Sempre lì, lì nel mezzo, fin che ce n’hai: una vita da letame

Vedete voi se ridere o piangere: in Valtellina i Carabinieri hanno ricevuto segnalazioni, da parte di cittadini in vacanza, contro le vacche al pascolo perché con i campanacci disturberebbero la quiete e i pisolini.CC 2018.08.01 Letame 004Ma i bovini, oggi stimati in 5.500.0001 capi contro i 6.264.000 del 19212, oltre che tintinnare i campanacci defecano. E producono letame, risorsa tanto preziosa quanto controversa.
Da sempre sinonimo di fertilità e salute del terreno, il letame è storicamente accostato alle pratiche agricole per innalzare le rese e restituire al suolo quanto asportatovi dalle colture ma, pur nutrendo, strutturando, trattenendo l’acqua, è portatore di criticità, polemiche e limiti oggettivi nell’utilizzo.
Oggi gli allevamenti bovini sono prevalentemente concentrati nell’area centrale dell’Oceano Padano3, mentre un secolo fa erano distribuiti lungo quasi tutta la penisola, con particolare incidenza in Toscana, Marche, Lazio, Campania. La popolazione, inoltre, era in gran parte contadina, pertanto in ogni podere c’erano almeno un paio di vacche da latte, oltre a cavalli, asini o muli. Non vi era quindi campo che non potesse contare su un po’ di letame bovino ed equino. Oltre che su quello derivante dal pollame, come è noto la specie domestica più diffusa al mondo tanto da divenire emblematica delle aree povere di risorse.CC 2018.08.01 Letame 001Dal 1921 (anno i cui la popolazione assommava a 37.200.0004 unità) ad oggi (60.500.000) passando per il 1958 (49.300.000 ) anno che viene considerato l’inizio del boom economico, i consumi di carne sono notevolmente aumentati: è in quell’anno che l’immagine di un paese povero e arretrato, condannato a una dieta scarsa e pressoché vegetariana povera di grassi e proteine, vede una brusca impennata che inverte la tendenza e apre ad un’epoca nuova senza precedenti di crescita costante e intensa, nella quale l’alimentazione italiana raggiunge i livelli e gli standard dei Paesi avanzati del mondo occidentale.
Nel 1958 venivano mediamente consumati pro-capite 111 kg annui di carne bovina, 6 di suina e 3 di pollame (incluse oche, escluse anatre classificate come selvaggina); oggi si toccano rispettivamente i 25, i 40 e i 20 (senza distinzione fra anatre e oche, in ogni caso assolutamente marginali). Ma ciò è massimamente dovuto alle importazioni poiché, come visto, un secolo fa esistevano più bovini ma la popolazione era poco più della metà rispetto a quella attuale, ed il consumo di carne bovina era diffuso solo nelle fasce a reddito medio-alto.
Va aggiunto che, per l’allevamento dei bovini, la disponibilità di acqua è fondamentale, ben lo sapevano addirittura i Cistercensi che con le marcite istituirono il terzo ed il quarto taglio della fienagione, l’ultimo all’approssimarsi dell’inverno, e per tale ragione il Nord è da sempre più ricco di bovini rispetto al resto della penisola. Ed anche oggi, puntando un ideale compasso su Cremona e tracciando una circonferenza del diametro di 120 km includeremmo almeno il 60 per cento dei bovini, e dei suini, nazionali5.CC 2018.08.01 Letame 003Ciò è anche dovuto alla sempre più marcata specializzazione, pur tenendo conto (breve digressione fuori tema) che in aree come il Parmense sono numerosi gli impianti suinicoli abbandonati e sotto esecuzione, spesso perché dopo aver drenato contributi dalla tanto vituperata Europa ed aver delocalizzato all’estero gli “imprenditori” hanno portato i libri in tribunale, riciclandosi come intermediari e trasformatori di carni provenienti dall’estero, spesso da paesi dove i controlli esistono solo sulla carta e dove il giro di certificati sanitari incomprensibili la fa da padrone6. Per non andare troppo fuori tema ci limitiamo a citare come facciano fede, in tal senso, i dati del contenzioso di Cariparma (ex Cassa di Risparmio di Parma e Piacenza, oggi Crédit Agricole) oltre che dell’onnipresente Unicredit. Ma torniamo alla carne bovina: in Valtellina la bresaola doc-igp si fa con carne di zebù brasiliano.
