Ecovillaggisti: la fabbrica degli illusi non è mai in crisi

Premesso che la fabbrica degli illusi illude chi è disposto a farsi illudere, imperversa da tempo sul più diffuso dei social il santino della pecora, nera o che va controcorrente rispetto al gregge: ma a nessuno viene in mente che è pur sempre una pecora.
RIVE, Raggruppamento Ideologico Villaggi Eco-chic, è tornato a colpire patrocinando l’iniziativa di Italia che Cambia: Progettare il Cambiamento, weekend formativi in ecovillaggio che “lanciati per la prima volta nel marzo 2017” a detta degli organizzatori “si sono finora rivelati una scintilla di cambiamento per più di 150 partecipanti da tutta Italia.”
Non sappiamo se la scintilla sia stata senza conseguenze o se l’ecovillaggio abbia preso fuoco.KL-Cesec-CV-2014.02.21-PecoreMa, orsù, entriamo nel dettaglio: cosa serve, oltre all’intento, per creare un ecovillaggio? Calce, malta, legname, carpenteria, tavelloni, parquet, impianti elettrici, idraulici e termici, infissi e serramenti?
Non scherziamo: servono laboratori di yoga, di cucina e di autoproduzione, momenti di formazione-gioco, meditazioni collettive, sentieri di trekking e attività serali nonché:
Facilitazione, “una metodologia di lavoro sempre più diffusa che permette di porre attenzione ai nostri obiettivi, alle modalità con cui li raggiungiamo e alle persone coinvolte nel processo.”
Ecopsicologia, “disciplina in grado di attivare sensibilità e connessione con l’ambiente per facilitare l’autorealizzazione personale.”
Comunicazione ecologica e Ascolto profondo, “due strumenti utili a creare armonia nei gruppi – in modo che ognuno possa contribuire con i propri talenti a realizzare lo scopo comune – e per entrare in contatto con i propri mondi interiori sviluppando empatia con il prossimo.”
Sociocrazia, “metodo cooperativo in grado di dare ai gruppi umani maggiore efficienza, coinvolgimento, stabilità e agilità nei processi decisionali.”
Conoscenza e gestione del Conflitto, “focus orientato a comprendere il conflitto e la sua azione su di noi per affrontarlo in modo costruttivo ascoltando i messaggi che ci porta senza esserne travolti.”
Mai più senza.
E francamente non comprendiamo questa spasmodica attenzione alla gestione ed alla risoluzione dei conflitti: se sono tutti amici, belli, bio&bau, sorretti dall’intento, fanno pure meditazione, quali conflitti dovranno mai insorgere? Forse gli stessi che da sempre hanno diviso la sinistra ed i suoi cosiddetti intellettuali?
Ma perché progettare il cambiamento? Perché, affermano i promotori: “Uno degli obiettivi … è la diffusione delle conoscenze fondamentali all’uomo contemporaneo per costruire un futuro degno di essere vissuto in armonia con il Pianeta che lo ospita.”
Il programma “non è rivolto solo a chi ha bisogno di consolidare una traccia personale già avviata, ossia a chi ha già smesso di credere alla capacità della vita tradizionale, stretta nella tenaglia città-lavoro-consumo, di generare felicità.”
Bene, assertivi i ragazzi. E soprattutto modesti nelle ambizioni. Ma si, tanto è gratis… Ma avevamo chiesto “a chi”, non “a chi non”. Veniamo dunque a quando gli toglie le mutande: “Soprattutto, è rivolto a coloro i quali avvertono l’esigenza di cambiare la propria vita.” Azz.
“La presenza … di materie diverse che nascono dagli stessi presupposti di fondo e si pongono obiettivi simili, rende automaticamente questi eventi tra le migliori introduzioni possibili al sistema concettuale e pratico che porta al Cambiamento.”
“Ogni incontro comprende workshop di diverse materie, testimonianze e attività sociali. La socialità è una parte fondamentale del progetto, perché nel Cambiamento che verrà non saremo mai soli se impariamo a riconoscerci. A latere dei workshop sulle varie materie proponiamo pertanto cerchi di condivisione, esercizi di costruzione dell’identità di gruppo, laboratori sul “saper fare”, attività fisiche (movimento corporeo, yoga, trekking, ecc.), meditazione e visite guidate dell’ecovillaggio.”
“Nel prossimo incontro, che si svolgerà dal 14 al 17 giugno all’ecovillaggio Torri Superiore, nel comune di Ventimiglia … torneremo a parlare degli Strumenti del Cambiamento con un programma ricchissimo. Oltre alle 6 materie oggetto dei workshop, avremo una meditazione collettiva, un laboratorio di autoproduzione di cosmetici (crema all’aloe vera) e uno di cucina (gnocchi di patate alla ligure) a cura degli abitanti dell’ecovillaggio, e poi momenti di formazione-gioco, un sentiero di trekking (durante il workshop di Ecopsicologia), 2 cerchi di condivisione, 2 laboratori di yoga e uno di giochi teatrali, un Open Mic nella piazza di Torri Superiore e naturalmente la visita guidata dell’ecovillaggio.”
Si, ridi ridi che nell’ecovillaggio hanno fatto i gnocchi.KL-Cesec-CV-2014.01.31-Ecovillaggio-Ces-003Bene gente, questo è quanto. Per parte nostra, inutile che ci ripetiamo, non possiamo che ribadire il contenuto dell’articolo Percorsi per ecovillaggisti. Formativi? che scrivemmo il 21 febbraio 2014 sul cessato blog Cesec-CondiVivere, leggibile qui, e dal quale ci limitiamo a tratte alcune brevissime note ricomprese nel finale:
“Signori, questa è fuffa. Allo stato puro e a caro prezzo. … La questione è che, finché l’ecosostenibilità sarà appannaggio di questa gente alternativa che di alternativo ha solo notevole pochezza condita da altrettanto sussiego, la numerosa gente normale ma attenta alle questioni ecologiche si guarderà bene dall’accostarsi a siffatte istituzioni, temendo di finire in una comune fricchettona e lasciandole così preda di chi vive una realtà che, stando così le cose, sarà sempre e solo marginale e fuorviante.”
Questo invece, giusto per far sapere che non ci siamo inventati nulla, è il link alla pagina di Italia che Cambia dalla quale abbiamo tratto le notizie qui commentate.
Sarà un caso che, su un migliaio di ecovillaggi censiti nel mondo, i 32 censiti in Italia nel 2015 siano diventati 22? Naturalmente il conteggio degli ecovillaggi non comprende quelli moldavi, azerbaigiani, dell’America Latina, dell’Africa equatoriale e di tutti quei luoghi del sud del mondo dove non ci sono strade e dove le donne percorrono anche 20 chilometri al giorno per attingere acqua ad un pozzo e dove l’ospedale è a tre giorni di viaggio. No, quelli non li comprende perché sono veri, non finta miseria ecochic.

