Panino e listino: dalla finanza creativa alle criptovalute

CC 2016.07.07 Chi siamoLo spettacolo di ripeteva puntualmente ogni giorno all’ora di pranzo: dalla Lodi in Mercanti al Credito Italiano in Cordusio e sino all’Agricola Mantovana in Cairoli o, per i più raffinati, dal Banco di Napoli in via Grossi a salire lungo la direttrice Popolare di Novara e Monte Paschi in Santa Margherita fino all’Ambrosiano, riservato come un privè in piazza Ferrari, custodito dall’ombra della Scala e dall’incombente presenza, in Filodrammatici, di Mediobanca, “il salotto buono della finanza italiana”, torme di tassisti e casalinghe si assiepavano davanti alle vetrine delle banche, dov’erano allestiti monitor di notevoli dimensioni che trasmettevano incessantemente gli esiti delle negoziazioni borsistiche.
Onor di cronaca impone di menzionare come dette vetrine fossero meta anche di numerosi canuti pensionati dall’aria distinta e sussiegosa, effluvi di Monsieur di Givenchy, Loden verde bosco in inverno, Il Geniale sotto braccio ed i primi cordini a reggere gli occhiali, che avevano ben altro cui dedicare attenzioni, tra la casetta a Laveno piuttosto che l’appartamentino a Moneglia, rispetto ai cantieri, l’unica cosa rimasta oggi, a distanza di trent’anni, ai loro miserandi omologhi.
La gente, come nella Samarcanda di Vecchioni, era in festa e danzava attorno ai fuochi, resa ebbra dalla possibilità di poter investire in borsa come i ricchi, guadagnando in un giorno il 20, il 50 , il 200 per cento di cento, o cinquanta, o trenta, o anche solo diecimila lire investite mensilmente nei piani di accumulo dei fondi che, a cavallo fra gli anni ’70 ed ’80 del secolo scorso, presero sempre maggiore spazio nel panorama finanziario dell’Italiland, sino ad allora odoroso di legni e cera come una sacrestia e riservato a pochi soggetti dotati di notevoli mezzi.
Le nascenti società di intermediazione finanziaria consentirono il new deal della finanza popolare: tutti poterono sentirsi come i ricchi pur investendo importi anche minimi. Pioniera in questo fu Programma Italia, del Gruppo Fininvest, con le sue squadre d’assalto di consulenti globali guidati da Ennio Doris e specializzati nel gioco delle tre carte.
È sicuramente d’accordo con me signor Rossi …
Come lei può benissimo immaginare …
Al costo di un caffè al giorno lei può ottenere …CC 2019.02.01 Panino Listino 001.jpgContestualmente piombarono sul mercato i corsari dei titoli atipici, veri e propri guru della finanza creativa: Canavesio, Mendella, Bagnasco, Roveraro, Cultrera, Sgarlata.
Si giunse così al colpo di stato del 17 febbraio 1992, l’appeal dei fondi andò via via scemando, l’ubriacatura passò e, spesso, insieme con i guru si volatilizzarono i risparmi investiti negli atipici. Alcuni guru vennero ritrovati morti, anche in circostanze orribili, quelli ritrovati vivi trascorsero periodi più o meno lunghi nelle patrie galere. Che allora, ottimamente frequentate, assomigliavano a campus universitari o a sedi di blasonati club: guru della finanza, bardi e grand-commis della politica uscente, boss mafiosi dall’indiscusso prestigio. Tutte persone – come avrebbe scritto l’indimenticabile Fortebraccio – molto note, soprattutto fra loro.
Ah che bell’ ‘o café
Pure in carcere ‘o sanno fa
Co’ a ricetta ch’a Ciccirinella
Compagno di cella
Ci dette mammà
Tutti costoro, tranne i mafiosi che garantirono comunque la loro benedizione, uscirono con una nuova visione che portò a fondare cooperative improntate alla solidarietà sociale ed attive nella finanza etica.
Il resto è cronaca: giunsero i colori, le lucine, le icone di Windows 98, 2000, XP, lo sparatutto Doom, Commandos, Asylum ed i loro epigoni, internet e i social. Nel frattempo il rendimento degli investimenti finanziari precipitò dal 27% medio al nulla: niente panem, e nemmeno brioches, ma molto circenses.
Sono dieci anni che sento parlare di bitcoin, sono dieci anni che chi me ne parla se ne occupa professionalmente, sono dieci anni che non vi ho investito un centesimo.