Detto in altri termini: mangiamo la merda, ma la merda in senso stretto non la importiamo.
Questo significa, giusto per fare un esempio, che nelle vaste aree cerealicole del Centro e del Sud, dove i capi d’allevamento sono relativamente scarsi, letamare è praticamente impossibile. L’alternativa sono fertilizzanti minerali che, pur nutrendo le colture, non reintegrano il suolo relativamente al contenuto di sostanza organica, e i ritmi finanziari e del mercato non consentono di lasciare incolta una parte della superficie per ingrassare il terreno.
Per l’agricoltura biologica e biodinamica, che si sono vietate i fertilizzanti inorganici, il letame è uno dei fattori produttivi più ambiti ma…
Ma c’è un ma, perché qui sconfiniamo nell’ambito delle ideologie, dei convincimenti ascientifici, addirittura biomistici come nel caso della biodinamica, basata su una visione esoterica e resa famosa in primis dal Nazismo.
Fermo restando che, del letame, bisognerebbe avere la disponibilità sotto casa (ne va, anche, del km zero e dei costi di stoccaggio e trasporto) abbiamo visto come la preziosa risorsa sia prodotta prevalentemente al nord mentre l’agricoltura biologica e biodinamica è diffusa su tutto il territorio, addirittura con maggiore concentrazione al Sud.
Se tutta l’agricoltura dovesse diventare bio, o biodinamica, a parità di impegno e di produzioni si renderebbe necessario accrescere notevolmente il patrimonio bovino solo per star dietro ai fabbisogni di letame dei campi. Vale a dire proprio ciò che l’intero mondo ambientalista vede come fumo negli occhi per via dell’inquinamento, dell’effetto serra, dei nitrati, della deforestazione e del blablabla, pur considerando che quando gli ambientalisti parlano, anzi proclamano, bisogna sempre fare la tara a ciò che dicono.
Un esempio a tema, anche se datato: nella provincia di Piacenza7 venne realizzato 14 anni fa uno studio comparativo dei livelli di nitrati nelle acque parametrati alla consistenza dei bovini in ogni comune. Vennero riscontrati meno nitrati nei comuni con più capi bovini e di più in quelli a densità zootecnica inferiore, esattamente il contrario di quello che ci si sarebbe dovuti aspettare.
In ogni caso l’incremento della richiesta di letame, e conseguentemente (anzi antecedentemente, per lapalissiane ragioni…) di capi bovini, contrasta apertamente con qualsiasi pretesa di maggiore ecosostenibilità dell’agricoltura biologica e, in particolare, biodinamica.
Ma nel 1921, anno del Milite Ignoto? Oltre al Milite Ignoto c’erano, come scritto più sopra, 37 milioni e duecentomila abitanti, il doppio delle terre coltivabili rispetto ad oggi ed una popolazione prevalentemente contadina con il proprio pezzo di terra e qualche bestia nella stalla. Ciascuno la sua mamma e tutti a far la nanna…
Piaccia o meno agli ambientalisti, va detto che le indagini e le proiezioni più attendibili non le fanno Legambiente, i genuini clandestini o i vari debunker, le fa il marketing, quello responsabile dell’impegno di miliardi di euro in strategie, linee di prodotto, macchinari, attività lobbistica, logistica, pubblicità per indurre i consumi.
E le indagini dicono (per chi mi conosce, siamo alle solite: il 90/10 che è ormai stabilmente diventato 95/5) che il mercato agroalimentaree, dopo il picco registrato negli anni scorsi, è in controtendenza: vegetariano e vegano costano troppo e, si è scoperto, spesso senza ragione, non sviluppano serotonine e la gente tende ad associarli con tutta una serie di intemperanze e fisse che negli anni scorsi hanno reso tristemente famosi vegani e antispecisti, a causa di alcune frange estremiste.
