Fà la Cosa Giusta: più concretezza e meno ideologia

Sabato 9 marzo dedicato a visitare, lentamente e cercando di cogliere le sfumature, la quattordicesima edizione della manifestazione Fà la Cosa Giusta, nata a Trento e la cui denominazione ci ostiniamo a scrivere con l’accento e non con l’apostrofo.
Prima di addentrarci nella disamina delle particolarità che, a nostro giudizio e funzionalmente al nostro ambito di attività professionale, abbiamo ritenuto meritevoli di menzione, va detto che rispetto alle passate edizioni vi abbiamo respirato, forse per la prima volta, un’aria di concretezza, professionalità ed orientamento al mercato. Più che l’ideologia potè la crisi? Chissà.CSE 2019.03.09 Facosagiusta 001Ci preme infatti evidenziare quello che per noi è un ottimo segnale: non abbiamo notato nessuno stand dedicato alla promozione di ecovillaggi, nessun convegno su come diventare ecovillaggisti in due ore e scambiando reiki, e neppure libri a tema proposti dai numerosi banchetti di Terre di Mezzo, ineffabile organizzatrice dell’evento e mamma di RIVE, Raggruppamento Ideologico Villaggi Ecochic1, che anche quest’anno non ha comunque perso l’occasione per mostrarsi fastidiosa e inopportuna sguinzagliando per ogni dove ragazzi rigorosamente africani che adescavano i visitatori proponendo libri. Li abbiamo notati intrufolarsi a disturbare persino le persone che pranzavano nei vari ristoranti.
Naturalmente, in queste circostanze rari sono coloro in grado di reagire con il più classico dei vaffanculo, chi per timidezza e chi per non sembrare rasista in una kermesse ecosocialgnambau.
Immancabile, ça va sans dire, la pletora di signore dal capello natural-grey tendente allo stopposo, agghindate con fruscianti sciarpe, foulard e pantaloni in tela indiana Waiting for Jesus2. Notevole la proposta di scarpe veg in canapa ed altri materiali eco-friendly a 250 euro e rappresentative di un’eleganza degna della disneyana Clarabella. Chiudevano la sezione fuffa, accorpante a nostro avviso l’ottanta per cento degli espositori, monili, sciarpe, capi di abbigliamento, suppellettili, alimenti e bevande, erbe, polveri, spezie e detergenti rinvenibili, a minor prezzo ed in maggior copia, anche al mercato settimanale del Corvetto.
Ah si, la sezione fuffa comprendeva anche una banca: ce ne stavamo dimenticando.
Passiamo ora alle cose interessanti, ma non senza tediare chi legge con un’autocitazione: “I cittadini, specialmente gli ecobiobau che orgasmano con semi antichi … nei biomercatini di città, una volta trasferitisi a vivere in campagna sono maestri nel rompere i maroni a chi in campagna ci lavora sul serio, per esempio lamentandosi che dalle stalle fuoriescono puzza e mosche.
Adusi alle dinamiche cittadine sobillano comitati e presentano esposti, purtroppo essendo nuovi elettori e nuovi contribuenti vengono lasciati fare, nella speranza che – magari attraverso qualche pratica di meditazione, che negli ecobiobau non manca mai – trovino, se non il Nirvana, almeno la pace con se stessi, auspicabilmente decidendo di ritornare nelle città di provenienza dove, forti del vissuto agreste, potranno organizzare corsi di agricoltura sostenibile ed ecovillaggi che saranno come la marcia dell’Aida: partiam partiam e hinn semper lì, nonché ritrovarsi, oltre che al solito Radetzky, in quell’ammmmore del nuovo tisanispremicrudificio appena aperto dalla Cicci, dalla Pilli, dal Simo o da Anand Slurpasgnapavat (Una vita da letame, Cesec-CondiVivere – 1° agosto 2018).”
Disadorno ma gestito da due gentilissime signore lo stand di Ferrovie dello Stato, il cui tema verteva sul recupero turistico di linee dismesse mediante Fondazione e sulle attività solidali in progetto nelle numerose stazioni impresenziate. Notevole un’anziana, forse non affetta da demenza senile, che ha chiesto di cosa si occupassero effettivamente le ferrovie …
Chi scrive ha rimediato due notevoli tomi editi da RFI: Stazioni impresenziate, dedicato al riuso sociale del patrimonio edilizio ferroviario, e Atlante di viaggio lungo le ferrovie dismesse.CSE 2019.03.09 Facosagiusta 002.jpgMinuscolo ma notevole Consorzio Vialedeimille, con punto vendita a Milano in viale Dei Mille angolo piazzale Dateo: nato su iniziativa dell’Assessorato alle Politiche del Lavoro del Comune di Milano rappresenta il lavoro di cooperative che occupano detenuti nei carceri di San Vittore, Opera e Bollate, oltre che Verbania, Rebibbia, Ragusa ed ammessi al lavoro in cooperative esterne come quella da noi ben conosciuta, Il Gabbiano, che produce vini ed un’ottima grappa di Sassella, con sede principale a Sondrio e secondaria, con vigneto di Chiavennasca, anche nella penisola di Piona su terreno già di proprietà dell’Abbazia.
Oltre che di vini, anche commercializzando i piemontesi Valelapena del carcere di Alba, il Consorzio si occupa di distribuzione di energia elettrica, panificazione nel carcere di Opera, produzione di birra, pasta nella Casa Circondariale di Sondrio e all’Ucciardone di Palermo, biscotti della Banda Biscotti, croccanti di mandorle e pistacchi di Sprigioniamo Sapori, e sino a cosmetici, abbigliamento, accessori per la casa e grafica.CSE 2019.03.09 Facosagiusta 005Una menzione speciale per i GIM, Giovani Imprenditori di Montagna, protagonisti grazie alle loro idee innovative ed al sostegno di Fondazione Cariplo, Fondazione Edoardo Garrone ed a ReStartAlp, l’incubatore temporaneo dedicato agli aspiranti imprenditori delle Alpi, del rilancio delle Terre Alte perché la montagna continui ad essere viva, produttiva e sostenibile.
