Paesaggi lunari tra Matilde di Canossa e la Pietra di Bismantova

Chi intende sfruttare o, come recita il linguaggio giuridico coltivare, una cava deve fra altri obblighi provvedere alla rimessa in pristino, ovvero al risanamento ambientale al termine dell’attività estrattiva. A garanzia di tale obbligo le amministrazioni comunali delle località interessate richiedono una fideiussione di importo pari agli oneri di ripristino. Non è però infrequente che la garanzia venga escussa per inadempienza dell’azienda concessionaria, e non è meno infrequente che la stessa azienda, una volta conclusa l’attività chiuda i battenti lasciando il sito non bonificato.
Uno dei trucchi spesso utilizzati consiste nel trasferire la concessione ad una nuova azienda i cui principali esponenti non hanno, come suol dirsi, nulla da perdere e nemmeno gli occhi per piangere: questa subentra nella facoltà e nei relativi obblighi per poi cessare l’attività, all’occorrenza mediante fallimento, entro pochi mesi dal subentro. La fideiussione risulta generalmente coperta ma se il suo ammontare può essere sufficiente a sostenere gli oneri di rispristino, non lo è per risarcire il danno ambientale.
Certi terreni argillosi presenti nelle province di Reggio Emilia e Modena hanno consentito a partire dai primi anni del secondo dopoguerra l’espansione della locale industria ceramica, che ha avuto un picco a partire dagli anni ’60 del secolo scorso: piastrelle per pavimentazioni e rivestimenti, manufatti decorativi, stoviglie, materiali per impianti elettrici e motoristici hanno visto una produzione a ritmi vertiginosi sino a pochi anni fa.
Oggi la produzione langue, molte aziende hanno cessato o ridotto sensibilmente l’attività e le cave dalle quali veniva estratto il materiale sono state chiuse e spesso abbandonate lasciando insanabili ferite sul territorio e, specialmente nel caso di terreni argillosi, creando le premesse per smottamenti ed altre gravi compromissioni ambientali.rap-2016-09-13-carpineti-008Carpineti, in provincia di Reggio Emilia, è una delle località deturpate: dagli anni ’90 l’estrazione inizia a calare in concomitanza con l’importazione di risorse esterne al bacino reggiano; il calo di richiesta non è dovuto ad una maturata sensibilità ambientale, bensì alla tipologia di prodotto, per il quale l’argilla locale non possiede più idonee caratteristiche.
Alla fine degli anni ’80 nella provincia si contano ancora 78 cave, una minima parte delle quali, nelle zone pianeggianti, forniscono ghiaia e, in quelle montane, materiali lapidei per edilizia. Ma dalla maggior parte, nelle adiacenze del Po, si ricava sabbia e dalle altre argilla: queste ultime sono concentrate fra Baiso, Castellarano e Carpineti, dov’è nata l’industria ceramica locale.
Ancora due anni fa le cave erano otto, tre a Castellarano e cinque a Carpineti e un tempo la tipologia classica era costituita da numerosi impianti di piccole dimensioni, ma oggi assistiamo ad una concentrazione: pochi impianti di notevoli dimensioni. La quantità di estratto ha subito un ridimensionamento: nel 2011 sono stati stimati 75mila metri cubi dalle tre cave di Castellarano (nel 2000 furono 92mila) e nel 2012 110mila dalle cinque di Carpineti (nel 2000 300mila).
Un Censimento delle aree degradate da attività estrattive redatto dalla Regione nell’anno 2000 presenta tuttora la sua validità.
L’argilla è la materia che provoca i maggiori danni ambientali, e la più difficile da recuperare perché tende a trasformarsi in calanco, essendo arida rende difficile la formazione del manto vegetativo in caso di mancato ripristino, portando il suolo al dissesto e ad una potenzialità franosa.
Va detto: una ex-cava non tornerà mai più come prima, perché l’attività estrattiva ha mutato la morfologia. Al massimo si può predisporre, all’atto della concessione come richiede la Legge Regionale 17 del 1991, un buon piano di risistemazione.
L’autorizzazione all’attività estrattiva non può durare oltre un quinquennio, ma può essere rinnovata, e il piano di ripristino deve essere contestuale allo scavo in modo che trascorsi i cinque anni si sia ultimata anche la sistemazione.
Ma la legge venne varata pensando principalmente alle cave di ghiaia e sabbia che, anche se abbandonate, vengono ripristinate entro breve tempo dall’acqua e dalla natura. Per quelle di argilla è tutto molto più complesso: essendo cave montane si scava sempre la stessa area, e chi estrae non può materialmente sistemare contestualmente allo svolgimento dell’attività estrattiva, che ne verrerbbe impedita.