Il marketing ha quindi sentenziato che lo stile alimentare vegetariano, ed in particolare vegano, rappresenterà solo qualche punto percentuale sul totale (al massimo l’11 per cento), tenendo conto che i vegetariani mangiano uova e formaggi e bevono latte: ciò significa che pollame e vacche da latte sopravviveranno. E con loro il letame.CC 2018.08.01 Letame 002E, per concludere come l’uroboro, tornando ai villeggianti che si lamentano per il suono dei campanacci delle vacche, i cittadini, specialmente gli ecobiobau che orgasmano con semi antichi e bacche di improbabile provenienza nei biomercatini di città, una volta trasferitisi a vivere in campagna sono maestri nel rompere i maroni a chi in campagna ci lavora sul serio, per esempio lamentandosi che dalle stalle fuoriescono puzza e mosche. Adusi alle dinamiche cittadine sobillano comitati e presentano esposti, purtroppo essendo nuovi elettori e nuovi contribuenti vengono lasciati fare, nella speranza che – magari attraverso qualche pratica di meditazione, che negli ecobiobau non manca mai – trovino, se non il Nirvana, almeno la pace con se stessi, auspicabilmente decidendo di ritornare nelle loro città dove, forti del vissuto agreste, potranno organizzare corsi di agricoltura sostenibile ed ecovillaggi che saranno come la marcia dell’Aida, nonché ritrovarsi, oltre che al solito Radetzky, in quell’ammmmore del nuovo tisanispremificio appena aperto dalla Cicci, dalla Pilli, dal Simo o da Slurpasgnapavat.
Per quanto ci riguarda, nella consapevolezza che il letame gode, e per lungo tempo ancora godrà, ottima salute, gli formuliamo i nostri migliori auguri.

Alberto C. Steiner

NOTE
1 – Tutti i dati numerici sul patrimonio zootecnico e sull’alimentazione: Ministero delle Politiche Agricole e Forestali
2 – Anno del 6° censimento effettuato a partire dall’istituzione del Regno d’Italia (1861); fu l’ultimo demandato ai comuni, gravati anche delle spese di rilevazione, prima dell’avvento dell’Istat e rivestì particolare importanza poiché seguì il precedente, risalente al 1911, riferendo lo stato della popolazione e delle attività dopo la I Guerra Mondiale.
Mediante tale censimento vennero anche aggiornati i dati sulla proprietà fondiaria, che aveva per base il Catasto Geometrico Particellare istituito con legge 1° marzo 1886 e che accorpava i dati dei singoli stati, escluso lo Stato della Chiesa rilevato in due riprese, nel 1876 e nel 1898, che fino al 1861 costituivano l’ossatura politica della penisola.
3 – Oceano Padano è il titolo del libro di Mirko Volpi pubblicato da Laterza nel 2015.
4 – Tutti i dati numerici sulla popolazione: Istat
5 – Dato desunto da Interviste impossibili: una vita da letame, di A. Sandroni, Agrinotizie 25 luglio 2018, che ha liberamente ispirato il nostro articolo.
6 – Cristophe Brusset: Siete pazzi a mangiarlo!, Piemme 2015.
7 – Progetto Aquanet: Analisi degli effetti dell’inquinamento diffuso sulle acque destinate all’uso potabile: definizione di piani di prevenzione – Arpa Emilia-Romagna, Università Cattolica del Sacro Cuore Facoltà di Chimica Agraria e Ambientale, anno 2004.

 

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Scuole di agricoltura sostenibile? Le aveva già inventate il Fascismo

O popolo bruto su, snuda il banano!
Non vedi che giunge l’amato sovrano?
Il sir di Corinto dal nobile augello,
Qual mai non fu visto più duro, più bello.  (Ifigonia in Culide, Atto I Scena I)
In questo momento storico fondamentale
dove?dove?dove?
per il Paese
quale?quale?quale?
a latere di una legge che pone l’ὀστρακισμός, l’ostrakismós
bono l’ostrakismós, con la polenta!
