Terra cruda, paglia, vetro e acciaio

L’attenzione all’ecosostenibilità può abbinarsi vantaggiosamente al senso del bello, alle soluzioni innovative e al reddito d’impresa.CV 2017.04.26 Terra cruda 001Il CESEC, Centro Studi Ecosostenibili, è in ordine di tempo l’ultima creatura nata da un’evoluzione professionale più che ventennale. Pur attuando interventi edilizi in contesti diversi fra loro abbiamo sempre privilegiato, dove possibile, soluzioni tecniche in sintonia con la bioedilizia e il risparmio energetico. Nel 1996, quando abbiamo mosso i primi passi in questo mondo affascinante, di ecosostenibilità si sussurrava sottovoce esclusivamente tra pochi addetti ai lavori, nel contesto di riferimento ritenuti quanto meno degli stravaganti, e la coresidenza veniva inesorabilmente confusa con la comune tardo-hippy.
In tutti questi anni non abbiamo “costruito” nulla, fedeli alla nostra ambiziosa missione: recuperare l’esistente senza sottrarre ulteriore terra alla Natura con nuove edificazioni. Abbiamo ridato vita ad alberghi, conventi, edifici urbani e rurali dismessi, con il massimo rispetto possibile per l’ecosostenibilità ma attenti al bello, al nuovo, all’efficienza, all’ergonomia e, quando trattasi di complessi funzionali allo svolgimento di attività d’impresa, alla redditività.
Oggi siamo ad una svolta, di fronte ad una sfida che comporta ulteriore impegno e che accogliamo con piacere. Il nostro Paese conta innumerevoli realtà dismesse che possono tornare a rivivere in una logica di decrescita e rispetto dell’ambiente attraverso il recupero strutturale e funzionale, dai borghi abbandonati alle aziende agricole, dai terreni agli edifici rurali dove reimpiantare attività agrosilvopastorali, di trasformazione agroalimentare, artigianali, didattiche, ricettive dall’agriturismo all’albergo diffuso, residenziali attuate anche secondo la formula del cohousing con finalità sociali.
Non improbabili Avalon o attedrali nel deserto avulse dal contesto cronosociale ma recuperi edilizi rispettosi delle matrici identitarie territoriali e che privilegiano energie a bassa intensità e rinnovabili: fotovoltaica e idraulica, recupero delle acque piovane e riutilizzo di quelle reflue, minimizzazione degli sprechi anche attraverso il riutilizzo dei rifiuti, a loro volta suscettibili di dienire elemento privilegiato per la produzione di energia.
La nostra attenzione alle istanze sociali si sostanzia inserendo dove possibile, nelle strutture oggetto di recupero, quote residenziali e lavorative destinate a soggetti deboli o portatori di disagio, non come attività caritativa bensì quali realtà capci di autosostenersi finanziariamente.
In questo senso riteniamo fondamentale la collaborazione con imprese, associazioni, istituzioni nel convincimento che ecosostenibilità, finalità sociali ed iniziativa privata possano accompagnarsi vicendevolmente e che siano anzi maggiormente efficaci senza etichette o sponsor politici. Per tale ragione i progetti vengono sviluppati privilegiando il ricorso a risorse finanziarie private: istituti di credito, business angels e investitori.
Possiediamo l’ampio ventaglio di competenze professionali necessarie a realizzare progetti: ricerca delle aree idonee, ottenimento delle necessarie autorizzazioni, progettazione sostenibile degli interventi e loro finanziamento, design di spazi e servizi comuni, formazione dei gruppi e loro evoluzione in comunità organizzate.
La nostra collocazione in una particolare nicchia di mercato, quella delle rivenienze da contenzioso, godiamo inoltre di un atout vincente: la possibilità di acquisire aree ed edifici a costi particolarmente vantaggiosi rispetto a quelli del mercato di riferimento.
Questo sito web e la pagina Facebook, aperta per condividere idee nell’intento di stimolare adesioni, vogliono essere un po’ vetrina e un po’ salotto.