Dieci giovani imprenditori ed i loro spazi espositivi sono la dimostrazione che la Penisola non è fatta di città, bensì costituita da realtà locali che costituiscono una ricchezza infinita in grado di generare strategie innovative che creano realtà imprenditoriali capaci di valorizzare e far rinascere i territori.
Di loro ricordiamo quando, nel 2014, scrivemmo del primo Campus di incubazione di idee per fare impresa, tenutosi nell’Appennino Parmense per rivitalizzare le aree dell’Oltrepò Pavese e delle valli bresciane Trompia e Sabbia.
Le aziende che da lì nacquero sono Altura, Azienda Agricola Colle Berardino, Butéga Valtellina, La Chanvosa, Birrificio AltaVia, Mielificio Sottovalle, ColorOff, Boschi Vivi, Rebecco Farm e Tularù.
Venerdì 8 marzo, inoltre, i tre migliori progetti imprenditoriali da realizzare sulle Alpi hanno ricevuto premi di startup per un valore complessivo di 60mila euro. Si tratta rispettivamente del progetto per creare sulla Sierra Biellese un parco giochi che riavvicini le persone alla natura, di un’imprenditrice udinese che ha trovato il modo di riciclare gli scarti della lana di pecora per produrre e commercializzare fogli di lana pressata da utilizzare in agricoltura per la pacciamatura e, infine, di una ragazza che nella bresciana Valsabbina si occuperà della raccolta di fiori, bacche, foglie per trasformarli in prodotti alimentari e di cosmesi.
Nell’ambito dell’attività svolta da questi giovani imprenditori si situa una domanda, oggi fondamentale: che cosa chiediamo al bosco nel XXI Secolo?
La domanda nasce dal fatto che, per quanto maltrattato, il bosco può fare a meno dell’uomo per sopravvivere, mentre il contrario non è possibile.
Il bosco è un bene comune, risorsa rinnovabile essenziale nei processi di salvaguardia e di sviluppo del territorio che assolve funzioni di notevole valore: protettiva, ambientale e naturalistica, paesaggistica, turistica, sociale e culturale, e persino economico-finanziaria.
Nel pomeriggio di sabato 9 marzo si è tenuto un interessante confronto tra le voci di chi oggi vive e lavora nel e con il bosco. Tra questi Andrea Pelachin di Territori Rete Agricola Biellese e Massimo Barbonaglia del Consorzio forestale Canavese.CSE 2019.03.09 Facosagiusta 004.jpgL’incontro era organizzato da Edilcasa, una realtà imprenditoriale biellese che ci ha entusiasmati.
Si tratta di una cooperativa di formazione e lavoro con sede a Biella e attività operative nei boschi del Canavese, che si prefigge il fine di costruire e ristrutturare utilizzando legno piemontese per trovare sostenibilità, qualità e bellezza all’interno di ogni singolo progetto.
Edilcasa, e la loro Segheria Valle Sacra, dal nome della valle canavesana che deve il toponimo alla notevole presenza di edifici di culto, affondano le proprie radici nelle tecniche costruttive tradizionali, in un quotidiano percorso in transizione verso una qualità edile ecologica e salubrie, confortevole e permeata dal senso del bello.
Degni di menzione i loro parquet in lastre uniformi, non prodotte da accoppiatura, dello spessore minimo di 24 millimetri ed assolutamente non impregnate ma solamente trattate mediante termoinfiltrazione ad alta temperatura. Notevole, inoltre, il loro progetto Rivitabitare che da alcuni anni è focalizzato sul recupero di edifici da destinare a cohousing, condomini solidali e social housing: modi di abitare e a stili di vita fondati sulla condivisione e sull’aiuto reciproco e sulla riqualificazione energetica delle case per ridurre consumi e impatto ambientale.
Inutile negarlo: ci sono piaciuti tantissimo perché ci siamo riconosciuti tra simili: entrambi concentrati sul patrimonio immobiliare rurale, contrari alla cementificazione selvaggia ed alla quantità spropositata di rifiuti prodotti dal comparto edile ed alla mancanza di cultura che alligna, archistar comprese, in un ambito progettuale incapace di comprendere la portata dei danni ambientali ed economici creati dai trasporti di merce a lungo raggio, che oltretutto abbattono la possibilità di far crescere le economie locali e sfruttano ignobilmente quelle quelle di paesi remoti considerati alla stregua di semplice serbatoio.
Un esempio pratico: perché usare il teak, pregiatissima essenza alimento di mafie orientali, quando abbiamo il rovere che può egregiamente supplire alle medesime esigenze?
Ci siamo dimenticati del castagno, detto l’ingegnere dei legni per la sua versatilità ed affidabilità, del frassino, del pero, del larice, del cembro o cirmolo e, in ambiti non montani, dell’ulivo al quale è possibile ricorrere senza abbatterne di millenari.
Restauro, ristrutturazione, ampliamento e recupero di edifici esistenti, riportandoli a nuova vita in condizioni di assoluta garanzia statica ed antisismica e di completa affidabilità energetica costituiscono strumenti di consapevolezza che portano a riqualificiare l’esistente evitando il consumo di nuovo suolo, oltre che all’opportunità di sviluppare trafile corte e utilizzo ecosostenibile delle risorse naturali del territorio.CSE 2019.03.09 Facosagiusta 003Concludiamo menzionando A-Casa, minuscola azienda veronese che si occupa di risanamenti e coibentazioni termiche, isolando intercapedini e sottotetti con fibra di cellulosa, materiale naturale noto per essere inattaccabile da muffe, roditori e batteri, ignifugo in classe B, in grado di migliorare l’isolamento acustico e termico.