a tutto ciò che richiama il Fasismo, le spoglie del Re Soldato alias Sciaboletta, ovvero di colui che di tale regime permise l’insediamento intimorito dalla frase che l’imbonitore da fiera alias Crapùn pronunciò: “Farò di quest’aula sorda e grigia un bivacco di manipoli” e che in un paese ormai devastato dalla guerra
Ma è giusto che te la dia al primo appuntamento?  (da un gruppo Fb di incontri per cinquantenni)
se la squagliò peggio del Carlo Martello di De Andrè dando così la stura alla guerra civile, nel silenzio più totale stanno per calcare l’italico suolo, grazie ad una legge che lo ha consentito. È persino possibile che Sciaboletta venga inumato al Pantheon
In questa palude territoriale che taluni (taluni? non fare l’acculturato del cazzo! su, da bravo, scrivi: una sbaraccata sba-rac-ca-ta … ecco, così) si ostinano a definire paese abbiamo varcato da gran tempo il confine della dicotomia schizoide: i sinistri sono diventati peggio delle peggiori destre, in fusion con le medesime dopo che queste sono diventate una pallida caricatura di se stesse.

In un melange da vomito, anzi da trasüu de ciucch (perdonino le gentili lettrici) sono individuabili residui di salvataggi bancari con denaro pubblico, attentati alla riservatezza in favore di case farmaceutiche, fantasmi di presunte nipotine di satrapi nordafricani e rottami che – interdetti ai pubblici uffici per reati che in un paese mediamente normale sarebbero considerati infamanti – possiedono tuttora facoltà di parola e peso politico, gioppini che girano in treno, contestatissimi ma questo non lo si deve sapere, e via enumerando. Anzi, non enumerando: ci fermiamo qui perché non desideriamo che i nostri lettori – che in quanto nostri lettori appartengono alla quota del 10% non imbecille, imbelle, rassegnato, inconsapevole, lobotomizzato – respirino ulteriori olezzi di discarica.Cesec 2017.12.18 Scuola Agricoltura Sostenibile.jpgSullo sfondo di questo scenario a tinte livide ci è stato regalato il manifesto che riproduciamo, avente per oggetto il Concorso Nazionale per la Vittoria del Grano. Risale, come evidenziato nel tondo in alto a sinistra, all’Anno VI E.F., Era Fascista, il 1928, quasi un decennio prima delle “inique sanzioni” e della conseguente autarchia con annesse battaglie del grano.
Quello che ci colpisce è la scritta che campeggia in calce: rivolgersi alla cattedra ambulante di agricoltura, che ci rimanda inevitabilmente alle varie scuole ambulanti di agricoltura sostenibile, che affermano di richiamarsi ad un’economia di scambio, felicemente decrescente, improntata alla condivisione.
Cesec-CondiVivere-2014.12.05-Autarchia-Verde-006Il 5 dicembre 2014 pubblicammo sul vecchio blog l’articolo Green economy? L’ha inventata il Duce: si chiamava Autarchia che, in ragione dell’argomento spinoso, iniziava con queste parole: “Premessa: se ciò che sto per scrivere sarà causa di turbamenti per i figli dei figli dei fiori, vale la risposta che Jack Nicholson, nei panni del colonnello dei Marines Nathan R. Jessep, diede al suo vice, tenente colonnello Matthew Andrew Markinson, nel film Codice d’Onore.”Cesec-CondiVivere-2014.12.05-Autarchia-Verde-002-1024x414.jpgInvitiamo chi lo desidera a rileggerlo, perché gli spunti che offre sono quanto mai attuali. E ciò senza dimenticare l’articolo del 15 febbraio 2017: Wie braun sind die Grünen? titolo “la cui traduzione letterale è ‘Come (nel senso di quanto) sono marroni i Verdi?’ in riferimento al colore marrone delle Camicie Brune originariamente indossate dalle S.A. (Sturmabteilungen, reparti d’assalto) di Ernst Röhm, che in Germania identificano i nazisti esattamente come in Italia le camicie nere sono associate al fascismo”, e che concludevamo specificando come “certe tesi siano decisamente tirate per i capelli, altre siano palesemente strumentali, ma nel complesso trattasi di un indicatore di modelli di pensiero spesso diffusi anche da noi.”
Giorgio Nebbia, nella prefazione del libro citato nel primo dei due articoli indicati sopra, ricorda come un’autarchia vada oggi praticata perché abitiamo tutti in un’unica nazione, il Pianeta Terra, i cui confini sono chiusi: “Possiamo trarre quello che ci occorre soltanto dal suo interno e la nazione planetaria soffre degli stessi limiti che affliggevano i paesi in guerra nel XX Secolo. Contare sulle proprie forze, fare di più con meno non sono capricci, ma linee della politica economica da adottare nel XXI secolo.”
