Apple store mediolanensis: sarà un troiaio come sui ponti di Venezia

CC 2018.06.28 Liberty 002Così come Tarantasio, il drago del lago Gerundo, si confondeva sotto il pelo dell’acqua pronto a ghermire le proprie prede, lo store Apple c’è ma non si vede.
La differenza è che nelle fauci del mostro creato da Stefano Impieghi (al quale ho sempre, di gran lunga, preferito Stefano Disegni) le prede ci si infileranno volontariamente, gioiose anzi e paghe di aver titillato il proprio miserrimo ego nel convincimento di sentirsi speciali discendendo, fra due colonne d’acqua, la scala che dalla Piazza Del Liberty li condurrà all’ipogeo Paese dei Balocchi ricavato nello spazio che fu del cinema Apollo.
I lavori, partiti non senza suscitare polemiche lo scorso anno, sono in dirittura d’arrivo e, ci informa Citylife: “Grazie a un’originale soluzione architettonica l’accogliente anfiteatro esterno sarà il posto perfetto per condividere le proprie passioni, scoprirne di nuove e approfondire le proprie capacità. Si scende nello store passando tra due alte pareti d’acqua: sono quelle che formano la grande fontana, omaggio alle piazze italiane e allo stretto legame tra Milano e i suoi navigli nella piazza è sempre aperta a costituire un moderno anfiteatro dove sedersi, rilassarsi e vedersi con gli amici.”
Leggi queste cose e non puoi più sostenere che a Milano non scorrono fiumi di droga. Scorrono, invece, e si tratta di roba brutta.
Saremo inguaribili romantici serotini, esteti decadenti, ma noi su quella scalinata – interdetta ai disabili motori – ci vediamo un troiaio come quello che ormai domina i ponti di Venezia: accumuli di carne sfatta e maleolente che vocifera masticando panzerotti acquistati da Luini e sputazzandone briciole insalivate, cicche di sigaretta, bicchieri di pseudocarta con cannuccia perché ormai non si beve, ridotti allo stadio neonatale si ciuccia. E nottetempo pisciate, e forse anche peggio, sui cui residui malamente rimossi e igienizzati l’indomani qualche coppia si siederà a limonare.
I rendering sono sufficientemente esplicativi, in particolare quello dell’enorme totem in cristallo, a piano strada, che ospiterà i giochi d’acqua fungendo anche da megaschermo per promuovere il brevetto Apple dedicato ad un sofisticato sistema audiovideo spaziale.
Del resto lo disse a chiare lettere Angela Ahrendts, vice presidente del colosso di Cupertino, secondo un certo immaginario collettivo alternativo allo strapotere delle multinazionali imperialiste, easy e persino hippy nonché ecofriendly e amato da ogni architetto o intellettuale di sinistra che si rispetti: “I nuovi Apple Store sono progettati per fungere da moderne piazze e punti di incontro, luoghi vitali per le persone e le città che li ospitano.”
E quello di Piazza Del Liberty sembra, in tal senso, l’applicazione meglio riuscita perché trasformerà la piazza in un anfiteatro.
Come? No, non c’entra nulla: quella era Anna, anzi Hannah, Arendt, l’autrice de La banalità del male, il libro che parlava dei crimini nazisti e che in Le origini del totalitarismo scrisse: “Finora la convinzione che tutto sia possibile sembra aver provato soltanto che tutto può essere distrutto. Ma nel loro sforzo di tradurla in pratica, i regimi totalitari hanno scoperto, senza saperlo, che ci sono crimini che gli uomini non possono né punire né perdonare. Quando l’impossibile è stato reso possibile, è diventato il male assoluto, impunibile e imperdonabile, che non poteva più essere compreso e spiegato coi malvagi motivi dell’interesse egoistico, dell’avidità, dell’invidia, del risentimento; e che quindi la collera non poteva vendicare, la carità sopportare, l’amicizia perdonare, la legge punire.” Assolutamente fuori contesto.CC 2018.06.28 Liberty 001A nostro avviso quello che altri definiscono restyling urbano noi lo chiamiamo aberrazione, degrado culturale, prima ancora che ambientale, che sporca, ferisce, umilia il senso (residuo) delle nostre città, occupandole con l’equivalente fashion e tecnologico delle tende dei franzosi o dei lanzichenecchi travisato addirittura da azione illuminata finalizzata ad una migliore fruizione degli spazi urbani.
Del resto le stazioni della metropolitana si chiamano ormai Garibaldi Nissan (220mila euro per tre anni) piuttosto che San Siro Mediaset Premium (180mila euro annui, concessione biennale scaduta e prorogata fino a settembre, poi si vedrà), Tre Torri Allianz-Generali (5 milioni di euro per dieci anni), Cenisio Monte Paschi (55mila euro annui per tre anni) e, per finire, Gerusalemme Ibl Banca, a 60mila euro annui: saranno discendenti dei poveri cavalieri del tempio?
Il discorso, sia chiaro, è generale ed investe beni monumentali ed architettonici, e il fatto che siano sponsorizzati da qualche multinazionale non è di per sè negativo, se ne consente fruizione, conservazione, manutenzione. Se questo dà fastidio agli statalisti ad ogni costo vale la famosa risposta del colonnello Nathan Jessup /Jack Nicholson che i miei lettori ben conoscono, visto che gli statalisti più che aspettarsi assegnazioni di cohousing, organizzare mercatini finto bio, blaterare e promuovere la tradizione del cicciopirillo, purché andino perché fa cultura altra e nuovo paradigma, non hanno fatto. Per tacere di ben altro.
Resta il fatto che la scalinata che condurrà allo store, un enorme piano inclinato con gradini di dimensioni francamente eccessive e fuori contesto, e (lo ripetiamo) non accessibile ai disabili motori con buona pace del DPR 503/96, occuperà il 68 per cento della superficie della piazza discriminando di fatto gli utenti dello store (gli utili appleiani) dagli altri ai quali della mela mangiucchiata non interessa nulla.
I disabili, lo riferiamo per dovere di cronaca, potranno comunque accedere al negozio mediante un ascensore, come a dire: in qualità di consumatori sono benevenuti, per il resto stiano fuori dalle palle, che con le loro carrozzine compromettono e deturpano il messaggio di gente giovane, attiva, sana, benestante.
Giusto per finire in belezza: dal 1946 ad oggi, salvo le parentesi morattiana e albertiniana (Forza Italia) e formentiniana (Lega) e un commissariamento dal marzo al giugno 1993, i sindaci succedutisi alla guida della città sono stati socialisti in varie salse (addirittura una coalizione DC-PSI-PC concomitante l’elezione di Antonio Greppi, sindaco dal 27 aprile 1945 al 25 giugno 1951). I più recenti, è noto, sono stati Giuliano Pisapia e l’attuale, Giuseppe Sala, dei quali sono note le posizioni politiche. Ed è proprio nel corso di questi ultimi mandati che la città ha conoscoiuto una progressiva mercificazione totale.
Sic stantibus… avevamo pensato di concludere questo scritto con la nota esortazione: dimmi qualcosa di sinistra. No, meglio di no. Un bel tacer non fu mai scritto.