Alberto C. Steiner

Scuole di agricoltura sostenibile? Le aveva già inventate il Fascismo

O popolo bruto su, snuda il banano!
Non vedi che giunge l’amato sovrano?
Il sir di Corinto dal nobile augello,
Qual mai non fu visto più duro, più bello.  (Ifigonia in Culide, Atto I Scena I)
In questo momento storico fondamentale
dove?dove?dove?
per il Paese
quale?quale?quale?
a latere di una legge che pone l’ὀστρακισμός, l’ostrakismós
bono l’ostrakismós, con la polenta!
a tutto ciò che richiama il Fasismo, le spoglie del Re Soldato alias Sciaboletta, ovvero di colui che di tale regime permise l’insediamento intimorito dalla frase che l’imbonitore da fiera alias Crapùn pronunciò: “Farò di quest’aula sorda e grigia un bivacco di manipoli” e che in un paese ormai devastato dalla guerra
Ma è giusto che te la dia al primo appuntamento?  (da un gruppo Fb di incontri per cinquantenni)
se la squagliò peggio del Carlo Martello di De Andrè dando così la stura alla guerra civile, nel silenzio più totale stanno per calcare l’italico suolo, grazie ad una legge che lo ha consentito. È persino possibile che Sciaboletta venga inumato al Pantheon
In questa palude territoriale che taluni (taluni? non fare l’acculturato del cazzo! su, da bravo, scrivi: una sbaraccata sba-rac-ca-ta … ecco, così) si ostinano a definire paese abbiamo varcato da gran tempo il confine della dicotomia schizoide: i sinistri sono diventati peggio delle peggiori destre, in fusion con le medesime dopo che queste sono diventate una pallida caricatura di se stesse.