Alberto Cazzoli Steiner

NOTE E RIFERIMENTI BIBLIOGRAFICI (ARTICOLI A TEMA PRECEDENTEMENTE PUBBLICATI)
1 – 21.02.2014 – Percorsi per ecovillaggisti. Formativi?
Leggiamo su un noto mensile dedicato all’ecosostenibilità dell’istituzione di un percorso formativo a moduli per conoscere gli ecovillaggi, capire come funzionano, avere consigli per crearne uno. Incuriositi andiamo a guardarci dentro …
2 – Waiting for Jesus è un’espressione da me coniata a significare gli sproporzionati pantaloni indossati dai Drusi, i quali attendono la venuta di Gesù, che ritengono sarà defecato da un uomo. Chi frequenta il mondo della meditazione indossa spesso, come segno di appartenenza, tale capo solitamente realizzato in leggero cotone indiano a righe.
02.09.2016 – Ecovillaggi e coresidenze: serve la voglia di fare, non una legge
Premessa: questo articolo non piacerà. Non piacerà a coloro che, collocati ideologicamente nella fu sinistra, si sono arrogati l’indebito diritto di appropriarsi dell’ecosostenibilità facendo credere di poter essere gli unici ad avere titolo per occuparsene … 17.01.2017 – Perché il cohousing non sia solo un bell’ecogioco di società
Abbiamo partecipato al convegno tenutosi il 14 corrente presso l’Università di Verona rilevando spunti di estremo interesse e chiarificatori dello stato dell’arte. Notevole il filmato L’abitare sostenibile presentato da Isabelle Dupont dell’università di Roma Tre …
25.05.2018 – Ecovillaggisti: la fabbrica degli illusi non è mai in crisi
Premesso che la fabbrica degli illusi illude chi è disposto a farsi illudere, imperversa da tempo sul più diffuso dei social il santino della pecora, nera o che va controcorrente rispetto al gregge: ma a nessuno viene in mente che è pur sempre una pecora. RIVE, Raggruppamento Ideologico Villaggi Eco-chic, è tornato a colpire …

 

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Alpinum: un forum. Nell’acqua.