Alberto C. Steiner

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Quando CondiVivere significa solidarietà

Lo riconosco: quando, nell’aprile 2013, scelsi CondiVivere per identificare l’attività del Cesec, Centro Studi Ecosostenibili, nell’ambito del cohousing e conseguentemente della bioedilizia, delle energie rinnovabili e, più in generale, dell’ecosostenibilità, ebbi un colpo di genio.
Con buona pace di chi afferma che bisogna lasciar andare l’ego – e perché mai visto che da piccolo, oltre al lego, avevo anche il trenino e il meccano? – diedi origine ad un nome evocativo.CC 2018.03.22 Fondazione CondiVivere 001E sono lieto di sapere che altri abbiano seguito le mie orme, per esempio la Fondazione CondiVivere Onlus con sede a Bresso, vicino Milano, di recente formazione e con la quale non c’entro nulla.
Ne ho scoperto l’esistenza fortuitamente in ragione di una pubblicità apparsa su Facebook e, incuriosito, ho voluto approfondire. Ho così scoperto che svolgono un’attività interessante nell’ambito dell’accompagnamento di persone con deficit cognitivo affinché trovino una dignitosa collocazione in ambito relazionale e lavorativo.
In particolare attraverso Scuola delle autonomie, un progetto finalizzato alla formazione delle competenze, utili perché le persone possano vivere in modo il più autonomo e indipendente possibile, in particolare proponendo un itinerario che, dopo la scuola, vada a colmare il vuoto progettuale che spesso si lamenta in questo periodo di vita della persona con deficit e che crea le premesse a situazioni di esclusione e segregazione.
Un’altra iniziativa è L’emozione di conoscere i sapori, laboratorio e punto vendita di prodotti alimentari biologici di qualità, aperto nel quartiere Dergano, a Milano, e gestito da un gruppo di adulti disabili e di operatori, che lavorano insieme con l’obiettivo di costruire un’esperienza di imprenditoria etico-solidale e di inclusione sociale lontana da una logica assistenzialistica.
Nello spazio aperto nel dicembre 2016, oltre ad offrire verdura e frutta, formaggi e salumi, pasta e riso, olio, marmellate, legumi, farine, birra e vino, succhi, prodotti tipici regionali e a chilometro zero in collaborazione con produttori locali e gruppi di acquisto solidali, si promuovono iniziative culturali e sociali, eventi di degustazione, mostre e presentazione di libri, laboratori per bambini e spettacoli teatrali.
La Fondazione si segnala infine per un progetto di cohousing che intende sviluppare la convivenza fra persone con e senza disabilità.CC 2018.03.22 Fondazione CondiVivere 002Il sito della Fondazione è condivivere-onlus.org e una cosa è certa: ora che so dell’esistenza di questa realtà, oltretutto prossima a Milano, la osserverò con attenzione e, poiché non sono nuovo ad esperienze di volontariato, non è escluso che possa apportare il mio contributo.