ACS

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Usseaux: quando il “sentirsi comunità” fa rinascere un borgo

Trovo fantastica la gente di montagna: più sali di quota e più aumentano l’identità culturale e, oggi, il desiderio di rinnovarsi.CV 2017.03.22 Usseaux 005Sintomatica in questo senso la storia di un territorio dimenticato fatto di case ridotte a ruderi e sentieri fangosi, sempre meno percorsi da abitanti sempre più in fuga verso Pinerolo, Torino e la vicina Francia.
Oggi, dopo diciassette anni di ostinato lavoro, ben lungi dall’essere concluso, molte case sono state recuperate, le strade sono lastricate in pietra e gli abitanti hanno smesso di andarsene. Nelle antiche stalle, alcune trasformate in musei, si tengono mercatini di Natale ed altre iniziative.CV 2017.03.22 Usseaux 00238,32 km² nell’alta Val Chisone ripartiti nelle cinque località di Usseaux, Balboutet, Fraisse, Laux e Pourrieres comprese fra un’altitudine di 1.210 e 2.890 metri nelle quali vivono 191 persone (dato Wikipedia) fra i boschi dove riecheggiano ancora gli echi del conflitto che tra il XVI e il XVIII Secolo contrappose cattolici e valdesi.
Area in gran parte montuosa e con limitati pianori coltivabili, dove bosco e pascoli costituiscono ancora oggi una ricchezza, nella quale ogni borgata doveva provvedere autonomamente al proprio sostentamento vivendo di allevamento, per quanto possibile di agricoltura, e scambiando i prodotti con le comunità vicine.
Ogni villaggio era infatti concepito e costruito in modo che gli abitanti vivessero in modo indipendente, e quasi tutte le borgate conservano ancora buona parte dell’antica struttura. Nel corso dell’ultimo secolo il progressivo abbandono ha portato un visibile degrado ai nuclei abitativi ed al territorio, ma oggi sono numerose le iniziative di recupero in corso.
Le borgate di Usseaux aderirono dal 1343 al 1713, anno in cui venne sottoscritto il Trattato di Utrecht, alla Repubblica degli Escartons (questo il link a Wikipedia per chi desiderasse approfondire).CV 2017.03.22 Usseaux 003Il percorso che ha ridato vita a Usseaux, facendolo ascrivere tra i Borghi più belli d’Italia, nasce dalla strategia di una decrescita messa in atto non solo nelle ristrutturazioni, ma anche nei più minuti gesti del quotidiano, attraverso un lavoro spesso immane, ma che ha ricreato un valore inestimabile.
L’azione pubblica ha riguardato la riqualificazione delle strade e il recupero di antichi forni, lavatoi, fontane. L’esito ha indotto i privati ad avere più cura delle proprie abitazioni ed a recuperarle nel rispetto delle specificità caratterizzanti le costruzioni, identificandosi sempre più con l’appartenenza ad una comunità territoriale dotata di caratteristiche e peculiarità assolutamente pregevoli.
In sinergia tra privato e pubblico sono state compiute azioni anche sul patrimonio forestale, certificato PFC, incentivando sempre di più l’utilizzo del legno locale, dimenticato com’è accaduto in tante valli montane. La filiera locale del legno inizia oggi ad importare sempre meno materiale dall’estero, in particolare dall’Austria e dall’Est europeo.
Ciascuna delle cinque borgate si caratterizza per alcuni murales che, contribuendo a riqualificarle ed abbellirle, sono dedicati al tema storico e culturale dei cattolici valdesi, al ciclo dell’acqua, alla filiera del pane nella borgata dotata di un forno comune, alla filiera del legno dove tutti i percorsi di abbellimento vengono realizzati con tale materiale, ed infine alla vita alpina e agli animali del bosco.CV 2017.03.22 Usseaux 004Particolare impegno, oltre che alla promozione e alla valorizzazione di un turismo naturalistico e culturale, è stato dedicato all’efficientamento energetico mediante lo sfruttamento di fonti rinnovabili, con l’obiettivo di pervenire all’autosufficienza.
Si sta lavorando al recupero della produzione agricola, agli inizi del ‘900 importante ma andata in gran parte perduta per l’abbandono delle valli generato prima dall’emigrazione e poi dall’industrializzazione, sul territorio particolarmente connessa al polo accentratore torinese.
In corso di rivalutazione anche pascoli e aziende di trasformazione casearia puntando a qualità e riconoscibilità dei prodotti.
Usciti dai localismi che in passato hanno portato solo improduttivi conflitti, Usseaux e gli altri comuni valligiani stanno sviluppando la condivisione, anche amministrativa, delle molteplici offerte turistiche attraverso una nuova visione progettuale, e la tematica del “fare rete”, adottata anche dagli artigiani locali con visibili economie di scala, potrebbe portare alla costituzione di un ecosistema territoriale che riunisca acqua, rifiuti, energia, mobilità promuovendola anche mediante forme di azionariato diffuso.
L’obiettivo primario non è creare un bel presepe a beneficio di un turismo pseudoculturale di passaggio, ma garantire concrete possibilità residenziali alla fascia in età lavorativa, con figli, che necessita quindi dei servizi necessari per fare in modo che gli abitanti non si sentano cittadini di seconda scelta.
L’amministrazione pubblica è perciò concentrata sull’investimento di risorse ricavate dalla valorizzazione dei beni locali, sia per garantire i servizi sia per proseguire recuperi e manutenzioni, nella consapevolezza che le opere vanno non solo realizzate ma anche mantenute.
L’inseriemnto di Usseaux nel circuito dei Borghi più belli d’Italia ha avuto ricadute positive in termini di visibilità in un contesto tendente a garantire un turismo di qualità, per accogliere il quale si sta seriamente pensando ad una formula di albergo diffuso che, idealmente, vorrebbe poter garantire una struttura a ciascuna delle cinque borgate per accogliere un turismo lento e sostenibile, integrato con esperienze sul territorio a partire dall’escursionismo in quota ma con l’assoluta preclusione ad infrastrutture pesanti come le funivie.CV 2017.03.22 Usseaux 001Con uno sguardo al Trentino Alto Adige, che però dispone di un’economia molto più diversificata, si sta creando spazio per fare in modo che tutte le potenziali risorse del territorio siano valorizzate creando attività socioeconomiche in grado di far crescere la comunità locale.
Unico rammarico: se Usseaux si fosse trovata nella vicina Svizzera, non solo della un tempo notevole rete locale di trasporti su rotaia costituita da ferrovie e tramvie molto sarebbe sopravvissuto, ma forse si sarebbe realizzato il collegamento ferroviario internazionale fra Pinerolo e Briançon progettato nel XIX Secolo e, chissà, anche quello con la Valle di Susa. Invece la tramvia Pinerolo – Perosa Argentina, che si attestava a pochi chilometri da Usseaux, venne soppressa nel 1968 “in nome del progresso” come scrisse il giornale locale, L’Eco del Chisone.