E proprio sull’argilla, poiché gli effetti degli interventi si vedono non prima che siano trascorsi tre anni, è stabilito che successivamente agli interventi le aziende effettuino manutenzione sino alla ricomparsa ed al consolidamento del manto vegetativo.
A Carpineti, dopo numerose proteste, interventi di comitati cittadini, associazioni ambientaliste e magistratura qualcosa si è fortunatamente mosso nella cittadina di 4mila abitanti ai piedi del Monte Antognano che, nonostante lo sfregio ambientale, conserva un suo fascino fatto di importanti vicende e testimonianze storiche.rap-2016-09-13-carpineti-001Posta a 562 metri di altitudine lungo la S.S. 63 del Cerreto, sulla dorsale dei monti Valestra e Fosola e ricompresa fra parte del bacino del fiume Secchia e dei torrenti Tresinaro e Tassobbio, la sua vegetazione è rappresentata prevalentemente da querceti, con tutto ciò che significa in termini di funghi porcini. Sul territorio comunale, che presenta numerosi esempi di borghi arroccati, chiese e case torri di origine altomedievale, si sono succeduti Liguri, Romani, Bizantini e Longobardi.rap-2016-09-13-carpineti-003Ma la località è indissolubilmente legata alla famosa vicenda della contessa Matilde di Canossa: nel castello romanico tuttora esistente ebbe luogo nell’anno 1092 il “Convegno di Carpineti” durante il quale ecclesiastici ed alleati della contessa discussero le proposte di pace di Enrico IV, che subì successivamente la nota umiliazione nella non lontana Canossa.rap-2016-09-13-carpineti-004E nel confinante comune di Castelnovo ne’ Monti svetta la Pietra di Bismantova, il monte che si eleva per 1.041 metri stagliandosi isolato tra le montagne appenniniche e che numerosi studiosi identificano come montagna sacra mediandone la denominazione dall’etrusco man, pietra scolpita, e tae, altare per sacrifici, mentre altri propendono per una matrice celtica data da vis, vischio, men, luna, e tua, raccolta notturna di vischio espressione di un antico culto lunare: Vismentua sarebbe perciò inizialmente divenuta Bismentua e poi Bismantua. Dante la menziona nel Canto IV del Purgatorio: “Vassi in Sanleo e discendesi in Noli / montasi su in Bismantova e ‘n Cacume / con esso i piè; ma qui convien ch’om voli.”rap-2016-09-13-carpineti-005Tornando all’argomento del ripristino ambientale, scrivo di questa località poiché il 6 dicembre prossimo, presso il Tribunale di Reggio Emilia, si procederà alla vendita – sempre che vi siano acquirenti – proprio di una ex-cava: quella denominata Pianella: 188.023 m2 offerti ad una base minima d’asta di 30.938,00 Euro.
I lavori di ripristino sono stati completati solo in parte e l’aggiudicatario dovrà provvedere all’esborso di 66.400,85 Euro per l’ultimazione ed attendere non meno di un triennio prima di poter ritenere il sito coltivabile.rap-2016-09-13-carpineti-002Queste le mie considerazioni tecniche:
La stima del sito è è stata effettuata considerando, come parametri fondamentali le dimensioni e il posizionamento dei terreni, urbanisticamente situati a circa 6 km dall’abitato: formalmente agricoli hanno sufficienti dimensioni e un agevole accesso, ma appaiono di difficile lavorabilità e di scarsa resa.
Tenuto conto che le opere di ripristino sono state eseguite solo parzialmente e considerata l’attuale situazione del mercato immobiliare locale per beni equivalenti e dopo aver analizzato attentamente le compravendite avvenute nell’arco dell’ultimo triennio – numericamente scarse ed economicamente non remunerative – ed averle raffrontate alle quotazioni dell’osservatorio dei valori agricoli medi della Provincia di Reggio Emilia, ho concluso che il più probabile valore sul libero mercato del bene in analisi, stabilito per comparazione, non possa superare 94.000,00 Euro per terreni vincolati da convenzione estrattiva e 21.500,00 per terreni svincolati.
Ritengo inoltre equo ridurre del 35% i valori sopra indicati perché – fermo restando che lo scenario del mercato immobiliare è oggi molto critico e le vendite sono in completa stasi – il bene, in stato di completo abbandono, non è accompagnato dalla garanzia sull’assenza di vizi occulti, non può essere disponibile immediatamente dopo l’acquisto in quanto gravato da tempi e modalità dettate dalla procedura esecutiva e, dopo aver adottato ed eseguito il piano di consolidamento e coltivazione, sarà necessario attendere almeno un triennio per effettuare il primo raccolto.