Alberto C. Steiner

Profumo di pane: dall’abbandono all’eccellenza

Nel suo libro Io faccio così, viaggio in camper alla scoperta dell’Italia che cambia (Chiarelettere, 2013) Daniel Tarozzi racconta storie di microeconomie, che non fanno più parte dell’aneddotica ma delle quali non troviamo notizia sui media impegnati a darci oggi il nostro nemico quotidiano informandoci su chi scanna chi, e che stanno silenziosamente consolidando una mentalità diffusa che valorizza il territorio e le competenze delle persone, spesso promuovendo lavori all’insegna dell’ecocompatibilità, del risparmio e della qualità della vita.
Della storia che stiamo per raccontare ci perviene una notizia datata 2013, ma l’origine risale addirittura al 1999. Perciò, prima di pubblicare, vogliamo verificare. E siamo felici di scoprire che ad oggi l’attività è più che mai viva e fiorente.CV 2018.02.26 Borgo Santa Rita 001.jpgSanta Rita, nelle campagne attorno a Caltanissetta, è un borgo agricolo. Molto d’atmosfera e romantico, ma colpito dall’inesorabile abbandono che lo accomuna agli innumerevoli paesi fantasma italiani.
Aprire un panificio in un posto così è da pazzi, e infatti il pazzo c’è, risponde al nome di Maurizio Spinello ed ha fatto una scommessa, primariamente con se stesso. Piuttosto che andarsene come hanno fatto in tanti, o svolgere una stentata attività agropastorale, ha optato per una terza possibilità: aprire un forno e fare il pane. Cosa che avviene a partire dal 1999 grazie all’aiuto dei genitori e ad un prestito bancario.
Ma il suo non è un forno qualsiasi, perché grazie alla ricerca ed al recupero dei grani antichi siciliani Russello, Tumminia, Bidì, Maiorca, Perciasacchi ricavati da molitura a pietra, e con la sola aggiunta di sale, acqua e pasta madre viene preparato un pane seguendo il metodo tradizionale che prevede lievitazione lenta e cottura nel forno caricato con legna di mandorlo e di ulivo.
Anche la ricerca del mulino è stata laboriosa e tendente ad escludere tutti quelli industriali, che surriscaldano il grano durante la molitura. La scelta ha favorito un mulino di Castelvetrano, caratterizzato dalla lavorazione tradizionale a pietra.CV 2018.02.26 Borgo Santa Rita 002I prodotti sono certificati Aiab, ed entrare nel forno di Maurizio Spinello significa essere inebriati dagli aromi di pane, legno di ulivo, terra, mandorle, lavanda, rosmarino, vino.
L’attività ha conseguito numerosi riconoscimenti nazionali e internazionali e, tra le numerose attività collaterali svolte, segnaliamo seguitissimi corsi di panificazione e la manifestazione Cibo che unisce, organizzata ogni ultima domenica del mese. Questa fiera del biologico fa incontrare aziende, consumatori ed appassionati siciliani (e non solo, considerata ormai la notorietà dell’evento) e comprende momenti di convivialità, musica, spettacoli teatrali e confronti tra i vari produttori che arrivano a radunare nel piccolo borgo fino a duemila persone.
Per finire, ma è un modo di dire perché in realtà, quando si è sorretti dalla passione e dalla creatività, non è mai finita… da qualche anno è in corso un’attività di agriturismo resa possibile dall’acquisto degli edifici abbandonati, oggetto di restauri accurati nel rispetto delle caratteristiche locali.
Precisiamo che questo non è un articolo redazionale, non pubblicihiamo quindi contatti ma solo questo link ad un gradevole filmato caricato su Youtube. Chi fosse interessato ad approfondire trova in rete ampia messe di riferimenti, tra questi il sito, e la pagina su uno dei più seguiti social network.
C’è indubbiamente qualcosa di magico in tutto questo. Quella magia, quell’alchimia che derivano dalla capacità di sognare, dall’intelligenza emotiva sorretta da pragmatismo, concretezza e determinazione.
Per quanto ci riguarda è l’ennesima dimostrazione che, nel rispetto di determinate condizioni, il recupero di borghi disabitati non solo è possibile ma può costituire una piacevole e redditizia fonte di attività.
A condizione, non ci stancheremo mai di ripeterlo, di mettere mano al portafogli senza aspettarsi o, peggio, pretendere, che scenda la manna dal cielo sotto forma di stato assistenziale che deve dare, assegnare, promuovere, tutelare, garantire. Nel Medioevo prossimo venturo più che mai audentes Fortuna iuvat, il resto sono solo giochi da salotto ecochicbiobau.

Alberto C. Steiner

Un ringraziamento particolare a Rosa Kaska per avere pubblicato sulla propria pagina Fb la notizia che ci ha incuriositi.
Riferimenti: Foodscovery, Il Gambero Rosso, Italia che cambia, Tempi e Terre, Tripadvisor.

Scuole di agricoltura sostenibile? Le aveva già inventate il Fascismo

O popolo bruto su, snuda il banano!
Non vedi che giunge l’amato sovrano?
Il sir di Corinto dal nobile augello,
Qual mai non fu visto più duro, più bello.  (Ifigonia in Culide, Atto I Scena I)
In questo momento storico fondamentale
dove?dove?dove?
per il Paese
quale?quale?quale?
a latere di una legge che pone l’ὀστρακισμός, l’ostrakismós
bono l’ostrakismós, con la polenta!
a tutto ciò che richiama il Fasismo, le spoglie del Re Soldato alias Sciaboletta, ovvero di colui che di tale regime permise l’insediamento intimorito dalla frase che l’imbonitore da fiera alias Crapùn pronunciò: “Farò di quest’aula sorda e grigia un bivacco di manipoli” e che in un paese ormai devastato dalla guerra
Ma è giusto che te la dia al primo appuntamento?  (da un gruppo Fb di incontri per cinquantenni)
se la squagliò peggio del Carlo Martello di De Andrè dando così la stura alla guerra civile, nel silenzio più totale stanno per calcare l’italico suolo, grazie ad una legge che lo ha consentito. È persino possibile che Sciaboletta venga inumato al Pantheon
In questa palude territoriale che taluni (taluni? non fare l’acculturato del cazzo! su, da bravo, scrivi: una sbaraccata sba-rac-ca-ta … ecco, così) si ostinano a definire paese abbiamo varcato da gran tempo il confine della dicotomia schizoide: i sinistri sono diventati peggio delle peggiori destre, in fusion con le medesime dopo che queste sono diventate una pallida caricatura di se stesse.