Pur comprendendo come l’autarchia sia stata oggetto di ostracismo a causa dei suoi eccessi e del suo orientamento alla preparazione della guerra, uno dei suoi meriti principali fu rammentarci che negli stessi anni le stesse politiche – come il New Deal di Roosevelt – ebbero invece l’obiettivo di salvare la pace, e persino Keynes, nell’opuscolo intitolato La fine del laissez-faire, scrisse chiaramente: “Inclino a credere che, quando il percorso di transizione si sarà compiuto, una certa misura di autarchia o di isolamento economico tra le nazioni, maggiore di quello che esisteva nel 1914 possa piuttosto servire che danneggiare la causa della pace”.
E gli attuali ecovillaggi non sono altro che l’emblema della ricerca di uno stile di vita rallentato all’insegna della decrescita a km zero: in altre parole comunità e autarchia.

Alberto C. Steiner

Wie braun sind die Grünen?

Un lettore ci segnala questo articolo, che è un vero pugno nello stomaco e la cui traduzione letterale del titolo è “Come (nel senso di quanto) sono marroni i Verdi?”
Il riferimento al colore marrone è alle Camicie Brune originariamente indossate dalle S.A. (Sturmabteilung, reparti d’assalto) di Ernst Röhm, che in Germania identificano i nazisti esattamente come in Italia le camicie nere sono associate al fascismo.cc-2017-02-15-econazi-003Pubblicato su Watson (questo il link), portale svizzero di lingua tedesca, annota come verde non significhi necessariamente di sinistra, ponendosi la questione di quanto possano diventare fascisti gli ultra-ecologisti attraverso una sorprendente galleria di ritratti del movimento verde, che pone alla ribalta anche vecchi arnesi nazisti e, tra questi, il comandante del lager di Auschwitz Rudolf Höß, il Reichsbauernführer (Capo dei contadini del Reich) Richard Walther Darré e persino il vecchio nazista e agricoltore biologico Baldur Springmann, nel 1980 co-fondatore dei Verdi tedeschi.
Il tema è di indubbio interesse, soprattutto considerando come da noi l’associazione ecologia = sinistra sia da tempo invalsa nel comune sentire, e comunemente si ritengano i portatori del verbo ecologista – con il corollario delle relative ricadute negli ambiti sociale, della cultura, dell’alimentazione, dell’animalismo, della finanza etica e della salute – aperti al dialogo ed al confronto. Anni di esperienza ci insegnano come effettivamente lo siano, fra di loro e a condizione di non essere contrastati o messi in alcun modo in discussione.
Poiché tenore e contenuto dell’articolo in questione possono essere o meno condivisibili. non riteniamo utile innescare polemiche esprimendo opinioni. Ci limitiamo perciò a riportarne una sintetica traduzione dal tedesco.
L’iniziativa popolare federale Ecopop (associazione ecologica svizzera fondata nel 1986, per chi volesse saperne di più è utile questo link a Wikipedia – nostra nota) unisce la protezione dell’ambiente con la politica demografica e migratoria. E questo comporta il rimprovero di essere razzista. Ma verde non significa per forza di sinistra: nella tavola genealogica del movimento verde figurano infatti anche dei nazisti.
Una vecchia barzelletta racconta: Si incontrano due pianeti, “come stai?” domanda uno. “Male! sono affetto dall’umanità”, risponde l’altro. E il primo lo consola: “L’ho già avuta anch’io. Ma poi passa!” La barzelletta piace perché ci confronta con un sorprendente cambiamento di prospettiva. Pianeti come malati e uomini come agenti patogeni. Per chi la vuole prendere sul serio, in questa battuta si mostra un’immagine negativa dell’uomo: il problema è proprio l’uomo. E come nel caso dei virus e dei batteri, il pericolo consiste nella loro moltiplicazione incontrollata.cc-2017-02-15-econazi-002Guerrieri della terra ed ecologisti del profondo
Ci sono delle tendenze ecologiche, ad esempio i Guerrieri della Terra di Earth First o aderenti alla cosiddetta ecologia profonda che considerano la terra come un organismo animato (Ipotesi di Gaia) e gli uomini come parassiti dei quali occorre ridurre il numero. Arne Næss, il fondatore dell’ecologia profonda, si è pronunciato per una riduzione della umanità ad un “minimo ragionevole” e dichiara che ogni immigrato proveniente da un paese povero che va in un paese ricco – tenuto conto del livello di vita superiore – crea uno stress ecologico.