Le opere necessarie per riconvertire l’odierno incolto improduttivo consistono indifferibilmente nella livellatura delle aree portando le pendenze a livelli accettabili, nel riassetto idrogeologico, nella concimazione e semina dei terreni pianeggianti e semipianeggianti, nell’impianto arbustivo sui fronti di cava non coltivabili che presentano pendenze superiori a 30°.
Alcune opere di ripristino sono state eseguite a regola d’arte ed in modo uniforme, anche contestualmente all’attività estrattiva, su tutta la superficie del sito, mettendo in sicurezza i fronti di cava ad alta pendenza con gradoni a più livelli oltre che ripianando, drenandole, le superfici pianeggianti mediante la realizzazione di argini di regimentazione e canali di scolo per il graduale deflusso delle acque e, inoltre, spargendo concimi naturali e seminando specie erbose per conseguire un ripristino tendente a rimuovere le criticità ambientali: per l’effettuazione di detti interventi l’esborso accertato è stato di € 124.760,25 come si evince anche dal capitolato di progetto e dalla documentazione agli atti dell’Ufficio tecnico del Comune di Carpineti.rap-2016-09-13-carpineti-007Al fine di effettuare una valutazione oggettiva del complesso che tenesse conto anche del valore delle aree coltivate dalla cava e successivamente ripristinate ho suddiviso e classificato le aree in base alla loro evidenza morfologica, riportando le rispettive superfici, che gli interventi di ripristino hanno variato solo in minima parte.
Considerando che le variazioni non si riflettono sulla determinazione del controvalore monetario ho classato tre fasce:
Superficie pianeggiante e sub-pianeggiante: aree poste in corrispondenza dell’accesso alla cava e comprendenti le aie di essicazione ricavate a quote altimetriche diverse per una superficie catastale complessiva di m2 58.108,00.
Superficie in pendenza di circa 30° lavorabili esclusivamente con macchine operatrici: aree di connessione tra le aie di essicazione e contornanti le stesse, già oggetto di precedenti estrazioni e dove oggi può essere rilevato un recupero spontaneo del manto vegetativo, peraltro di modesta entità per una superficie catastale complessiva di m2 21.786,00.
Superficie con pendenze maggiori di 30° gradi: sostanzialmente il fronte di cava orientato a Ovest, unitamente all’adiacente fronte in direzione Nord-Ovest confinante con le zone boscate per una superficie catastale complessiva di m2 79.021,00.
La tabella sottostante riporta sinteticamente le considerazioni economiche pertinenti al ripristino.rap-2016-09-13-carpineti-006La superficie risultante è pari a 158.915,00 m2 ai quali vanno aggiunte aree in fregio e sparse per complessivi m2 29.108,00 portando la superficie complessiva oggetto di esecuzione a m2 188.023,00 – corrispondenti a 64,35 Biolche Reggiane – sulla quale non insistono più i fabbricati rurali tuttora classati in mappe catastali e visure, essendo stati gli stessi completamente distrutti da una frana.
Considerando infine che la prima iscrizione nel RGE, Registro Generale delle Esecuzioni, risale all’anno 2010, che a fronte del notevole impegno economico necessario per il completamento della bonifica sarà necessario almeno un triennio per verificare l’effettiva produttività del capitale impiegato, che il substrato argilloso – anche in presenza di bonifica – non consente l’impianto di colture di particolare pregio se parametrate alle condizioni geomorfologiche e climatiche locali, ritengo che anche in questa occasione la sessione d’asta non vedrà la partecipazione di offerenti.
La mia opinione è pertanto che il controvalore di negoziazione sia sensibilmente ridotto in sede di trattativa a saldo e stralcio con offerenti concretamente motivati, in grado di attendere un triennio e sostenuti dalla possibilità di recuperare le volumetrie abbattute dalla frana.
Solo in questo caso il sito potrà tornare a nuova vita attraverso il suo riuso come residenza agricola, presidio pastorale, fattoria didattica ed unità di trasformazione agroalimentare in possibile quota con un’attività ricettiva di pregio in grado di offrire un plus di servizi di livello alla clientela, eventualmente destinati alla sfera del benessere psicofisico.