In un melange da vomito, anzi da trasüu de ciucch (perdonino le gentili lettrici) sono individuabili residui di salvataggi bancari con denaro pubblico, attentati alla riservatezza in favore di case farmaceutiche, fantasmi di presunte nipotine di satrapi nordafricani e rottami che – interdetti ai pubblici uffici per reati che in un paese mediamente normale sarebbero considerati infamanti – possiedono tuttora facoltà di parola e peso politico, gioppini che girano in treno, contestatissimi ma questo non lo si deve sapere, e via enumerando. Anzi, non enumerando: ci fermiamo qui perché non desideriamo che i nostri lettori – che in quanto nostri lettori appartengono alla quota del 10% non imbecille, imbelle, rassegnato, inconsapevole, lobotomizzato – respirino ulteriori olezzi di discarica.Cesec 2017.12.18 Scuola Agricoltura Sostenibile.jpgSullo sfondo di questo scenario a tinte livide ci è stato regalato il manifesto che riproduciamo, avente per oggetto il Concorso Nazionale per la Vittoria del Grano. Risale, come evidenziato nel tondo in alto a sinistra, all’Anno VI E.F., Era Fascista, il 1928, quasi un decennio prima delle “inique sanzioni” e della conseguente autarchia con annesse battaglie del grano.
Quello che ci colpisce è la scritta che campeggia in calce: rivolgersi alla cattedra ambulante di agricoltura, che ci rimanda inevitabilmente alle varie scuole ambulanti di agricoltura sostenibile, che affermano di richiamarsi ad un’economia di scambio, felicemente decrescente, improntata alla condivisione.
Cesec-CondiVivere-2014.12.05-Autarchia-Verde-006Il 5 dicembre 2014 pubblicammo sul vecchio blog l’articolo Green economy? L’ha inventata il Duce: si chiamava Autarchia che, in ragione dell’argomento spinoso, iniziava con queste parole: “Premessa: se ciò che sto per scrivere sarà causa di turbamenti per i figli dei figli dei fiori, vale la risposta che Jack Nicholson, nei panni del colonnello dei Marines Nathan R. Jessep, diede al suo vice, tenente colonnello Matthew Andrew Markinson, nel film Codice d’Onore.”Cesec-CondiVivere-2014.12.05-Autarchia-Verde-002-1024x414.jpgInvitiamo chi lo desidera a rileggerlo, perché gli spunti che offre sono quanto mai attuali. E ciò senza dimenticare l’articolo del 15 febbraio 2017: Wie braun sind die Grünen? titolo “la cui traduzione letterale è ‘Come (nel senso di quanto) sono marroni i Verdi?’ in riferimento al colore marrone delle Camicie Brune originariamente indossate dalle S.A. (Sturmabteilungen, reparti d’assalto) di Ernst Röhm, che in Germania identificano i nazisti esattamente come in Italia le camicie nere sono associate al fascismo”, e che concludevamo specificando come “certe tesi siano decisamente tirate per i capelli, altre siano palesemente strumentali, ma nel complesso trattasi di un indicatore di modelli di pensiero spesso diffusi anche da noi.”
Giorgio Nebbia, nella prefazione del libro citato nel primo dei due articoli indicati sopra, ricorda come un’autarchia vada oggi praticata perché abitiamo tutti in un’unica nazione, il Pianeta Terra, i cui confini sono chiusi: “Possiamo trarre quello che ci occorre soltanto dal suo interno e la nazione planetaria soffre degli stessi limiti che affliggevano i paesi in guerra nel XX Secolo. Contare sulle proprie forze, fare di più con meno non sono capricci, ma linee della politica economica da adottare nel XXI secolo.”
Pur comprendendo come l’autarchia sia stata oggetto di ostracismo a causa dei suoi eccessi e del suo orientamento alla preparazione della guerra, uno dei suoi meriti principali fu rammentarci che negli stessi anni le stesse politiche – come il New Deal di Roosevelt – ebbero invece l’obiettivo di salvare la pace, e persino Keynes, nell’opuscolo intitolato La fine del laissez-faire, scrisse chiaramente: “Inclino a credere che, quando il percorso di transizione si sarà compiuto, una certa misura di autarchia o di isolamento economico tra le nazioni, maggiore di quello che esisteva nel 1914 possa piuttosto servire che danneggiare la causa della pace”.
E gli attuali ecovillaggi non sono altro che l’emblema della ricerca di uno stile di vita rallentato all’insegna della decrescita a km zero: in altre parole comunità e autarchia.