Alberto C. Steiner

Coltivare legami: il condominio solidale

C’è una fascia debole della popolazione che oggi non riesce ad accedere alle misure locali o nazionali di contrasto alla povertà né ai servizi comunali, che invece raggiungono principalmente le fragilità delle famiglie il cui disagio si è cronicizzato e, partendo da questa riflessione che riguarda molti cittadini, ci siamo chiesti quali azioni sia possibile mettere in campo per dare una risposta anche ai loro bisogni.CV 2017.03.15 Condominio solidale 001.jpgLa persona dovrebbe sempre costituire il focus delle relazioni, quelle che sostengono la solidarietà reciproca accompagnando anche nei periodi in cui si affrontano difficoltà.
L’emergere di bisogni nuovi richiede la capacità di intercettarli e comprenderli attraverso l’adeguata progettualità di servizi innovativi sui quali investire, per affrontare situazioni di difficoltà temporanea o di disagio cronico che non trovano risposte nelle misure tradizionali di contrasto alla povertà. Pensiamo alla presenza di disabili all’interno della famiglia, alle madri con minori, alle situazioni di rischio evolutivo, o ancora agli adulti che faticano a reinserirsi nel mondo del lavoro.
Questo modello urbano ci piace e non lo riteniamo utopistico. Il condominio solidale risponde all’emergente necessità di casa o di socialità, di accompagnamento all’autonomia, di un contesto protetto e tutelato inserito nel tessuto urbano.CV 2017.03.15 Condominio solidale 002I bisogni specifici possono essere meglio affrontati in una piccola comunità dove si valorizzano i rapporti di prossimità e vicinato. In questo senso il condominio solidale promuove la solidarietà tra condomini con il sostegno reciproco e la partecipazione ad attività di socializzazione, sotto la guida di professionisti adeguatamente preparati.
Parlare di condominio sarebbe, tecnicamente, improprio poiché il modo migliore di concretizzare i progetti consisterebbe a nostro avviso in edifici ricostruiti o recuperati da imprese private, per esempio nell’ambito di più ampi progetti di edilizia convenzionata, e ceduti, come previsto nell’ambito di apposite convenzioni, alle amministrazioni comunali o ad operatori specializzati di provata affidabilità.