“Dove e sei sta-a-to mio be-e-ll’alpi-i-num, che ti g’ha cambià el colo-o-re …”
Sono anni che ci battiamo, stiliamo progetti, individuiamo sorgenti non sfruttate lungo l’arco alpino, tentiamo di risvegliare coscienze istituzionali e popolari. Risultato: zero.
Il tema è sempre quello: l’acqua pubblica e sana ma, di fronte all’insensibilità di chi è preposto alla cosa pubblica e all’indifferenza dei cittadini-elettori-consumatori (tanto l’acqua c’è, la paghiamo comunque, perché complicarci la vita con azionariato popolare, consorzi e menate varie?) il nostro slogan “Compriamo l’acqua per salvare l’acqua” lo abbiamo smontato, ripulito, ingrassato, rimontato, avvolto in un panno morbido, infilato in un sacchetto, sigillato e riposto in soffitta. Dove forse, un giorno, lo ritroveranno i nostri bis-bis-bis-bis nipoti che esterneranno il loro ammirato stupore, come accadde a noi di fronte alla sciabola o al fucile Carcano ’91 del nonno che prese parte alla Grande Guerra (in questa ideale simbologia il mio, di nonno, avrebbe avuto un Mannlicher M1890 perché, come ebbi più volte occasione di scrivere, affermò sempre di aver fatto la guerra, ma fieramente dalla parte sbagliata).CC 20189.01.28 Alpinum 2018 003Esaurita la premessa veniamo all’Alpinum del titolo: si tratta di un forum. Un forum nell’acqua, naturalmente. Sotto il roboante titolo Forum Alpinum 2018: Acqua alpina – bene comune o fonte di conflitti? lo organizzano dal 4 al 6 giugno prossimi, ISCAR, International Scientific Committee of the Alpine Conference (definito da http://www.unimontagna.it/enti/iscar/: “an official observer of the Alpine Convention”, come dire un guardone delle alte cime) e il premiato convegnificio Unimont, l’Università della Montagna di Edolo, realtà che stimavamo e con la quale ai primordi addirittura collaborammo, prima che si trasformasse in un’ectoplasmatica entità convegnificatrice.
Tema del simposio sarà il cambiamento ambientale e delle condizioni climatiche, legato agli elementi che portano a conflitti sull’uso dell’acqua ed la sua gestione nel territorio Alpino. Verranno individuati gli elementi chiave per l’uso e la gestione delle risorse idriche, analizzando gli eventuali conflitti e valutando le possibili soluzioni, nell’intento di fornire una piattaforma che faciliti il dialogo tra scienziati, professionisti e responsabili delle politiche al fine di creare suggerimenti e raccomandazioni politiche su argomenti prioritari.
E, a cotanto convegno, sappiamo già cosa seguirà, per dirla con Cetto Laqualunque, l’unico pseudodeputato che stimiamo: una beata minchia.CC 20189.01.28 Alpinum 2018 002“Toglieranno l’acqua da sotto la pancia delle anatre? Metteranno il cartellino con il prezzo a ogni goccia di pioggia? E quanto costerà la rugiada?” Queste, ed altre, erano le domande che si poneva Marta, la bimba che fu nostra mascotte, protagonista di Marta e l’acqua scomparsa, la favola bella, intelligente ed ecologica scritta da Emanuela Bussolati, della quale scrivemmo in uno degli articoli che consideriamo più belli e toccanti: Quanto costerà guardare l’arcobaleno? pubblicato nel giugno 2013 su Kryptos Life&Water, e richiamato in Acqua pubblica: alla piccola Marta hanno tolto il diritto di sognare, pubblicato il 23 dicembre 2015 sul vecchio blog Cesec-Condividere e leggibile qui. CC 20189.01.28 Alpinum 2018 001Non siamo nell’area subsahariana, pertanto da noi i conflitti per l’acqua non si combattono (ancora) a colpi di Kalashnikov, bensì di carta bollata. Lo dichiarammo a Verona, quando la città, dal 23 al 27 giugno 2014, divenne la capitale mondiale dell’acqua con tutta una serie di iniziative, progetti, incontri, ricerche e workshop a tema con 250 contributi provenienti da 41 paesi.
Le nostre proposte furono due: una, studiata con l’aiuto dell’Università scaligera e del Politecnico di Milano, riguardava gli scarichi domestici che potrebbero trasformarsi in una grande risorsa da cui recuperare energia rinnovabile, fertilizzanti, biopolimeri e plastiche biodegradabili, e più in generale soluzioni per il trattamento delle acque reflue, in abbinamento a quello dei rifiuti per l’ottenimento di biogas come quello che metteremo in pratica nel recupero di un’azienda agricola orvietana. Detto in soldoni, si tratterebbe di buttare nel lavandino tutta una serie di rifiuti domestici che, confluiti in appositi luoghi di raccolta, verrebbero opportunamente trattati.
La seconda proposta (sviluppabile qualora dovessimo trovare uno sponsor per lo sviluppo del prototipo, ma pare che camminiamo lungo sentieri percorsi solo da ciechi e sordi) riguardava un sensore captatore, una specie di cucchiaino in forma di chiavetta USB da connettere a pc, tablet, telefoni ed eventualmente collegato ad un braccialetto, per il monitoraggio delle acque in modo capillare sul territorio, creando una banca dati e individuando i punti di criticità affinché possano essere opportunamente bonificati. Il braccialetto consentirebbe inoltre di stabilire la tossicità in funzione di eventuali patologie una volta caricato lo screen anamnestico.
Pur senza fanatismi, abbiamo sempre posto costante attenzione alla sostenibilità ambientale ed economica, ad un rinnovato concetto di impianto di depurazione per la migliore qualità dell’effluente restituito all’ambiente, al recupero di risorse rinnovabili (biogas e bioidrogeno), al contenimento dei costi e dei consumi energetici ed all’efficienza gestionale.
Crediamo nell’interazione fra scienza, tecnica e ricerca applicata di carattere spiccatamente ingegneristico. Agli imbonimenti della filosofia e della politica no, a quelli non crediamo.