Riduzione della popolazione mondiale e limitazione dell’immigrazione in Svizzera: ecco le preoccupazioni dell’iniziativa dell’associazione Ecopop: “Stop alla sovrappopolazione, sì alla conservazione delle basi naturali della vita.” L’iniziativa è ufficialmente respinta dal partito dei Verdi Svizzeri ma fra la base del partito stesso è facile trovare soggetti con tale convincimento. Nel frattempo si è costituito il comitato Grüne für Ecopop, Verdi per Ecopop.
I critici rimproverano all’iniziativa Ecopop di essere xenofoba o adirittura razzista. Ma l’Associazione rifiuta la collaborazione con partiti di destra e non vuole in nessun modo essere associata agli ambienti della destra. Ecopop, che fino al 1987 si chiamava Schweizerische Arbeitsgemeinschaft für Bevölkerungsfragen, fu fondata nel 1971 come reazione ai primi incontri del Club di Roma (qui il link a Wikipedia – nostra nota), come viene spiegato sul sito dell’associazione.
Protezione ambientale contro gli stranieri
Tuttavia la fondazione di questa associazione potrebbe essere in rapporto con l’iniziativa contro l’inforestierimento di James Schwarzenbach, che fu respinta con scarsa maggioranza nel giugno del 1970. Inoltre, nella fase iniziale dell’associazione, nel comitato di Ecopop figurava Valentin Oehen, presidente della Azione Nazionale contro l’inforestierimento del popolo e della patria, che nel 1990 cambiò nome in Democratici Svizzeri. Oehen fece uso degli argomenti ambientali contro gli stranieri: “È ben noto come questa esplosione pericolosa della popolazione nel nostro paese sia dovuta per una parte essenziale all’immigrazione” rimane una sua frase famosa.
Il pensiero ecologico non è quindi, di per sé, di sinistra. Nella galleria degli antenati del movimento verde si trovano pure pensatori conservatori, esoterici romantici e incendiari della propaganda antisemita.
Malthus e i suoi successori
Il primo a difendere con grande impatto i pericoli della sovvrapopolazione fu l’economista britannico Thomas Rober Malthus. Nel 1798 pubblicò il suo saggio Essay on the Principle of Population, Saggio sui principi della popolazione, dove formulava la tesi secondo cui la produzione alimentare che cresce in proporzione lineare non potrebbe andare di pari passo con l’aumento in forma esponenziale della popolazione. Povertà estrema e, finalmente, decimazione per epidemie e carestie alimentari sarebbero la conseguenza inevitabile.
I concetti neomalthusiani hanno marcato fortemente il movimento ecologista, particolarmente dopo la scomparsa dell’euforia di crescita all’inizio degli anni ’70. Già nel 1968, Paul R. Ehrlich, un biologo americano, introdusse sul mercato il suo bestseller allarmista The Population Bomb, nel quale profetizzava che centinaia di milioni di persone sarebbero morte di fame. La colpa andava ricercata, secondo Ehrlich, soprattutto nell’aumento della popolazione dei paesi sottosviluppati, che proponeva di limitare con un controllo repressivo delle nascita (in Italia, venne pubblicato nel 1970 Il medioevo prossimo venturo scritto dall’ingegnere Roberto Vacca, che profetizzò eventi puntualmente accaduti – nostra nota).