ACS

Nuovi attori dello sviluppo territoriale: i nonni

Tra i paesi europei siamo secondi solo alla Germania e la tendenza, in atto da tempo, viene annualmente confermata: i dati Istat e le previsioni avvertono che entro il 2030 gli over 80 potrebbero rappresentare quasi un terzo della popolazione.CV 2017.03.10 Anziani come risorsa 001Ciò che emerge nettamente è il calo della capacità di assorbimento istituzionale delle nuove e numerose esigenze che il fenomeno sta creando, accompagnate da richieste di servizi da parte di questo esercito di anziani. Che lo si voglia o meno, lo stato sociale non potrà rimanere com’è oggi: molto sta cambiando e cambierà in relazione agli assetti pensionistici e all’assistenza socio-sanitaria.
A causa della trasformazione delle famiglie, dovuta alla diminuzione o all’assenza dei figli e all’incremento di separazioni e divorzi, stiamo inoltre assistendo a nuove modalità di aggregazione sociale. Da una parte una congiuntura economica che limita notevolmente la possibilità, e talvolta la volontà, di intervenire attivamente nella cura di genitori e nonni, dall’altra un aumento esponenziale degli anziani, fascia di popolazione tra le meno privilegiate e più colpite dalla costante erosione dei fondi destinati al welfare.
Lo scenario è indubbiamente insidioso e l’unica alternativa consiste nella creazione di tutto ciò che non può essere chiesto al Servizio Sanitario Nazionale, che non dispone oggi di sufficienti mezzi finanziari. Non rimane quindi che ricorrere all’iniziativa privata, ispirandosi a modelli già esistenti laddove il welfare pubblico non è sviluppato come lo era da noi fino a qualche anno fa. La soluzione risiede nello sviluppo di realtà associative o imprese private non lucrative finalizzate ad un’assistenza qualificata e non improvvisata e all’organizzazione di relazioni sociali, contemplando la possibilità che gli anziani possano rendere disponibili le loro conoscenze a beneficio di bambini, adolescenti e giovani, oltre che prestare la loro opera in attività adatte al loro stato psicofisico, tenendo presente che il desiderio di rimettersi in gioco non manca. Una delle migliori possibilità perché ciò possa accadere è la statuizione di contesti coresidenziali sociali dove per attuare un’economia di scala tutta una serie di servizi sia condivisa: assistenza, cucina, spazi di fruizione comune. E dove possano trovare dignitoso alloggio anche studenti universitari, singoli e giovani famiglie, con la garanzia di spazi individuali inviolabili destinati a ciascun soggetto, in cambio della disponibilità ad essere presenti e attivi nei riguardi degli anziani residenti.
Ne abbiamo parlato in proposito il 28 febbraio scorso nell’articolo Coabitazione solidale come fonte di benessere: l’esempio di Trento, citando la positiva esperienza di un cohousing solidale nella città atesina.
Il problema non si pone, o si pone in misura modesta, nei centri minori e nelle località montane, che tradizionalmente godono di relazioni sociali più solide rispetto a quelle cittadine. La questione va quindi massimamente affrontata nei centri urbani di una certa dimensione: Bergamo, Bologna, Firenze, Verona, oltre che nelle grandi città: Bari, Milano, Genova, Napoli, Palermo, Roma, Torino per citare alcune località e prestando attenzione a non creare gerontopoli ghetto.
Un’alternativa, della quale beneficierebbero i numerosissimi borghi in stato di abbandono dei quali è costellata la Penisola, potrebbe essere costituita dalla creazione di cohousing sul modello dell’albergo diffuso, che le leggi vigenti consentono di attuare in agglomerati che non superino i tremila abitanti. Memoria e cura del territorio, attività condivise, ritmi lenti in contesti ambientali ben diversi da quelli urbani costituirebbero gli atout. Il come, il dove, le modalità potranno essere oggetto di opportuni studi, in fondo oggi stiamo solo gettando un seme.
Gli spazi esistono quindi, senza dover ricorrere a nuove edificazioni. Si tratta di adattare l’esistente sottraendolo al degrado. In tal modo non solo si eviterebbe ulteriore consumo del suolo ma, in special modo in riferimento ai siti non urbani, si rivitalizzerebbero il territorio e la sua cultura, ottenendo altresì una sorta di “guardiania sociale” che contribuirebbe a contrastare il degrado ambientale.
Concludiamo esortando a non dimenticare che a fronte di anziani che, per mangiare, rovistano negli scarti del dopo mercato o addirittura si umiliano compiendo piccoli furti nei supermercati, altri godono di un tenore di vita improntato alla massima serenità economica. A certificare la sussistenza di un’area di benessere diffuso è l’esistenza di sempre più numerosi portali e siti web dove si incontrano domanda e offerta di servizi e di attività legate al mondo senior con informazioni utili non solo al reperimento di assistenti, personale medico e operatori socio sanitari, strutture di accoglienza e case di riposo, ma anche rubriche riguardanti soldi e lavoro, hobby e casa, cultura e mostre, viaggi e tempo libero, sport e centri termali, aree shop e persino incontri per rapporti di ogni tipo, dall’amicizia fino a qualcosa di più.
La questione fondamentale, che supera qualsiasi fattispecie tecnica, si situa però in un nuovo modo di ripensare e ripristinare la solidarietà e lo spirito di vicinato, non da ultimo unendo anziani più fortunati, che godono di un ottimo stato di salute e dispongono di un reddito dignitoso, ad altri che vivono al limite della sussistenza. Utopia? Può darsi.