Alberto C. Steiner

Rustico con terreno a Tizzano Val Parma

Ubicato sul pendio di un’altura dominata dai ruderi di un castello risalente al XIII Secolo, tra i monti Caio e Fuso e bagnato dai Torrenti Parma e Parmossa, Tizzano Val Parma (Coordinate 44°31′N 10°12′E) è un comune montano in provincia di Parma – dalla quale dista 40 km – esteso su una superficie di 78,39 km². Si trova a 814 metri di altitudine e il suo territorio era percorso dalla strada militare Romana detta delle Cento Miglia, che collegava Parma con Luni, l’odierna Ortonovo … continua su Riabitare Antiche Pietre.rap-2016-09-12-tizzano-val-parma-001

Confermiamo: i bambini? Mandiamoli a zappare!

Intitolandolo Agriasilo: i bambini? Mandiamoli a zappare! il 13 ottobre 2014 pubblicammo sul vecchio blog un articolo, leggibile qui. Nonostante il titolo provocatorio, assolutamente non apologetico del costume di quella miserrima Italia dei bei tempi andati – gli anni immediatamente successivi all’imbroglio chiamato Unità, per intenderci – che imponeva che i minori, spesso anche di soli 6 o 7 anni, venissero utilizzati senza ritegno nei campi e nelle miniere, nei cantieri edili e nelle filature o nelle fabbriche finché quelli di sesso maschile sopravvissuti a incidenti, malaria, colera, scrofola, pellagra ed altre malattie crescessero il necessario per essere mandati a morire ammazzati nelle trincee della I Guerra Mondiale.cv-2016-09-10-scuola-bosco-milano-002Ci riferivamo invece agli odierni bambini inurbati: esclusa qualche sortita in parchi, boschi o fattorie didattiche, vivono rinchiusi dal mattino al pomeriggio in cubi di cemento dotati di patetici giardini di plastica credendo che i polli nascano tutto petto o tutta coscia e che i mirtilli spuntino in un guscio di plastica nera cellofanata in una serra che si chiama supermercato, insieme con gli alberi degli ombrelli.
Esprimevamo, a questo punto è palese, il nostro parere a favore dell’agriasilo e della scuola nel bosco: “Un’ipotesi progettuale da non trascurare, suscettibile di dare verde, serenità, socialità e conoscenza ai più piccoli e creare opportunità di lavoro. Senza dimenticare che in un contesto di cohousing, sia esso urbano oppure di campagna o montano, un agrinido ci sta benissimo.”cv-2016-09-10-scuola-bosco-milano-003Apprendiamo con piacere che a Milano sta nascendo un asilo nel bosco presso la Cascina S. Ambrogio, complesso risalente al XII Secolo in via Cavriana, a ridosso del Parco Forlanini.
La stessa cascina merita un breve accenno: è la storia di una decina di matti che alcuni anni fa decisero di ridare vita a questo imponente complesso fatiscente e praticamente in stato di abbandono. Oggi i matti sono oltre 1.500, hanno sottoscritto un contratto di locazione agricola trentennale con il Comune, proprietario del bene, e pian pano stanno creando un polo di aggregazione sociale, culturale e agricolo attraverso l’avvio di numerose iniziative.cv-2016-09-10-scuola-bosco-milano-001Tra queste il neonato Asilo nel Bosco al quale auguriamo… anzi, al quale scaramanticamente non auguriamo proprio un bel niente limitandoci a un sentito: in bocca al lupo!
Per chi avesse interesse a seguire l’iniziativa riportiamo qui il link alla loro pagina Facebook.

Alberto C. Steiner

Verona Green Festival: morbidezza e silenzio

Si è conclusa ieri la terza edizione della tre giorni veronese dedicata all’ecosostenibilità tenutasi nella cornice del Forte Gisella, austera ma affascinante piazzaforte austriaca a pianta pentagonale.
Ci siamo stati e ne riportiamo brevi impressioni, non tanto sui partecipanti e sulle iniziative quanto su aspetti, per così dire, emozionali. Anzitutto semplicità: nessuna concessione ad orpelli scenografici, il prato bruciato dal sole estivo, materiale pubblicitario essenziale, i bidoni della spazzatura all’esterno del punto di ristoro, visibili e comodi, e non importa se accanto all’ingresso della sala conferenze.CV 2016.09.05 Verona Green 001Nessuno che se la tirava concionando di un’improbabile illuminazione avuta sulla via di … Dossobuono. Workshop e conferenze tenuti da persone che quotidianamente si occupano nella pratica reale dell’argomento trattato, esposto pacatamente, senza toni accademici e con la massima apertura alle domande.
I bambini, impegnati in giochi nell’area loro dedicata o semplicemente in giro con i genitori, carinissimi e … da mangiare, specialmente i più piccoli. No tranquilli, molti visitatori erano vegani e i bambini non correvano pericoli.CV 2016.09.05 Verona Green 002Accennando brevemente ai partecipanti che maggiormente ci hanno stimolati segnaliamo anzitutto una Onlus che gestisce una scuola nel bosco per bambini in età prescolare, una società che si occupa di condivisione di energia elettrica, un’organizzazione che promuove accoglienza e microcredito e, infine, progettisti e costruttori di edifici in paglia e antisismici.
Ciò che nel complesso maggiormente ci è risuonato, nella giornata trascorsa, lo è stato all’insegna della morbidezza e del silenzio, oltre che della concretezza e del sorriso.
Per la prossima edizione pensiamo di organizzare visite guidate di ecosotutto milanesi: crediamo che abbiano solo da imparare. Magari anche che Radetzky era un Feldmaresciallo austriaco, non un bar alla moda per radicalchic orfani della libreria Utopia.