Alberto C. Steiner

La botta grossa

Il nostro interesse, relativamente al progetto al quale stiamo lavorando a Orvieto, non è tanto concludere una brillante e redditizia operazione di recupero immobiliare quanto sviluppare le premesse per una permanenza sul territorio in modo da operarvi come attori, agenti di sviluppo riconosciuti come appartenenti alla Comunità.CV 2017.11.22 La botta grossa 001.jpgÈ funzionalmente a tale premessa che, volentieri, condividiamo la notizia dell’uscita nelle sale cinematografiche, in particolare della Capitale e dell’Umbria (a Milano, ça va sans dire, solo al Mexico, isola felice tra multisale tamarre addobbate come centri psicosociali fetenti di popcorn di plastica), de La botta grossa, il documentario di Sandro Baldoni prodotto da Istituto Luce che racconta cosa accadde dopo il terremoto del 30 ottobre 2016 che colpì il Centro Italia, successivamente al sisma di Amatrice. Un evento che pur non mietendo vittime costituì, a memoria d’uomo, la scossa più devastante da decenni: interi paesi distrutti, 40mila persone sfollate, un’eredità sociale e psicologica ancora oggi, a distanza di un anno, “da centro psichiatrico a cielo aperto” come afferma il regista, aggiungendo: “è un documentario fuori moda, ho voluto far parlare le persone in macchina, oppure filmarle mentre fanno qualcosa ma ogni tanto rivolgono parole e sguardi allo spettatore, facendolo partecipare.”
La botta grossa, come in Umbria e Marche hanno chiamato il sisma, non racconta, purtroppo, storie nuove ma ci parla di emergenze e urgenze che paradossalmente si rinnovano, procrastinandosi quotidianamente in un eterno nulla. Il film racconta cosa accade a chi perde quasi tutto e come si sopravvive, continuando a vivere nell’attesa di interventi, tra dolore, smarrimento, auto-organizzazione, umanità e ironia tentando di smettere di sopravvivere per irprendere a vivere. Scuotendosi, dopo la scossa.
Il film è, infine, anche un road-movie tra strade dissestate, una Pro Loco divenuta isola nell’oceano, villeggiature forzate al mare, scuole improvvisate, racconti di anziani alternati al mondo dei social.
E, figura che a noi piace più di tutte, il nostro personale Arcano 9 dei tarocchi, un eremita che, pur solitario, fa qualcosa che rappresenta decine di migliaia di persone. Vedere e ascoltare per credere.CV 2017.11.22 La botta grossa 002Un film che senza fingere che la cinepresa non sia presente parla di persone, confidando di lanciare un messaggio ai cittadini di tutta Italia.
Ma su quest’ultimo punto noi – e ci duole affermarlo da decenni – abbiamo seri dubbi sulla capacità di ascolto e di comprensione, oltre che sulla memoria degli italiani.
Questo il link al trailer: http://cinecitta.com/IT/it-it/news/45/8679/la-botta-grossa-storie-da-dentro-il-terremoto-in-sala.aspx.

Alberto C. Steiner

Case vacanze: le città d’arte battono il mare, e gli stranieri spendono il 38% in più rispetto agli italiani. Il caso di Verona.

I turisti stranieri spendono mediamente il 38 per cento in più rispetto a quelli italiani. È il dato che emerge da un’analisi condotta considerando le prenotazioni effettuate online per l’estate 2017 dal portale specializzato in residenze turistiche CaseVacanza, che rileva come l’utenza straniera costituisca uno dei target più interessanti per chi ha deciso di mettere a reddito il proprio immobile come casa vacanze.CV 2017.06.15 38percento 001.jpgIl mondo degli affitti turistici è pronto per la nuova stagione estiva, e come sempre ad optare per una casa vacanze in alternativa agli hotel non saranno solo gli italiani (che spendono mediamente da 77 a 90 euro a notte), ma anche chi arriva dall’estero (che spende mediamente da 90 a 124 euro).
Il mese in cui la differenza si fa più evidente è luglio, mentre ad agosto la forbice (104 contro 112) è meno marcata.
Giugno e luglio, con un risparmio medio del 35% sulle tariffe delle locazioni rispetto ad agosto, sono i mesi nei quali la vacanza degli italiani dura circa 5 notti, mentre quella degli stranieri supera la settimana sino a toccare il picco degli 11 pernottamenti. Ad agosto la tendenza si inverte leggermente, con 10 notti di permanenza degli italiani e 9 degli stranieri.
Gli italiani preferiscono Puglia, Sardegna e Toscana, prescelta invece da chi proviene da Germania e Regno Unito, mentre i francesi optano principalmente per Sardegna e Sicilia, al terzo posto nelle prenotazioni dei cittadini britannici.
Di fondamentale importanza, per italiani e stranieri, la possibilità di portare in vacanza anche i propri animali, segnatamente cani e gatti. Prioritarie per gli italiani lavatrice e aria condizionata, mentre per gli stranieri il requisito fondamentale è una piscina interna alla proprietà da affittare, seguita dalla connessione internet.
Diverso il discorso relativo alle città d’arte o sede di eventi artistici e culturali: l’inscalfibile Venezia rimane nonostante tutto al primo posto, seguita da Roma al secondo e da Verona al terzo, che scalano rispettivamente al terzo e al quarto nella stagione invernale, quando la seconda posizione viene saldamente presa dalla provincia di Bolzano in ragione della sua offerta sciistica. Seguono, ma a distanza, Firenze e Napoli, intervallate dalle copiose e qualificate offerte delle città umbre: Orvieto, Perugia, Spoleto.
Relativamente alla città di Verona, destinataria del nostro progetto “Qualità e redditività: un albergo diffuso a Verona”, i dati 2016 della Prefettura riferiscono 2.392.131 pernottamenti nella provincia ripartiti in 1.642.508 in alloggi privati (vengono considerati tali appartamenti e bed & breakfast) e 749.623 presso altri esercizi. A questi si sommano 6.813.501 pernottamenti in alberghi ed agriturismi, e 5.920.166 in villaggi turistici e campeggi per 15.725.798 pernottamenti complessivi.
I 2.392.131 pernottamenti provinciali ricompresi fra alloggi privati ed altri esercizi rappresentano il 15,81% del totale. Fra questi quelli cittadini, che assommano a 1.762.637 per un parametro medio di 1,98 notti ad un costo medio di 79 euro. Il dato economico che ne deriva è di tutto rispetto: 275.711.679,54 euro.CV 2017.06.15 38percento 002.jpgLa città annovera 176 B&B censiti, 96 dei quali nel centro storico, dove il costo di un pernottamento varia da 35 a 288 euro. La differenza di prezzo è dovuta alla qualità del contesto, al panorama circostante, ad arredi e corredi, alla presenza o meno di un terrazzo ed ai servizi accessori offerti: limousine, fitness, spa, corsia preferenziale per l’accesso ad eventi culturali, enogastronomici, musicali e via enumerando. L’offerta veronese è estremamente variegata e, oltre alle capacità imprenditoriali e relazionali dei gestori, è fondamentale che questi siano nella condizione di rispondere alle richieste in inglese, tedesco e, recentemente, anche in olandese, iniziando dalla pubblicazione degli annunci online in più lingue e fornendo indicazioni, suggerimenti e materiale informativo all’arrivo.
Anche perché, come afferma un elemento del nostro team con alle spalle una lunga esperienza in gestione di B&B nella città scaligera: “Si lavora meglio con gli stranieri, non si portano via tutti i biscotti…”