Alberto C. Steiner

Siegi am Stilfserjoch

Vi sono persone che ad un certo punto trovano il coraggio di ascoltarsi. E scelgono.CC-2016.03.07-Siegi-003.jpgUna di queste è Siegi: ha lavorato in banca per un quarto di secolo, giù in valle, e quando è morto suo padre ha sentito il bisogno di ritrovare il contatto con la natura tornando al paese, dove vivono prevalentemente gli anziani perché i ragazzi se ne vanno per studiare e spesso non tornano più. 500 anime a 1.300 metri di altitudine dominati dal massiccio dell’Ortles con i suoi 3.905 metri e le sue nevi perenni.
A sud l’Adamello e la Valcamonica, a ore sette la Valtellina, a ore nove i Grigioni e il Bernina, a est la Vinschgau che, all’orizzonte, si apre sulla piana di Merano.
Stilfs, in italiano Stelvio: un luogo molto diverso dai presepi altoatesini. Qui c’è una sola strada, quella che passa sotto il Dreisprachenspitze – in italiano banalmente Cima Garibaldi, che forse millantò di aver dormito anche qui – con le sue rampe ed i suoi quarantotto tornanti ancora considerata palestra dell’ardimento da trogloditi che per dimostrare quanto sono cazzuti la percorrono in moto e in auto, strappando urla strazianti ai motori tirati allo spasimo o imballati da inutili scalate. E ogni tanto qualcuno frena troppo tardi.
Per il resto si va a piedi fra boschi, costoni e prati quasi verticali, ed è qui che Siegi si dedica totalmente alle erbe, che coltiva e raccoglie nei campi a duemila metri, di proprietà della famiglia da generazioni e mai concimati con sostanze chimiche o sintetiche, per cucinare e per farne tisane, medicamenti o cosmetici. Ha ottenuto il permesso di raccogliere alchemilla, biancospino, borsa del pastore, crespino, eufrasia, olivello spinoso, prugnolo, rosa canina e, in più, d’estate sfalcia i prati per raccogliere il fieno, che è riuscito a far certificare come “Fieno d’alta montagna Sudtirolese”. Durante l’essiccazione l’inebriante profumo delle 40 diverse qualità si confonde con quello del legno stagionato.CC-2016.03.07-Siegi-001.jpgSiegi è noto anche per allestire, ogni estate, una specie di palcoscenico sul tetto del suo maso, destinato ad ospitare concerti. Questa iniziativa ha un nome: Stilfs Vertikal, Stelvio Verticale.
Nel maso, e nella Stube, accoglie anche gli ospiti ai quali fa assaggiare le sue proverbiali tisane e qualche bicchiere di Blauburgunder, di Traminer o di grappa con erbe capace di resuscitare i morti.
Molti vengono ad aiutarlo nel periodo della raccolta, in cambio Siegi offre vitto e alloggio. Vengono da Austria, Germania, Svizzera, Olamda e persino Finlandia. Dall’Italia se ne vedono ben pochi. Forse sono impegnatissimi in defatiganti cerchi di condivisione al ritmo del tamburo sciamanico per decidere se, dove, come, quando realizzare ecovillaggi dopo aver risolto i conflitti grazie ad un facilitatore.