Vecchi nazisti quali difensori dell’ambiente
Nel 1972 il Club di Roma pubblicò il suo leggendario Rapporto sui limiti dello sviluppo nel quale prevedeva che l’umanità in aumento avrebbe consumato buona parte delle risorce fino all’inizio del nuovo millenio. L’anno dopo apparve Gli otto peccati capitali della nostra civiltà scritto dallo zoologo e premio Nobel austriaco Konrad Lorenz, che nel 1988 affermò: “Contro la sovrappopolazione l’umanità non ha finora niente di ragionevole. Si potrebbe pertanto avere una certa simpatia per l’AIDS.” Lorenz, che fu membro del Partito Nazionalsocialista poco dopo l’Anschluss, l’annessione dell’Austria alla Germania (avvenuta nel 1938 – nostra nota), secondo quanto scrisse il giornalista di sinistra Peter Bierl egemonizzò nel secondo dopoguerra la questione della protezione dell’ambiente nel dopoguerra insieme con altri ex-nazisti. Tra questi l’architetto paesaggista Alwin Seifert, che riteneva i paesaggi della steppa come Undeutsch e perciò voleva germanizzare i terreni conquistati nell’Est tramite siepi. Dopo la guerra fu presidente onorario della Lega per la protezione dell’ambiente in Baviera.
Nel novero degli ex-nazisti anche l’agricoltore biologico di estrema destra Baldur Springmann, nel 1980 co-fondatore dei Verdi tedeschi. Come altri difensori dell’ambiente di tendenza razzista anche Springmann coltivava idee esoteriche: gestiva ad esempio la sua fattoria in conformità con i principi dell’agricoltura biodinamica (è proprio il caso di scrivere: no comment – nostra nota), che si fonda sull’antroposofo Rudolf Steiner.cc-2017-02-15-econazi-001Riformatori della vita e Artamani
Steiner aveva un grande influsso sul movimento Lebensreformbewegung, più semplicemente noto come Vita Sana della Germania tradizionale. I riformisti di tale movimento propandavano alimentazione sana, vegetarianismo, protezione degli animali e naturismo e combattevono alcol e nicotina. Per alcuni di loro pure l’igiene della razza faceva parte delle rivendicazioni necessarie. Razzismo e antisemitismo (non inventati dal nazismo ma radicati nella cultura germanica ed espressi in modi sempre più insofferenti a partire dalla fine del XIX Secolo – nostra nota) così come l’ideologia del Blut und Boden, letteralmente Sangue e Suolo costituivono parti integranti e indispensabili nell’ideologia degli Artamani (non dimentichiamo che per i tedeschi Heimat, la patria, non è madre bensì padre – nostra nota).
L’associazione di carattere agro-romantico fondata negli anni ’20 propagandava “Il rinnovamento che parte dalle forze originarie del carattere nazionale, dal sangue, dal suolo, dal sole e dalla verità.” Numerose importanti figure naziste erano Artamani, come il SS-Reichsführer Heinrich Himmler, il comandante del lager di Auschwitz Rudolf Höß oppure il Reichsbauernführer Richard Walther Darré. I villaggi militari e razzialmente puri degli Artamani sono tuttora fonte di ispirazione per gli estremisti di destra: i neo-artamani tentano da circa un ventennio, in particolare nel Land nel Meclemburgo-Pomerania Anteriore, di sviluppare simili progetti. Tali ecofascisti (letterale nel testo – nostra nota) si danno all’esterno un aspetto di persone innocue, combattono la tecnologia genetica e vendono materiali da costruzione ecologici. Ma pure loro propugnano una miscela di razzismo, ideologia del sangue e del suolo nonché di Neuheidentum (etenismo, dall’antico norreno heiðni, un movimento che rivivifica l’antico politeismo germanico – nostra nota) che risulta un cocktail bruno (come spiegato più sopra dal colore marrone delle camicie dei nazisti – nostra nota).
I membri dell’associazione Ecopop sono certamente lontani da tali ideologie. Ma è possibile che non abbiano tutti la coscienza dell’importanza della storia bruna nell’ambito della protezione dell’ambiente. Questo dovrebbe anche essere valido per certi politici svizzeri, che nell’anno elettorale 2011 si erano ancora pronunciati per una limitazione dell’immigrazione, come ha scritto recentemente il Tages-Anzeiger. Questi parlamentari risposero affermativamente alla domanda: “Se un’iniziativa popolare proponesse di regolare l’immigrazione e limitare l’aumento della popolazione in quanto causata dall’immigrazione al 0,2% per anno, lei sostiene questa iniziativa?”
Sin qui l’articolo. Certe tesi sono decisamente tirate per i capelli, altre sono palesemente strumentali, ma nel complesso trattasi di un indicatore di modelli di pensiero spesso diffusi anche da noi.

Alberto C. Steiner (traduzione e commenti)