Il nonno di un compagno delle superiori, vecchio volpone della finanza milanese che negli anni del dopoguerra aveva fatto i soldi come agente di borsa, affermò un giorno: “Ragazzi, quando sarete adulti ed avrete disponibilità finanziarie (era un fine umorista ed un inguaribile ottimista… NdA) se non volete sbattervi comprate case: incassate gli affitti, pagate le tasse, pagate le spese e qualcosa vi rimane, e quando le rivendete riportate a casa i vostri soldi.
Se invece volete rischiare investite al massimo il 25% di quello che avete, e cercate qualcosa che la massa non conosca, perché quando di un investimento si parla a cena, fosse anche in un ristorante esclusivo, la frittata è fatta: lo conoscono in troppi, persino il cameriere che vi sta servendo, ed è già diventato un prodotto a rischio. E tra non molto salterà per aria.”CC 2019.02.01 Panino Listino 003Ecco, la notizia, per altro da verificare, che Paolo Bonolis lascerebbe il mondo dello spettacolo per dedicarsi a Bitcoin Future, un software che “permetterebbe anche al cittadino medio di approfittare del boom dei Bitcoin, anche se non ha alcun tipo di esperienza con le criptovalute o strategie di investimento”, confermando le parole del nonno del mio compagno di scuola, va a sancire gli ultimi bagliori di un crepuscolo, costellato da tragedie occasionali come quella del lunedì nero, il 19 ottobre 1987, quando Wall Street crollò del 22% trascinando il mondo intero. O quella del 2008.
Per quanto riguarda l’Italiland uno dei crolli più significativi fu quello di Europrogramme, società “italiana di diritto svizzero” che investiva in immobili rivalutandoli costantemente sulla base di perizie, artefatte per ottenere sempre maggiore credibilità e sempre maggiori finanziamenti per acquistare ulteriori immobili. E tutto andò bene fino a quando chi smobilizzava ritirava il capitale conferito, sontuosamente rivalutato non dai rendimenti immobiliari ma dagli aspiranti investitori che, visti i rendimenti, facevano la fila per entrare nel fondo, opportunamente rassicurati dai funzionari delle banche che lo commercializzavano.
Il fondo raccolse oltre mille miliardi, investì nella CIGA, Compagnia Italiana Grandi Alberghi, nella Valtur e nei suoi villaggi turistici, nella Interprogramme ed in altri rami.
Ad un certo punto gli investitori calarono, agli smobilizzi non corrisposero nuovi ingressi e il denaro liquido per remunerare i sottoscrittori uscenti si esaurì. Le banche, ai clienti infuriati, risposero che il fondo non era parte della banca ma esterno, e che comunque ciascuno vi aveva investito sotto la propria responsabilità. Finì con denunce, istanze di fallimento, commissariamenti, amministrazioni controllate, tentativi di vendita degli immobili.CC 2019.02.01 Panino Listino 002Tentativi ovviamente fallimentari, in primo luogo perché in casi consimili gli eventuali acquirenti offrono prezzi stracciati, ed in secondo luogo perché i periti nominati dai vari tribunali certificarono valori ben inferiori rispetto a quelli a bilancio.
Ancora il 6 settembre 2018 le ultime briciole del fondo, cessato nel 1985, risultavano in liquidazione in forza di un provvedimento deliberato il 5 giugno 2015. Fine della storia.
Ricordo che di Europrogramme ne parlava gente in tram, ne sentii parlare persino da alcuni operai della fonderia dove lavorai al tempo dell’università, ne sentii parlare, malvolentieri e solo perché costretti, da coloro che all’epoca furono i promotori del fondo, riciclatisi ove possibile in banche, assicurazioni e nascenti società di intermediazione, le nonne delle attuali sim.
Morale della favola: diffidate di un investimento favoloso e del quale parlano tutti come di una macchina per far soldi. Nessuno regala nulla, e meno ancora nel mondo finanziario, compreso quello dichiarato etico. Nel quale l’unica differenza è che il pifferaio vi condurrà sull’orlo del precipizio dando fiato ad uno strumento in legno garantito bio.