Alberto C. Steiner

Obiettivo qualità: un albergo diffuso a Verona

ScenarioPopietra sfumato per tabella.jpgnella graduatoria delle province italiane a maggiore vocazione turistica Venezia rimane inscalfibile al primo posto, seguita da Bolzano che conferma la qualità dell’offerta sciistica che ha definitivamente oscurato la Valle d’Aosta. Subito dopo c’è Roma ma in quarta posizione, ben prima di Firenze e Napoli, c’è Verona, relativamente alla quale il 2016 ha confermato, consolidandola, la tendenza all’incremento di visite e pernottamenti registrata nel 2015, che ha costituito un vero e proprio record. I risultati sono la ricompensa di un lavoro eccezionale svolto da operatori e istituzioni, soprattutto per l’impegno profuso in ambito culturale per implementare, mantenere e sviluppare un’offerta turistica di qualità elevata.
15.125.798 presenze nella provincia (+4,83%) e 1.762.637 in città (+4,83%) costituiscono un dato di estremo interesse, con una permanenza media in provincia – segnatamente è il Garda a riscontrare il maggior numero di preferenze – di 4,62 giorni, e nel capoluogo di 1,98.
77,40% del totale i turisti stranieri, con tedeschi (5.372.463) e olandesi (1.516.709) ai primi posti. Seguono britannici, austriaci, danesi e svizzeri. Stazionari canadesi, statunitensi e francesi, in calo i russi (40.389 presenze, -24,20%), ininfluente la presenza di cinesi (0,11% sul totale). Questi ultimi costituiscono il 3,65% delle visite cittadine ma, inquadrati in rapidissimi tour mordi e fuggi, non contano assolutamente nulla sotto il profilo dei consumi non acquistando, letteralmente, neppure una bottiglietta d’acqua.
Relativamente ai visitatori italiani, la maggior parte proviene da Lombardia, Veneto e Trentino Alto Adige. Seguono Campania (incremento del 15,42% rispetto al 2014), Calabria (+16,37%) e Lazio (+14,81%).
Risorgere dall’acquaverona romana.jpgNella parte più antica di Verona, dominata dal fortilizio austriaco di Castel San Pietro edificato sulla spianata del colle dove sono state trovate tracce di insediamenti pre-romani risalenti all’Età del Ferro, tradizione, storia, esoterismo e religione si incontrano nel centro della Minor Hierusalem presso la memoria dell’antico Ponte Postumio, risalente al I Secolo ed in linea con il Cardo e il Decumano cittadini, crollato una prima volta nel 589 e definitivamente nel 1153, ed affiancato e poi sostituito dall’attuale Ponte Pietra, costituente oggi il più antico manufatto cittadino, edificato 150 metri più a monte del precedente.
Sacro e profano si incontrano inoltre nel Teatro Romano e nella chiesa di San Siro, fondata nel X Secolo e dove venne celebrata la prima messa cristiana.
Dal 26 novembre 2016 la chiesa (oggi intitolata ai santi Siro e Libera) è inserita nel percorso “Risorgere dall’acqua”, nell’ambito del progetto Verona Minor Hierusalem che ha portato in città migliaia di visitatori ed il cui tracciato si snoda dove abbiamo individuato tre immobili suscettibili di garantire un’accoglienza mirata di qualità.
A Verona, affascinante città la cui capacità ricettiva è oggi notevolmente inferiore alla domanda originata da afflussi turistici senza sosta dovuti alle bellezze architettoniche e paesaggistiche, alle manifestazioni culturali e fieristiche, è possibile investire con sensibili ritorni d’immagine ed economici in iniziative di elevato standing che facciano incontrare il calore di una casa in un borgo antico e le comodità di un hotel stellato.
Tale modalità ha un nome: ospitalità diffusa, gradevole alternativa all’albergo o all’affitto di case vacanza. L’ospite soggiorna in strutture solitamente lontane tra loro ma gestite come una unica, un sistema che permette di utilizzare tutti i servizi alberghieri garantendo autonomia e discrezione.
Nata in Abruzzo e molto popolare in Toscana, l’ospitalità diffusa ha permesso di recuperare intere frazioni che rischiavano di scomparire, regalando una totale immersione nella storia e nelle tradizioni di zone meno famose ma piene di fascino.
Le tipologie sono molto differenti: città d’arte di media dimensione, antichi borghi immersi nella campagna, località montane comprendendo un’offerta che spazia dall’hotel di lusso a strutture più semplici con appartamenti disseminati nelle case del paese o nella campagna, o ancora agriturismi e dove una doppia o un appartamento costano da 49 a 488 Euro.
L’offerta è generalmente integrata da corsi di cucina, tour enogastronomici e culturali, escursioni a cavallo o in bicicletta, camini accesi e ritmi lenti, spettacolari colazioni servite all’ombra di antiche mura o nel profumo di giardini e pergolati, piscine a sfioro, massaggi aromatici, atmosfere medioevali di villaggi costruiti da contadini ed ora, dopo decenni di abbandono, diventati piacevoli relais.
A rigore la definizione di albergo diffuso sarebbe pertinente a comuni che non eccedono i tremila abitanti, ma anche in città di più vasta dimensione è possibile realizzare strutture analoghe. Muta solo la denominazione e un appartamento che normalmente verrebbe locato ad un canone mensile da 600 a 1.200 Euro può rendere da 69 a 280 Euro a notte: dovendo fare i conti con sano pragmatismo ed attenzione alla redditività, questa è l’idea che ha portato allo sviluppo del progetto.