Alberto C. Steiner

Così si fa, a valorizzare un territorio: sapevatelo!

Si è svolto il 10 gennaio a Varzi un convegno per la creazione di un comitato tecnico per la valorizzazione dell’Oltrepò Pavese, anzi dell’Appennino Lombardo – Alto Oltrepò Pavese, nuova area interna (meglio: Area Interna, creata ad hoc in modo da poter disporre di un apposito comitato opportunamente corredato di dipartimenti, sezioni, sottosezioni e uffici studi).
Non esprimiamo giudizi sul relativo comunicato stampa, leggibile sul sito di Unimont, l’Università della Montagna che, partita sotto i migliori auspici, si sta sempre più trasformando un convegnificio: ciascuno potrà giudicare da sè lo spreco di maiuscole, parole inutili, sigle roboanti, nomi e qualifiche. Ad onor del vero mancano i Puffi e i Sette Nani. Per chi non volesse tediarsi con la lettura del comunicato stampa ne proponiamo una sintesi in forma di ricetta. Anzi, di buona ricetta per una buona pratica.cc-2017-01-17-convegnite-001Ingredienti:
1 prestigiosa Università pubblica
1 Sottosegretario alla Presidenza con delega ai Rapporti con il Consiglio regionale
1 Dipartimento per le Politiche per la Montagna
1 Macroregione Alpina (Eusalp)
4 Motori per l’Europa (benzina, ecodiesel, metano, elettrico? può essere…)
1 Membro del Comitato Tecnico Nazionale Aree interne.
Montare a neve – in fondo è un’area montana – sino a creare “le premesse per un Incontro di Lancio della fase di Co-Progettazione della Strategia Nazionale Aree Interne.”
Unire 1 sindaco, preferibilmente del comune più rappresentativo dell’area, un pizzico di coinvolgimento, una presa di “partecipazione di tutti gli attori del territorio e la manifestazione della forte volontà di fare squadra per affrontare e vincere la sfida di dare una forte e concreta strategia di sviluppo all’Alto Oltrepò Pavese.”
Aggiungere una Comunità Montana, portare a bollore e cuocere lentamente per nove mesi, sempre mescolando unire “analisi e ascolto del territorio al fine di definire i risultati attesi e la visione complessiva per invertire le tendenze critiche in atto: spopolamento, invecchiamento della popolazione, dissesto idrogeologico, sfilacciamento delle reti interne ed esterne all’area, depauperamento materiale e immateriale, inaccessibilità dei patrimoni ambientali e culturali, abbandono delle attività agricole e produttive” e concludere “costruendo una strategia di sviluppo finale in co-progettazione con Regione Lombardia e Comitato Nazionale Aree Interne.”
A parte preparare una sfoglia e ripartirla in due fondi a forma di tavola rotonda con bordi rialzati di circa due cm, tenendone da parte un po’ per le guarnizioni finali superiori a forma di osservatorio, una finitura sempre elegante.
Riempire il primo fondo con l’impasto che chiameremo Strategia Nazionale Aree Interne “con una prima presentazione da parte delle Istituzioni presenti.”
Riempire il secondo con il medesimo impasto, che però chiameremo “un secondo momento di lavoro su tavoli tematici trasversali sui temi dell’Abitare in Oltrepò, Intraprendere in Oltrepò, Collaborare in Oltrepò, Reinterpretare l’Oltrepò, Riusare l’Oltrepò, scambiare Buone Pratiche.”
Abbrustolire leggermente alcune fette di pane ai cinque, no meglio sette, cereali e spalmarle con “una visione di sviluppo dimostrando una necessità di confronto e di coinvolgimento e portando all’attenzione valorizzazione ed innovazione delle filiere agricole ed agroalimentari, e la narrazione che il territorio deve portare all’esterno ricostruendo le reti lunghe, dalla diffusione ed innovazione della cura alla popolazione anziana al coinvolgimento dei giovani nel territorio, professionisti, operatori dei campi della salute, istruzione, mobilità, ritornanti (ritornanti?), innovatori ed attività resilienti.”
Raccomandiamo le attività resilienti: sono quelle che decidono il successo della cena perché sono come Laura P., ed è noto che: senza Laura P. nun se po’ partì
Per l’abbinamento suggeriamo riesling o pinot nero e, nel caso si desideri offrire un rustico dessert, sangue di giuda a temperatura ambiente.