Alberto Cazzoli Steiner

Per approfondire
18.11.2009 – Attenti! Ora la finanza speculativa si traveste di “verde”
09.07.2015 – Analisi del portafoglio di Banca Etica Sgr
30.12.2015 – Possiamo fare a meno dei fondi etici?
08.01.2016 – Sempre più affilati i denti a sciabola della finanza etica

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È sarda l’alchimista che ha saputo trasformare gli scarti in oro

Daniela Anna Ducato: era assolutamente sconosciuta ai più quando, il 10 marzo 2015, ne parlammo nell’articolo Dal letame nascono i fior. Di aziende pubblicato sul vecchio blog.
Fu in occasione della Giornata della Donna, quando Sergio Mattarella le conferì la nomina a Cavaliere “per avere offerto testimonianza, con la sua attività di trasformazione degli scarti in innovativi materiali edilizi, di come l’impegno imprenditoriale possa essere d’ausilio alla causa della tutela ambientale.”cc 2019.01.28 ducato 001La sua Edizero Architecture for Peace ha sede a Guspini, Medio Campidano, censita come l’area più povera d’Italia e Daniela Anna Ducato, grazie al sapiente utilizzo degli scarti, che lei preferisce definire eccedenze in una logica di celebrazione dell’abbondanza, ha impiantato sei aziende e creato alcune centinaia di posti di lavoro.
Ne riparliamo a distanza di tre anni (anche sulla nostra pagina Facebook Centro Studi Ecosostenibili) perché la prestigiosa rivista Fortune ha certificato la Ducato donna più innovativa d’Italia, nell’ambito di una classifica delle donne in grado di cambiare il mondo.
“Ho iniziato con la lana di pecora, quella a pelo corto, uno scarto di lavorazione, un rifiuto difficile da smaltire, e l’ho trasformata in un isolante termico per l’edilizia, ma anche in una straordinaria spugna per assorbire il petrolio nel mare” ha dichiarato l’imprenditrice. E dopo la lana il sughero, e poi la canapa, e ancora le vinacce e le bucce di pomodoro: “Cento sostanze da buttare diventate 120 biomateriali da impiegare in tanti settori. Non scarti, semmai scarti preziosi, ma preferisco eccedenze, dà il senso dell’abbondanza, di un dono. Cerco di trovare una funzione a ogni cosa.”
L’imprenditrice è dell’opinione che la vera povertà siano l’incapacità delle istituzioni di ascoltare il territorio, l’assistenzialismo, lo spreco di risorse, la svalutazione dell’esistente.
E che innovare significhi non rassegnarsi, valorizzando quello che c’è invece di agognare improbabili progetti faraonici trappole travestite da Green Economy1 dietro la quale si muovono imprenditori che sfruttano solo i fondi messi a disposizione senza offrire in cambio nulla, nè ecosostenibilità nè lavoro.
Nel corso di questo 2019 Daniela Anna Ducato esplorerà nuove vie: “Mi occuperò di alta formazione nella progettazione con le Università di Cagliari e Sassari. E mi dedicherò a produzioni differenti nel settore del cibo. Ammetto che da un lato sono preoccupata, ma dall’altro so che è giusto cambiare. È sempre utile mutare prospettiva, modo di vedere le cose.”

Alberto Cazzoli Steiner

cc 2019.01.28 ducato 002NOTA – 1 – Relativamente a quella che chiamammo “la finanza dai denti a sciabola con il vestitino sostenibile” ecco una selezione di articoli che pubblicammo sul vecchio blog:
7 novembre 2013 – Onoriamo il Lupo, per noi è un animale veramente Sacro. Soprattutto se parliamo di finanza
21 ottobre 2014 – Chi sostiene la finanza sostenibile