Alpinum: un forum. Nell’acqua.

“Dove e sei sta-a-to mio be-e-ll’alpi-i-num, che ti g’ha cambià el colo-o-re …”
Sono anni che ci battiamo, stiliamo progetti, individuiamo sorgenti non sfruttate lungo l’arco alpino, tentiamo di risvegliare coscienze istituzionali e popolari. Risultato: zero.
Il tema è sempre quello: l’acqua pubblica e sana ma, di fronte all’insensibilità di chi è preposto alla cosa pubblica e all’indifferenza dei cittadini-elettori-consumatori (tanto l’acqua c’è, la paghiamo comunque, perché complicarci la vita con azionariato popolare, consorzi e menate varie?) il nostro slogan “Compriamo l’acqua per salvare l’acqua” lo abbiamo smontato, ripulito, ingrassato, rimontato, avvolto in un panno morbido, infilato in un sacchetto, sigillato e riposto in soffitta. Dove forse, un giorno, lo ritroveranno i nostri bis-bis-bis-bis nipoti che esterneranno il loro ammirato stupore, come accadde a noi di fronte alla sciabola o al fucile Carcano ’91 del nonno che prese parte alla Grande Guerra (in questa ideale simbologia il mio, di nonno, avrebbe avuto un Mannlicher M1890 perché, come ebbi più volte occasione di scrivere, affermò sempre di aver fatto la guerra, ma fieramente dalla parte sbagliata).CC 20189.01.28 Alpinum 2018 003Esaurita la premessa veniamo all’Alpinum del titolo: si tratta di un forum. Un forum nell’acqua, naturalmente. Sotto il roboante titolo Forum Alpinum 2018: Acqua alpina – bene comune o fonte di conflitti? lo organizzano dal 4 al 6 giugno prossimi, ISCAR, International Scientific Committee of the Alpine Conference (definito da http://www.unimontagna.it/enti/iscar/: “an official observer of the Alpine Convention”, come dire un guardone delle alte cime) e il premiato convegnificio Unimont, l’Università della Montagna di Edolo, realtà che stimavamo e con la quale ai primordi addirittura collaborammo, prima che si trasformasse in un’ectoplasmatica entità convegnificatrice.
Tema del simposio sarà il cambiamento ambientale e delle condizioni climatiche, legato agli elementi che portano a conflitti sull’uso dell’acqua ed la sua gestione nel territorio Alpino. Verranno individuati gli elementi chiave per l’uso e la gestione delle risorse idriche, analizzando gli eventuali conflitti e valutando le possibili soluzioni, nell’intento di fornire una piattaforma che faciliti il dialogo tra scienziati, professionisti e responsabili delle politiche al fine di creare suggerimenti e raccomandazioni politiche su argomenti prioritari.
E, a cotanto convegno, sappiamo già cosa seguirà, per dirla con Cetto Laqualunque, l’unico pseudodeputato che stimiamo: una beata minchia.CC 20189.01.28 Alpinum 2018 002“Toglieranno l’acqua da sotto la pancia delle anatre? Metteranno il cartellino con il prezzo a ogni goccia di pioggia? E quanto costerà la rugiada?” Queste, ed altre, erano le domande che si poneva Marta, la bimba che fu nostra mascotte, protagonista di Marta e l’acqua scomparsa, la favola bella, intelligente ed ecologica scritta da Emanuela Bussolati, della quale scrivemmo in uno degli articoli che consideriamo più belli e toccanti: Quanto costerà guardare l’arcobaleno? pubblicato nel giugno 2013 su Kryptos Life&Water, e richiamato in Acqua pubblica: alla piccola Marta hanno tolto il diritto di sognare, pubblicato il 23 dicembre 2015 sul vecchio blog Cesec-Condividere e leggibile qui. CC 20189.01.28 Alpinum 2018 001Non siamo nell’area subsahariana, pertanto da noi i conflitti per l’acqua non si combattono (ancora) a colpi di Kalashnikov, bensì di carta bollata. Lo dichiarammo a Verona, quando la città, dal 23 al 27 giugno 2014, divenne la capitale mondiale dell’acqua con tutta una serie di iniziative, progetti, incontri, ricerche e workshop a tema con 250 contributi provenienti da 41 paesi.
Le nostre proposte furono due: una, studiata con l’aiuto dell’Università scaligera e del Politecnico di Milano, riguardava gli scarichi domestici che potrebbero trasformarsi in una grande risorsa da cui recuperare energia rinnovabile, fertilizzanti, biopolimeri e plastiche biodegradabili, e più in generale soluzioni per il trattamento delle acque reflue, in abbinamento a quello dei rifiuti per l’ottenimento di biogas come quello che metteremo in pratica nel recupero di un’azienda agricola orvietana. Detto in soldoni, si tratterebbe di buttare nel lavandino tutta una serie di rifiuti domestici che, confluiti in appositi luoghi di raccolta, verrebbero opportunamente trattati.
La seconda proposta (sviluppabile qualora dovessimo trovare uno sponsor per lo sviluppo del prototipo, ma pare che camminiamo lungo sentieri percorsi solo da ciechi e sordi) riguardava un sensore captatore, una specie di cucchiaino in forma di chiavetta USB da connettere a pc, tablet, telefoni ed eventualmente collegato ad un braccialetto, per il monitoraggio delle acque in modo capillare sul territorio, creando una banca dati e individuando i punti di criticità affinché possano essere opportunamente bonificati. Il braccialetto consentirebbe inoltre di stabilire la tossicità in funzione di eventuali patologie una volta caricato lo screen anamnestico.
Pur senza fanatismi, abbiamo sempre posto costante attenzione alla sostenibilità ambientale ed economica, ad un rinnovato concetto di impianto di depurazione per la migliore qualità dell’effluente restituito all’ambiente, al recupero di risorse rinnovabili (biogas e bioidrogeno), al contenimento dei costi e dei consumi energetici ed all’efficienza gestionale.
Crediamo nell’interazione fra scienza, tecnica e ricerca applicata di carattere spiccatamente ingegneristico. Agli imbonimenti della filosofia e della politica no, a quelli non crediamo.