Alberto C. Steiner

Cime: la montagna a Milano

Cime a Milano, tre giorni di mostre, conferenze, incontri, laboratori incentrati sulla realtà e la funzione della montagna organizzati da Unimont, l’Università della Montagna con sede a Edolo, e dal CAI, Club Alpino Italiano.cv-2016-10-08-cime-mi-001La conferenza stampa di presentazione che avrà luogo il 25 ottobre alle ore 11:30 presso il Rettorato dell’Università degli Studi di Milano ne costituirà il preludio.
Tra i numerosi eventi, in programma da giovedì 3 a sabato 5 novembre ed ospitati nella cornice della “Statale”, l’Università degli Studi di Milano in via Festa del Perdono 7, segnaliamo quelli a nostro parere più interessanti.
Venerdì 4 novembre
Ore 09:00-12:00 – Quattro passi tra le cime
Quattro laboratori interattivi dedicati alle scuole primarie e secondarie inferiori: agro-food, cambiamento climatico e grandi ungulati, la montagna dei racconti, esplorare la montagna;
Ore 14:00-16:00 – Da un fiore un formaggio
L’evento per noi più interessante ed al quale parteciperemo: presentazione della nuova filosofia adottata da alcuni allevatori, il loro nuovo approccio alla produzione, alla promozione e alla distribuzione di latte e formaggi.
Il focus viene posto sulla salvaguardia delle razze animali autoctone e in via d’estinzione e sulla valorizzazione della biodiversità, anche vegetale, dei pascoli di montagna e dei prodotti che ne derivano. La vendita di un formaggio unico per approccio di produzione mira a creare un circolo virtuoso atto a preservare dell’estinzione animali e piante, anche attraverso il coinvolgimento diretto, attivo e consapevole del consumatore che in ogni momento può monitorare online il processo in corso e le caratteristiche del prodotto disponibile.
Nella tavola rotonda verranno introdotte esperienze in corso, casi di successo, prospettive presenti e future per le valli. Regione Lombardia e ERSAF presentate alcune delle condizioni che rendono possibile ai giovani imprenditori avviare aziende di questo tipo in montagna, gli allevatori illustreranno le loro esperienza e guideranno la degustazione dei prodotti.
Ore 14:00-16:00 – Viticoltura Eroica da tutte le regioni alpine italiane
Tavola rotonda con laboratorio di degustazione guidata dai produttori.
Ore 17:00-10:00 – Clima che cambia, montagna che cambia
I cambiamenti del clima, l’impatto sensibile sulla montagna e sulle modalità di frequentazione di questo ambiente.
Sabato 5 novembre
Ore 09:00-12:00 – La medicina di montagna
Tavola rotonda sugli interventi di primo soccorso e gestione delle emergenze con simulazione di un intervento di soccorso con unità cinofile.
Ore 12:00-14:00 – Incontro con gli specialisti della medicina in montagna
Aperto al pubblico, agli studenti delle scuole superiori e dell’Università.
Ore 13:00-14:30 – Un nuovo tipo di turismo
Sentieri e rifugi tecnologici
Ore 14:30-16:00 – Giovani e impresa
Tra ricerca, innovazione e creatività presentando casi di successo per indirizzare i giovani all’imprenditoria in aree montane.
Ore 14:30-18:00 – Sentieri e rifugi
Tavola rotonda con laboratorio di sentieristica aperto al pubblico, agli studenti delle scuole superiori e delle università.
Tra le mostre, aperte per tutta la durata della manifestazione, segnaliamo Presenze Silenziose: ritorni e nuovi arrivi di carnivori nelle Alpi, curata dal Gruppo Grandi Carnivori del CAI e composta da 20 pannelli che descrivono i grandi carnivori delle Alpi e le situazioni a essi collegate mediante 57 foto attuali e storiche, 10 disegni e 7 cartine che raccontano e informano sul ritorno attuale e futuro dei grandi carnivori, in particolare lupo e orso.
La partecipazione ad alcuni eventi, tutti gratuiti, deve essere prenotata; il nutritissimo programma è consultabile sul sito cimeamilano dal quale può essere scaricato in formato pdf.