Alberto C. Steiner

Ecovillaggi e coresidenze: serve la voglia di fare, non una legge

Premessa: questo articolo non piacerà. Non piacerà a coloro che, collocati ideologicamente nella fu sinistra, si sono arrogati l’indebito diritto di appropriarsi dell’ecosostenibilità facendo credere di poter essere gli unici ad avere titolo per occuparsene.campagna appena ieriIl nostro è un Paese orograficamente difficile, nel quale porzioni sempre più ampie di territorio collinare e montano vengono ancora oggi abbandonate da persone attratte dalla chimera della vita cittadina. Chi rimane invecchia, assistendo al progressivo degrado di case e terre.
Pur essendo innegabile che da almeno un ventennio campagne, colline e montagne vedono un rinnovato interesse di agricoltori ed allevatori locali – specialmente giovani – e di nuclei di persone che scelgono di lasciare la città non possiamo parlare di inversione di tendenza. E il saldo è comunque negativo.
Che si tratti di condomini solidali, coresidenze, comunità intenzionali o ecovillaggi, tali modelli sociali rappresentano un valore culturale e materiale utile al territorio perché costituiscono un modo di vivere attento all’ambiente e portatore di utilità sociale attraverso volontariato, solidarietà, recupero di aree agricole e silvopastorali non adatte ad utilizzi intensivi, riscoperta dell’artigianato, cura della salute e inclusione di persone anziane o portatrici di disagio sociale nella vita quotidiana.
Queste comunità, nate dall’esigenza di relazioni autentiche e solidali e di uno stile di vita sostenibile ed a basso impatto ambientale, oltre a facilitare l’aggregazione di relazioni fra le persone producono risparmio economico attraverso aiuto reciproco, migliore fruizione del tempo e degli spazi abitativi, economie di scala.
Gli strumenti giuridici che ne regolamentano l’esistenza possono essere attinti dal Codice Civile, dalle leggi edilize, dalle norme deputate alla tutela ed all’utilizzo del territorio e da innumerevoli disposizioni a carattere locale.CV 2016.09.02 Ecovillaggi 003Ma secondo RIVE, Rete Italiana Villaggi Ecologici, e Conacreis, Coordinamento Nazionale Associazioni e Comunità di Ricerca Etica Interiore Spirituale, l’attuale giurisprudenza non è sufficiente per ottenere un reale riconoscimento di queste nuove forme di aggregazione.
Si sono quindi fatti promotori di un disegno di legge che il 1° aprile 2014 venne presentato dall’onorevole Mirko Busto, ingegnere ambientale in forza al M5S. La proposta non ebbe seguito ed ora viene ripresentata con alcune integrazioni: è leggibile qui in formato Word.
Premettiamo che non ci piacciono, né ne abbiamo mai fatto mistero, né Rive né Conacreis. Consideriamo quest’ultimo il Komintern della spiritualità e la prima come un raduno di veterohippies, come tutti gli ecobiobau da salotto mille miglia lontani dalla realtà operaia e contadina. A riprova, nei corsi che vengono tenuti per ecovillaggisti piuttosto che apprendere come fare innesti o far partorire la vacca, il programma prevede scambio di massaggi reiki, cerchi di condivisione al suono del tamburo sciamanico e preparazione della pizza consapevole. Ne scrivemmo a suo tempo, l’articolo è leggibile qui.