Essere green è un must, anche per i B&Bda spalletta ponte.jpgSembra la conseguenza di una filosofia pauperista tardo-hippy, ma non lasciamoci trarre in inganno: siamo al cospetto della decrescita responsabile. E chi la sposa, ed apprezza dove questa viene praticata, appartiene sempre più per censo e cultura ad una fascia medio alta.
In Italia le strutture ricettive turistiche (alberghi, bed & breakfast, agriturismi) che adottano misure finalizzate a ridurre l’impatto ambientale delle proprie attività sono una consolidata realtà in espansione, per quanto ancora di nicchia: Legambiente ne ha censite circa 1.200 conferendo a molte la certificazione Eco-Label.
Per ottenere la classificazione le strutture devono rispettare, in modo rigoroso, semplici ma fondamentali regole. Tra queste risparmio idrico ed energetico, riduzione dei rifiuti prodotti e loro riciclo attraverso la raccolta differenziata.
Una gestione sostenibile deve inoltre attuare la promozione del territorio e dei suoi beni naturalistici e culturali, adottare menu che valorizzino l’enogastronomia, preferibilmente biologica, tipica del luogo e proporre itinerari a stretto contatto con l’ambiente circostante.
Per nulla trascurabile ai fini del punteggio, infine, la capacità dei gestori di coinvolgere gli ospiti favorendo comportamenti rispettosi dell’ambiente. Va detto che quest’ultima particolarità incontra il divertito favore degli ospiti stranieri, in particolare olandesi, svizzeri e tedeschi che, abituati a casa loro a comportamenti ecosensibili, prendono la cosa come un simpatico gioco nel quale coinvolgere i bambini. Tra gli italiani sono sempre meno quelli che reagiscono infastiditi pronunciando la frase fatidica: “Almeno in vacanza vo-glio rilassarmi!” e sempre più quelli che accolgono l’opportunità, non fosse altro che per non fare la figu-ra dei selvaggi se sono in vacanza con amici.
Per ridurre l’impatto ambientale di un B&B gli accorgimenti sono semplici e alla portata di chiunque: de-tergenti ecologici, riduttori di flusso per l’acqua e pannelli solari per riscaldarla, sistemi di riutilizzo delle acque piovane, sensori crepuscolari di movimento per le luci.
Non incontra in linea di massima, dobbiamo dirlo, il nostro favore la prescrizione di eliminare tutti i prodotti usa e getta e monodose, dai saponi alle marmellate, poiché la riteniamo inelegante e poco igienica.
Concordiamo invece con il cambio degli asciugamani su richiesta e l’offerta di colazioni con prodotti locali – non necessariamente bio purché improntati ad un target di eccellenza – con il suggerimento di itinerari lenti e di ecoturismo, con l’incentivazione degli spostamenti a piedi, con i mezzi pubblici o in bicicletta, magari offrendo agli ospiti biciclette o free-pass turistici per i servizi di trasporto pubblico, non solo urbano.
A questo proposito va detto che Verona, essendo il suo centro storico da visitare a piedi, esula da tale concetto che riteniamo però valido per il territorio circostante: pensiamo solo alle difficoltà di parcheggio ed alle interminabili code lungo la litorale Gardesana.
Le tradizioni di un territorio già contemplano in sé la cultura dell’accoglienza, e la carta vincente consiste nel non cedere dalla standardizzazione che fa trovare ovunque i medesimi prodotti. Nell’ambito del progetto intendiamo perciò offrire servizi che valorizzino prodotti locali ed utilizzi tradizionali, poiché è dal contatto con il vivere quotidiano che nasce quell’esperienza che l’ospite ricorderà di aver vissuto come unica.
Relativamente agli interventi edilizi, per il recupero in chiave green di un edificio esistente vanno presi in considerazione i materiali cosiddetti poveri: ecosostenibili e naturali, ma non per questo meno costosi, come paglia, legno, terra cruda, e il verde anche per i tetti.
Essere green contempla la possibilità di accedere a contributi ed incentivi, per esempio a quelli previsti dai programmi di sviluppo cofinanziati dall’Unione Europea, dedicati agli imprenditori attivi nel comparto dell’ospitalità con una particolare attenzione ai temi della sostenibilità ambientale.
L’unico ostacolo, e non da poco, si incontra quando ci si deve malauguratamente rapportare alla burocrazia, che a parole incentiva l’innovazione e l’ecosostenibilità ma nei fatti è assolutamente contro l’imprenditorialità.
La nostra esperienza veronesepopietra originale 003.jpgNella città di Verona non arriviamo impreparati: il nostro team gestisce da tempo una struttura dalle caratteristiche similari a quelle che intendiamo acquisire, indirizzata specificatamente all’accoglienza di ospiti provenienti dall’estero e gestita attraverso le principali piattaforme di booking.
Il nostro target medio si compone abitualmente di coppie che, salvo eventi particolari come Fiere e manifestazioni sportive, soggiorna per una media di 2 -3 notti.
L’età è molto variabile, dai 20 agli over 65. Molto raramente ci sono figli di giovane età, per i quali siamo attrezzati con un letto dedicato.
Al momento la nostra piccola attività ha un altissimo indice di riempimento grazie ad una posizione estremamente favorevole in pieno centro storico a pochi passi dalle principali attrazioni, ed oggi non vediamo particolari minacce all’attuale redditività poiché le strutture analoghe in centro storico non sono molte e, a parte un paio di eccezioni, sono di ridotte dimensioni e quindi non possono crescere in competitività.