In un melange da vomito, anzi da trasüu de ciucch (perdonino le gentili lettrici) sono individuabili residui di salvataggi bancari con denaro pubblico, attentati alla riservatezza in favore di case farmaceutiche, fantasmi di presunte nipotine di satrapi nordafricani e rottami che – interdetti ai pubblici uffici per reati che in un paese mediamente normale sarebbero considerati infamanti – possiedono tuttora facoltà di parola e peso politico, gioppini che girano in treno, contestatissimi ma questo non lo si deve sapere, e via enumerando. Anzi, non enumerando: ci fermiamo qui perché non desideriamo che i nostri lettori – che in quanto nostri lettori appartengono alla quota del 10% non imbecille, imbelle, rassegnato, inconsapevole, lobotomizzato – respirino ulteriori olezzi di discarica.Cesec 2017.12.18 Scuola Agricoltura Sostenibile.jpgSullo sfondo di questo scenario a tinte livide ci è stato regalato il manifesto che riproduciamo, avente per oggetto il Concorso Nazionale per la Vittoria del Grano. Risale, come evidenziato nel tondo in alto a sinistra, all’Anno VI E.F., Era Fascista, il 1928, quasi un decennio prima delle “inique sanzioni” e della conseguente autarchia con annesse battaglie del grano.
Quello che ci colpisce è la scritta che campeggia in calce: rivolgersi alla cattedra ambulante di agricoltura, che ci rimanda inevitabilmente alle varie scuole ambulanti di agricoltura sostenibile, che affermano di richiamarsi ad un’economia di scambio, felicemente decrescente, improntata alla condivisione.
Cesec-CondiVivere-2014.12.05-Autarchia-Verde-006Il 5 dicembre 2014 pubblicammo sul vecchio blog l’articolo Green economy? L’ha inventata il Duce: si chiamava Autarchia che, in ragione dell’argomento spinoso, iniziava con queste parole: “Premessa: se ciò che sto per scrivere sarà causa di turbamenti per i figli dei figli dei fiori, vale la risposta che Jack Nicholson, nei panni del colonnello dei Marines Nathan R. Jessep, diede al suo vice, tenente colonnello Matthew Andrew Markinson, nel film Codice d’Onore.”Cesec-CondiVivere-2014.12.05-Autarchia-Verde-002-1024x414.jpgInvitiamo chi lo desidera a rileggerlo, perché gli spunti che offre sono quanto mai attuali. E ciò senza dimenticare l’articolo del 15 febbraio 2017: Wie braun sind die Grünen? titolo “la cui traduzione letterale è ‘Come (nel senso di quanto) sono marroni i Verdi?’ in riferimento al colore marrone delle Camicie Brune originariamente indossate dalle S.A. (Sturmabteilungen, reparti d’assalto) di Ernst Röhm, che in Germania identificano i nazisti esattamente come in Italia le camicie nere sono associate al fascismo”, e che concludevamo specificando come “certe tesi siano decisamente tirate per i capelli, altre siano palesemente strumentali, ma nel complesso trattasi di un indicatore di modelli di pensiero spesso diffusi anche da noi.”
Giorgio Nebbia, nella prefazione del libro citato nel primo dei due articoli indicati sopra, ricorda come un’autarchia vada oggi praticata perché abitiamo tutti in un’unica nazione, il Pianeta Terra, i cui confini sono chiusi: “Possiamo trarre quello che ci occorre soltanto dal suo interno e la nazione planetaria soffre degli stessi limiti che affliggevano i paesi in guerra nel XX Secolo. Contare sulle proprie forze, fare di più con meno non sono capricci, ma linee della politica economica da adottare nel XXI secolo.”
Pur comprendendo come l’autarchia sia stata oggetto di ostracismo a causa dei suoi eccessi e del suo orientamento alla preparazione della guerra, uno dei suoi meriti principali fu rammentarci che negli stessi anni le stesse politiche – come il New Deal di Roosevelt – ebbero invece l’obiettivo di salvare la pace, e persino Keynes, nell’opuscolo intitolato La fine del laissez-faire, scrisse chiaramente: “Inclino a credere che, quando il percorso di transizione si sarà compiuto, una certa misura di autarchia o di isolamento economico tra le nazioni, maggiore di quello che esisteva nel 1914 possa piuttosto servire che danneggiare la causa della pace”.
E gli attuali ecovillaggi non sono altro che l’emblema della ricerca di uno stile di vita rallentato all’insegna della decrescita a km zero: in altre parole comunità e autarchia.

Alberto C. Steiner