Siamo a favore della libera iniziativa, dell’acquisto, del mutuo, del darsi da fare concretamente, del vivere nel tempo presente non decontestualizzati, non del restarsene in attesa che qualcuno assegni o doni un casale o un terreno come atto dovuto, in una logica contrabbandata come decrescita ma che si configura come non azione e fiancheggiamento dell’assistenzialismo. Un’ulteriore riprova? Dopo anni di blabla esistono “comunità” che, ben lungi dal partire non hanno ancora deciso che nome darsi. Però si riuniscono ogni giovedì, e il sabato se la tirano nei mercatini biofuffa a Brera, a Isola o in quella specie di boutique della Cascina Cuccagna.CC-2016.05.28-Agrilombardia-000Doverosamente chiarito questo nostro sentire, riprendiamo commentandoli alcuni passaggi redatti da Conacreis nel loro “manifesto” sul web.CV 2016.09.02 Ecovillaggi 000«Una legge per il riconoscimento giuridico dell’esistenza di Ecovillaggi e Comunità intenzionali. Sembra strano, ma in Italia anche una semplice scelta di vita può rivelarsi più complicata del previsto.»
Esistono già le figure giuridiche di comitati, associazioni, fondazioni, cooperative, società a responsabilità limitata e per azioni, senza dimenticare il trust.
«Non chiediamo sovvenzioni … vogliamo soltanto che la democrazia sia applicata e che queste scelte di vita non siano discriminate.»
il solito lamento del vittimismo piagnone della serie lo stato mi deve fare, dare, dire, tutelare.
«Condividere spazi abitativi, praticare la solidarietà, cercare soluzioni sostenibili nel rapporto con l’ambiente, l’alimentazione, l’educazione e le relazioni sociali oppure costruire con materiali ecologici sono argomenti sui quali i gruppi chiedono di potersi esprimere.»
Nessuno lo impedisce: se un gruppo di persone ha voglia di darsi da fare si rimbocca le maniche, senza auspicare un utopico sostegno legislativo da attesa della manna dal cielo.
«Per fare tutto questo è davvero necessaria una legge?»
Ecco, se lo chiedono persino loro…
«Ognuno trovi la sua risposta, noi ci siamo confrontati, arrivando a questa conclusione: oggi in Italia si può fare tutto (quasi tutto), almeno fino a quando una qualunque autorità chiede conto di quello che avviene o chiede un permesso, un’autorizzazione, un timbro qualunque.
Per questi motivi preferiamo spiegare chi siamo, cosa facciamo e i risultati delle nostre scelte di vita, perché siano eventualmente utili anche ad altri, anziché doverci giustificare o essere costretti a inventare mille sotterfugi.»
Il confronto, una delle specialità della casa… può durare anni, dà un senso all’esistenza e fa sentire coinvolti e parte attiva e consapevole. E nella migliore delle ipotesi chi non comprende deve osservarsi, nelle altre è fasista e rasista.CV 2016.09.02 Ecovillaggi 000Esaurito anche questo passaggio troviamo interessanti gli Articoli 7 e 8 della proposta di legge.
Art. 7 – Proprietà
Ai sensi degli articoli 2659 e 2660 del codice civile, le Comunità possono acquisire la proprietà dei terreni necessari alla propria costituzione e funzionamento, con l’obbligo di destinare i beni ricevuti e le loro rendite all’esclusivo conseguimento delle finalità istituzionali.
Art. 8 – Gestione dei beni e dei rifiuti)
1. La gestione dei beni e dei rifiuti prodotti nell’ambito degli ecovillaggi è finalizzata:
a) a privilegiare operazioni di riparazione dei beni non ancora divenuti rifiuti oppure il riutilizzo di essi;
b) a ridurre a monte la produzione dei rifiuti urbani, assimilati e speciali;