Alberto C. Steiner

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Così si fa, a valorizzare un territorio: sapevatelo!

Si è svolto il 10 gennaio a Varzi un convegno per la creazione di un comitato tecnico per la valorizzazione dell’Oltrepò Pavese, anzi dell’Appennino Lombardo – Alto Oltrepò Pavese, nuova area interna (meglio: Area Interna, creata ad hoc in modo da poter disporre di un apposito comitato opportunamente corredato di dipartimenti, sezioni, sottosezioni e uffici studi).
Non esprimiamo giudizi sul relativo comunicato stampa, leggibile sul sito di Unimont, l’Università della Montagna che, partita sotto i migliori auspici, si sta sempre più trasformando un convegnificio: ciascuno potrà giudicare da sè lo spreco di maiuscole, parole inutili, sigle roboanti, nomi e qualifiche. Ad onor del vero mancano i Puffi e i Sette Nani. Per chi non volesse tediarsi con la lettura del comunicato stampa ne proponiamo una sintesi in forma di ricetta. Anzi, di buona ricetta per una buona pratica.cc-2017-01-17-convegnite-001Ingredienti:
1 prestigiosa Università pubblica
1 Sottosegretario alla Presidenza con delega ai Rapporti con il Consiglio regionale
1 Dipartimento per le Politiche per la Montagna
1 Macroregione Alpina (Eusalp)
4 Motori per l’Europa (benzina, ecodiesel, metano, elettrico? può essere…)
1 Membro del Comitato Tecnico Nazionale Aree interne.
Montare a neve – in fondo è un’area montana – sino a creare “le premesse per un Incontro di Lancio della fase di Co-Progettazione della Strategia Nazionale Aree Interne.”
Unire 1 sindaco, preferibilmente del comune più rappresentativo dell’area, un pizzico di coinvolgimento, una presa di “partecipazione di tutti gli attori del territorio e la manifestazione della forte volontà di fare squadra per affrontare e vincere la sfida di dare una forte e concreta strategia di sviluppo all’Alto Oltrepò Pavese.”
Aggiungere una Comunità Montana, portare a bollore e cuocere lentamente per nove mesi, sempre mescolando unire “analisi e ascolto del territorio al fine di definire i risultati attesi e la visione complessiva per invertire le tendenze critiche in atto: spopolamento, invecchiamento della popolazione, dissesto idrogeologico, sfilacciamento delle reti interne ed esterne all’area, depauperamento materiale e immateriale, inaccessibilità dei patrimoni ambientali e culturali, abbandono delle attività agricole e produttive” e concludere “costruendo una strategia di sviluppo finale in co-progettazione con Regione Lombardia e Comitato Nazionale Aree Interne.”
A parte preparare una sfoglia e ripartirla in due fondi a forma di tavola rotonda con bordi rialzati di circa due cm, tenendone da parte un po’ per le guarnizioni finali superiori a forma di osservatorio, una finitura sempre elegante.
Riempire il primo fondo con l’impasto che chiameremo Strategia Nazionale Aree Interne “con una prima presentazione da parte delle Istituzioni presenti.”
Riempire il secondo con il medesimo impasto, che però chiameremo “un secondo momento di lavoro su tavoli tematici trasversali sui temi dell’Abitare in Oltrepò, Intraprendere in Oltrepò, Collaborare in Oltrepò, Reinterpretare l’Oltrepò, Riusare l’Oltrepò, scambiare Buone Pratiche.”
Abbrustolire leggermente alcune fette di pane ai cinque, no meglio sette, cereali e spalmarle con “una visione di sviluppo dimostrando una necessità di confronto e di coinvolgimento e portando all’attenzione valorizzazione ed innovazione delle filiere agricole ed agroalimentari, e la narrazione che il territorio deve portare all’esterno ricostruendo le reti lunghe, dalla diffusione ed innovazione della cura alla popolazione anziana al coinvolgimento dei giovani nel territorio, professionisti, operatori dei campi della salute, istruzione, mobilità, ritornanti (ritornanti?), innovatori ed attività resilienti.”
Raccomandiamo le attività resilienti: sono quelle che decidono il successo della cena perché sono come Laura P., ed è noto che: senza Laura P. nun se po’ partì
Per l’abbinamento suggeriamo riesling o pinot nero e, nel caso si desideri offrire un rustico dessert, sangue di giuda a temperatura ambiente.

Alberto C. Steiner