Adda corrispondente al versante retico meridionale.
Oltre a svolgere funzioni di sostegno, recinzione e protezione costituiscono un elemento paesaggistico di notevole impatto visivo.
A dimostrazione della continuità e della contiguità antropologica sono presenti, nella medesima tipologia, anche sul versante retico settentrionale, appartenente amministrativamente al Cantone svizzero dei Grigioni e costituente parte integrante del Patrimonio Mondiale Unesco anche grazie alla presenza della RhB, la Ferrovia del Bernina, pregevolissima opera di ingegneria armoniosamente inserita nel paesaggio tanto da costituirne oggi una componente imprescindibile.CC Muri a secco 2016.08.27 001Per mantenerne viva la memoria delle tecniche costruttive, con l’obiettivo preciso di garantire la trasmissione della conoscenza e del sapere legati alla costruzione a regola d’arte di questi manufatti, l’Associazione Polo Poschiavo con sede nell’omonima cittadina e Unimont, l’Università della Montagna con sede a Edolo, organizzano dal 6 al 10 settembre prossimi il 3° Corso pratico finalizzato alla comprensione, realizzazione e manutenzione dei muri a secco: rivolto a muratori, apprendisti, agricoltori, professionisti prevede la realizzazione di un muro a secco con intercalate lezioni teoriche e visite ad analoghe strutture realizzate.
Significativa l’affermazione degli organizzatori contenuta nella presentazione dell’offerta formativa: “Requisito principale è la voglia e la motivazione per impegnarsi anche fisicamente alla conservazione di queste importanti testimonianze della nostra cultura costruttiva.”CC Muri a secco 2016.08.27 002CC Muri a secco 2016.08.27 004CC Muri a secco 2016.08.27 003Per partecipare al corso è necessario il possesso di attitudini artigianali e cognizioni di lavoro sul campo, anche minime, oltre che della necessaria attrezzatura individuale e di abiti e strumenti di protezione da cantiere: guanti, occhiali e scarpe antinfortunistiche.

Alberto C. Steiner