c) alla promozione delle operazioni di riciclo, con particolare riferimento al riciclo di materia della frazione organica dei rifiuti, anche provenienti da lavorazioni agricole (compostaggio);
2. Nell’ambito degli interventi di prevenzione di cui al comma precedente, è privilegiato il ricorso all’uso di beni e imballaggi idonei ad un utilizzo durevole anziché l’utilizzo di beni e imballaggi monouso.CV 2016.09.02 Ecovillaggi 000Ci trova invece completamente in disaccordo l’Articolo 2 – Regime autorizzativo:
1. Le regioni e i comuni disciplinano nel dettaglio le modalità di realizzazione e le procedure autorizzatorie degli ecovillaggi, determinando altresì i parametri, i requisiti, eventuali ulteriori restrizioni del rapporto tra area agricola e parte edificata, i controlli, il contenuto di eventuali convenzioni per la garanzia del rispetto dei parametri stessi, la possibilità di prevedere destinazioni complementari e coerenti con le finalità degli ecovillaggi.
2. Gli ecovillaggi sono realizzati su aree private o pubbliche, anche parzialmente. A tal fine i comuni possono procedere all’esproprio e riassegnazione dei terreni necessari.
3. I comuni, mediante procedure di evidenza pubblica, individuano i soggetti che intendono realizzare le comunità intenzionali di cui all’articolo 1. A tal fine i comuni possono avvalersi della disciplina di cui all’articolo 16 della legge 29 febbraio 1992, n. 179.
4. I programmi predisposti ai sensi del comma 3 garantiscono, in particolare modo:
l’effettivo raggiungimento dello scopo, prevenendo all’uopo sanzioni e cautele
⦁ la connessione logistica e funzionale con le aree agricole,
⦁ la prevalente destinazione dei prodotti agricoli ai residenti nell’ecovillaggio
⦁ la coltivazione secondo i principi dell’agricoltura biologica e biodinamica.
Detto in altri termini, al di là delle chiacchiere di maniera biologiche e biodinamiche, l’ennesimo carrozzone che decide classi di merito, nonché cosa debbano fare gli altri e dove e come farlo: una mazzata all’iniziativa privata improntata alla concretezza. Ci immaginiamo chi farà parte dei comitati: nutrizionisti d’assalto, filosofi, counselor e facilitatori di stretta osservanza.
Non escludiamo che vengano affissi i bandi di assegnazione come per le case popolari, giusto per favorire il solito mangiamangia.
E che dire di sanzioni e cautele: la Stasi, la delazione in squallidi corridoi di partito, il controllo da dittatura del proletariato. Dittatura, appunto, perché i sinistri come sempre dimostrano di aver bisogno un padrone.CV 2016.09.02 Ecovillaggi 000Quanto all’Articolo 13 – Eredità:
In caso di successione nel patrimonio di un associato appartenente alla Comunità intenzionale riconosciuta per morte del medesimo, in mancanza di altri successibili l’eredità è devoluta alla Comunità intenzionale di appartenenza in deroga all’art. 586 c.c.
Noi abbiamo una visione opposta: ciascun soggetto è proprietario della propria abitazione e pro-quota degli spazi comuni, esattamente come in un condominio (già ampiamente regolamentato dalla legge), e in caso di decesso valgono le normali regole delle successioni (regolamentate per legge come sopra).
Certo, non è una novità che esiste chi lascia i propri beni ad una chiesa o ad una setta, ma da qui a statuirlo per decreto ne corre.