Relativamente alla definizione del prezzo per una camera doppia, negli ultimi due anni la forbice si è costantemente mantenuta tra i 62 Euro a notte nella bassissima stagione (mesi di Novembre – Gennaio – Febbraio sino a San Valentino) e 109 Euro in caso di importanti manifestazioni (Vinitaly, grandi concerti in Arena, apertura della stagione operistica), con un prezzo variabile tra i 79 e gli 89 Euro negli altri giorni. Questo per una struttura che fondamentalmente offre servizi quasi spartani (in pratica un letto matrimoniale o due letti separati in una stanza accogliente ma null’altro) però in una posizione di assoluto prestigio.
Riteniamo che, vista l’elevatissima richiesta per una sistemazione di centro storico, questa forbice di prezzo rimarrà inalterata nel medio – lungo periodo e sicuramente, vista appunto l’elevata richiesta, non vedremo i margini di guadagno intaccati dai potenziali competitor che eventualmente entreranno sul mercato.
Gli immobili oggetto della nostra attenzioneCV 2017.06.07 Verona 001.jpgUn elegante trilocale in vicolo Cappelletta, in edificio risalente alla seconda metà del XIX Secolo che si apre su un cortile interno che richiama atmosfere conventuali, con uno splendido terrazzo dal quale sembra spuntare il campanile del Duomo.
Un bilocale in via Ponte Pietra che offre una vista ineguagliabile sull’Adige, su Ponte Pietra e sulla collina di Castel San Pietro.
Un edificio di tre piani fuori terra situato in vicolo Cœli, oltre il ponte dietro la chiesa di Santo Stefano.
Queste tre unità, dopo essere state sistemate, potranno offrire complessivamente 12 posti letto di estrema raffinatezza, con una serie di servizi aggregati improntati alla qualità.
Massaggi dell’Egofoto-34Proprio per definire un sano edonismo l’abbiamo chiamata Massaggi dell’Ego: un’iniziativa pensata per portare eccellenze italiane nel mondo, una finestra panoramica su cosa il nostro Bel Paese può offrire al turista attento alla costante ricerca di gusto, qualità e competenza in un campo, la cucina, che ricorda profumi e sapori di tempi lontani, mantenendo il senso della realtà viva e produttiva che caratterizza i nostri tempi e costituisce una delle più considerevoli attrattive turistiche nazionali.
Un vero e proprio massaggio dell’Ego emozionale, apportatore di serotonina attraverso il benessere psicofisico innato nell’alimentazione di eccellenza.
Nelle nostre unità ricettive saranno disponibili prodotti selezionati di alta gamma, creati con passione e supportati da anni di storie familiari legate ai territori delle nostre regioni, per creare sensazioni uniche racchiuse in cofanetti preziosi.
Pur stabilendo opportune convenzioni con ristoranti locali significativi per una cucina attenta alla qualità ed alla storia del territorio, nelle unità immobiliari protagoniste del progetto proporremo agli ospiti colazioni, aperitivi, cene, pacchetti da asporto utilizzabili per gite di un giorno con prodotti di elevato standing, frutto di una ricerca mirata che, attualmente in corso, sta selezionando una gamma ristretta di prodotti e fornitori affidabili.
Le dinamiche della proposta prevedono inoltre una componente di e-commerce affinché gli ospiti possano, una volta tornati a casa, ordinare direttamente online nostro tramite miele, vini, birre, dolci, conserve, elaborazioni a base di carne e pesce, ed altro di ciò che costituirà il corposo catalogo in corso di formazione, per un notevolissimo ritorno d’immagine ed un consistente apporto di fatturato.
Adottiamo un monumentoMappa antica.JPEGAbbiamo infine deciso di adottare un monumento. Anche in un città attenta al proprio passato ed al territorio com’è Verona sono purtroppo presenti monumenti, edifici, luoghi di culto esposti all’abbandono e al degrado.
Mediante la patrimonializzazione immobiliare e lo svolgimento dell’attività ricettiva intendiamo pertanto proporci per il recupero e la salvaguardia di una testimonianza del passato da conservare, rendendola disponibile alla cittadinanza ed ai turisti per visite e incontri tematici.
Individueremo il manufatto da tutelare mediante ricerche mirate e stabilendo opportuni accordi con l’Amministrazione Comunale e con gli enti preposti alla tutela degli edifici storici.
A livello esemplificativo si potrebbe pensare ad uno dei numerosi forti austriaci che, oltre a presentare interessanti strutture edificate, dispongono di superfici esterne adatte allo svolgimento di eventi ed attività ludiche e culturali e, sotto il profilo architettonico, vantano in alcuni casi delle soluzioni spettacolari, come l’incredibile dop-pia scala elicoidale seconda solo a quella dell’orvietano Pozzo di San Patrizio.
Riteniamo che, sapendo che parte del prezzo pagato per i pernottamenti andrebbe destinato a tale iniziativa, anche gli ospiti delle strutture ricettive si sentano molto coinvolti e ne deriverebbe per noi un sensibile ritorno d’immagine.
Opportuni strumenti informativi, cartacei e sul Web, informeranno con periodicità costante circa il procedere del recupero e l’effettuazione di eventi ed iniziative.

Alberto C. Steiner