Alberto C. Steiner

Zafferano delle Alpi: scommessa vinta

Il 20 maggio 2015, nell’articolo L’oro rosso delle Alpi a firma di Lorenzo Pozzi leggibile qui presentavamo l’iniziativa avviata da Unimont, l’Università della Montagna di Edolo, per favorire la produzione alpina di zafferano come risposta a piccoli e piccolissimi produttori di Valcamonica, Valtrompia e Valtellina che autonomamente ne avevano iniziato la coltivazione sperimentale, chiedendo successivamente all’università il necessario supporto per definire la qualità ed ottimizzare il processo produttivo. Con l’occasione Unimont diede alle stampe il manuale intitolato L’oro rosso delle Alpi.manuale-zafferanoA distanza di un anno, esattamente il 30 settembre, si terrà a Edolo il Festival dello Zafferano: faccia a faccia con i ricercatori.
La manifestazione inizierà alle ore 10 con un interessante preambolo dedicato alle erbe alpine e, dalle 14:30 alle 18:00, si terrà Profumo di Zafferano: conferenza con attività teorico-pratiche per riconoscere e conoscere lo zafferano dal campo alla tavola. Seguirà una degustazione di prodotti a base di zafferano.illustration_crocus_vernus0La giornata costituirà l’apertura dell’evento Festival dello Zafferano di Valle Camonica che si svolgerà nel weekend dal 30 settembre al 2 ottobre e prevede attività ed incontri sul tema dello zafferano.

ACS

Si scrive cohousing, si pronuncia CondiVivere

CondiVivere: il riferimento è alla nostra nuova pagina Facebook sulla quale, nella presentazione, abbiamo scritto “un po’ vetrina e un po’ salotto” perché, a due anni dall’apertura dell’originaria pagina Cesec-CondiVivere, abbiamo deciso di… alleggerire il titolo enfatizzando l’aspetto che ci preme maggiormente: la condivisione di sogni, progetti, iniziative. Ed ecco quindi il senso di quel CondiVivere senza anteposizione di Cesec, l’acronimo che sta per Centro Studi Ecosostenibili.viandante Umberto VerdirosiProseguiamo nel nostro ambizioso obiettivo di non sottrarre nessun metro quadro a Madre Terra con nuove costruzioni. Ne sono stati erosi troppi a partire dagli anni immediatamente successivi all’ultimo dopoguerra, e il risultato è quello che possiamo nostro malgrado osservare in ogni angolo della Penisola: brutture, ecomostri, fantasmi di edifici mai completati o abbandonati come scarpe sfondate che deturpano per ogni dove il paesaggio contribuendo a devastare il territorio insieme con lussuose schifezze per ricchi tamarri, contrabbandate come ecoesempi in ragione di quattro povere piante che grazie alla dilagante sottocultura le sono valse l’appellativo di giardini verticali.
Per contro in campagna, collina e montagna resistono incantevoli luoghi abbandonati durante la corsa all’ultimo inurbamento avvenuta a partire dagli anni Cinquanta del secolo scorso. Del resto, quando l’alternativa per italiani che uscivano miserrimi dalla guerra erano ancora stenti e fame, l’ipotesi di un trasferimento a Milano, Torino e nei loro suburbi – oltre che nelle altre città del Nord e del Sud toccate dal miracolo della massiccia industrializzazione – appariva come un sogno, una benedizione divina.
Nel nostro Paese contiamo migliaia di borghi spopolati, in particolare nelle aree alpine e lungo la dorsale appenninica, che potrebbero tornare a nuova vita in una logica di decrescita e rispetto dell’ambiente, magari trasformati in Coresidenze.
Siamo presuntuosi, ce ne rendiamo conto: ci piace definirci creatori di Vita ecosostenible ed autosufficiente trasformando il lavoro da mero accidente di produzione alienata e alienante ad erogazione di tempo, cura, relazione. In una parola: CondiVisione.
Utopia? Apparentemente si, anche se un’esperienza professionale ormai ventennale ci ha convinti del contrario.
Corisiedere significa abitare condividendo spazi e servizi tra persone che hanno scelto di essere una comunità di vicinato, privilegiando gli aspetti sociale e ambientale per dare vita ad un villaggio inteso come comunità forte e coesa. E non importa se in campagna, in montagna, in un bosco o addirittura in città: ciò che conta è lo spirito che la anima.
La motivazione che porta alla Coresidenza è l’aspirazione a recuperare dimensioni perdute di socialità, aiuto reciproco e buon vicinato, riducendo contemporaneamente la complessità della vita, dello stress e dei costi di gestione delle attività quotidiane.
In ambito non urbano Coresidenza può significare fattoria didattica, azienda di trasformazione agroalimentare, attività ricettiva di turismo rurale, albergo diffuso, laboratorio artigianale: le opportunità di autosostentamento sono innumerevoli.
Lavoriamo per passione: nel 1996, quando abbiamo mosso i primi passi in questo mondo affascinante, a malapena si parlava di ecosostenibilità e la coresidenza veniva inesorabilmente confusa con la comune tardo-hippy.
Possediamo l’ampio ventaglio di competenze professionali necessarie a realizzare progetti, specialmente in campagna, in montagna e nelle aree boscate: ricerca dei siti idonei, verifica delle necessarie autorizzazioni, progettazione sostenibile degli interventi e loro finanziamento, design di spazi e servizi comuni, formazione dei gruppi e loro evoluzione in comunità organizzate.
Le nostre proposte, assolutamente pragmatiche nelle loro componenti tecniche, finanziarie e normative, si fondano primariamente sul rispetto delle persone.
Collocati in una particolare nicchia di mercato, godiamo inoltre di un atout vincente: la possibilità di acquisire aree ed edifici a costi particolarmente vantaggiosi rispetto a quelli del mercato di riferimento.
Per noi, come per molti, l’anno inizia dopo la pausa estiva con tutto il corredo di intenti e propositi. Relativamente a quella che ci piace definire linea editoriale andremo a privilegiare non solo l’informazione su progetti in corso, tecniche edilizie e materiali ecocompatibili, risorse energetiche rinnovabili ed a basso impatto, ma anche aspetti legati alla salvaguardia del territorio, all’agricoltura e all’allevamento sostenibili, particolarmente in aree montane e con attenzione a specie rare suscettibili di scomparire.
Aborriamo fanatismi e luoghi comuni: ne parleremo perciò come nostro costume all’insegna di un’ecosostenibilità non drastica o di maniera ma parametrata alla realtà di un vivere sereno, confortevole e piacevolmente rallentato.
Di una cosa non parleremo: non parleremo di sviluppo sostenibile. Perché il termine stesso è una presa in giro e perché per noi il re rimane nudo con le proprie vanagloriose miserie.1015x276Una menzione speciale, infine, al nostro blog La Fucina dell’Anima: apparentemente scollegato dai temi dell’ecosostenibilità poiché impegnato sul fronte della crescita personale e dell’esoterismo, fa parte invece a pieno titolo del nostro lavoro poiché affronta gli aspetti etnografici ed antropologici del nostro territorio costituendo una chiave di lettura in grado di farne comprendere le antiche tradizioni e contribuendo a salvaguardarne la memoria. Auguriamo a chi scorrerà queste pagine di trovarvi, se lo desidera, la sua nuova casa, dei compagni di viaggio e, in ogni caso, momenti di gradevole lettura e serena riflessione.