Alberto C. Steiner

Questo articolo è stato pubblicato il 7 marzo 2016 sul nostro blog cesec-condivivere, attivo sulla piattaforma Myblog ed attualmente in uso esclusivamente come archivio storico.

 

Rovetta: l’esperienza di un ecovillaggio bergamasco dedicato principalmente ai disabili

Il ristorante è frequentato anche da ecochic milanesi che, tra casoncelli e polenta e strinù, discettano di cambiare il mondo come i quattro amici al bar mentre persone portatrici di handicap sgambettano in cucina e fra i tavoli.CV 2017.03.04 Coop Alchimia 001.jpgQui non ci sono tamburi sciamanici, tenda dell’inipi o scambi di massaggi reiki per imparare come si fa a realizzare ecovillaggi, ma solo gente che, gentile con chi se lo merita, si è rimboccata le maniche: siamo nelle Orobie bergamasche, per la precisione a Rovetta, dove presso la Rèssa de Fï – la salita per Fino (Del Monte) nella lingua dei padri, anzi delle madri – in località Vecchio Mulino si incontrano i tornanti che da Cerete Basso portano a Clusone.
Qui, il giorno di ferragosto del 2015 un gruppo di volontari decide di realizzare un sogno, costituendo Alchimia, una Onlus con l’obiettivo di svolgere le attività che caratterizzano la vita quotidiana di un ecovillaggio, traendone il proprio sostentamento.
Gli intenti sono valorizzare il territorio, vivere applicando nella misura del possibile il concetto di decrescita e inserire lavoratori protetti
I destinatari del progetto sono soggetti in situazione di svantaggio fisico, cognitivo e psicologico purché in grado di essere inseriti in un contesto lavorativo.
Sulla base di una concreta progettualità l’attività lavorativa è vista come opportunità emancipativa e di accompagnamento delle persone svantaggiate in un percorso finalizzato alla crescita dell’autostima.
Nell’ecovillaggio Vecchio Mulino è stato creato anche uno spazio per bambini, destinato a sussidiare genitori che hanno imprevisti lavorativi e a bambini bisognosi di un sostegno scolastico.
L’ecovillaggio è anche un ristorante ed un albergo, e l’associazione Alchimia (nin nomen omen…) sta attivando progetti di valorizzazione del territorio mirando soprattutto all’housing sociale, pensato in particolare per padri separati in difficoltà, che possono fruire di vitto e alloggio collaborando nel recupero degli spazi verdi estesi per circa tre ettari nei quali sono in corso esperienze di agricoltura e micro allevamento a chilometro zero.
L’associazione è infine aperta al territorio, cercando di valorizzare gli aspetti culturali della valle in collaborazione con le associazioni locali.
Il reperimento dei fondi necessari all’implemento dell’attività è avvenuto nel modo più logico e pragmatico possibile: nessuna attesa della manna dal cielo fatta scendere da qualche politico locale, nessuna richiesta di assegnazione o regalia con il cappello in mano in nome di improbabili e stantie visioni “alternative” ma, come si conviene a dei bergamaschi di montagna, mano al portafoglio e mutuo concesso sul valore dell’immobile e del terreno, rilevati da una situazione compromessa, ed in base a concrete garanzie di una fattiva progettualità.

Alberto C. Steiner

È attivo il gruppo CondiVivere

cv-2017-02-27-e-attiva-la-pagina-001È attivo su Facebook il gruppo CondiVivere, che si affianca all’omonima pagina con lo scopo di illustrare opportunità di residenza in cohousing in ambito urbano, in campagna ed in aree montane favorendo scambio e condivisione di idee, opinioni e soluzioni tecniche all’insegna della concretezza in materia di bioedilizia, energie a basso impatto, attività agrosilvopastorali naturali, turismo e mobilità sostenibili e, più in generale, di decrescita e di un vivere rallentato, assistito dal recupero del patrimonio di conoscenze costituito dalla nostra cultura tradizionale.
Per chi desidera aderire questo è l’indirizzo: https://www.facebook.com/groups/condivivere/?ref=group_cover.

ACS