Alberto C. Steiner

L’Europa minore dei muri che uniscono

Ci piacciono le notizie di nicchia, quelle di cui nessuno parla perché non funzionali a fomentare odio, paura o sindrome del complotto. Quella sui muri a secco della Val Poschiavo è una di queste.
Il nostro paesaggio montano è fortemente caratterizzato, anche culturalmente, dai muri a secco: in aree dall’orografia tormentata sottendono spesso terrazzamenti sui quali – grazie ad un faticoso riporto di terra – vengono coltivate specie che danno origine a qualificate produzioni tipiche: per esempio i preziosi vigneti di Valtellina allocati sulla destra orografica dell’Adda corrispondente al versante retico meridionale.
Oltre a svolgere funzioni di sostegno, recinzione e protezione costituiscono un elemento paesaggistico di notevole impatto visivo.
A dimostrazione della continuità e della contiguità antropologica sono presenti, nella medesima tipologia, anche sul versante retico settentrionale, appartenente amministrativamente al Cantone svizzero dei Grigioni e costituente parte integrante del Patrimonio Mondiale Unesco anche grazie alla presenza della RhB, la Ferrovia del Bernina, pregevolissima opera di ingegneria armoniosamente inserita nel paesaggio tanto da costituirne oggi una componente imprescindibile.CC Muri a secco 2016.08.27 001Per mantenerne viva la memoria delle tecniche costruttive, con l’obiettivo preciso di garantire la trasmissione della conoscenza e del sapere legati alla costruzione a regola d’arte di questi manufatti, l’Associazione Polo Poschiavo con sede nell’omonima cittadina e Unimont, l’Università della Montagna con sede a Edolo, organizzano dal 6 al 10 settembre prossimi il 3° Corso pratico finalizzato alla comprensione, realizzazione e manutenzione dei muri a secco: rivolto a muratori, apprendisti, agricoltori, professionisti prevede la realizzazione di un muro a secco con intercalate lezioni teoriche e visite ad analoghe strutture realizzate.
Significativa l’affermazione degli organizzatori contenuta nella presentazione dell’offerta formativa: “Requisito principale è la voglia e la motivazione per impegnarsi anche fisicamente alla conservazione di queste importanti testimonianze della nostra cultura costruttiva.”CC Muri a secco 2016.08.27 002CC Muri a secco 2016.08.27 004CC Muri a secco 2016.08.27 003Per partecipare al corso è necessario il possesso di attitudini artigianali e cognizioni di lavoro sul campo, anche minime, oltre che della necessaria attrezzatura individuale e di abiti e strumenti di protezione da cantiere: guanti, occhiali e scarpe antinfortunistiche.

Alberto C. Steiner