Alberto C. Steiner

Riabitare Antiche Pietre: un podere a Castel Focognano

In posizione collinare a 310 metri di altitudine in provincia di Arezzo, nel Casentino (coordinate 43°39′12.1″N 11°47′16.8″E) Castel Focognano è un comune italiano esteso su 56,63 km² che conta poco più di 3mila abitanti ripartiti in cinque frazioni: Castel Focognano (da cui il toponimo), Carda, Pieve a Socana (il centro più antico con testimonianze della civiltà etrusca), Salutio e Rassina, eletta a capoluogo.RAP 2016.08.30 Castel Focognano 002A Opini, uno dei nuclei più antichi e sottoposto a tutela paesistica sono in vendita giudiziaria fabbricati 1.200 m2 (35 dei quali occupati da un’antica chiesetta) e terreni per complessivi ha 53,053, 16,654 dei quali coltivi e la rimanenza boschivi, il tutto ripartito in cinque lotti.
La richiesta a base d’asta, che si terrà il 9 novembre prossimo, è di 229000 €. Il creditore procedente è Unicredit e poiché la procedura è in essere dall’anno 2010 abbiamo ragione di ritenere che, in una trattativa a saldo e stralcio, sia possibile spuntare un ribasso anche del 50 per cento … continua a leggere.

Alberto C. Steiner

Si scrive cohousing, si pronuncia CondiVivere

CondiVivere: il riferimento è alla nostra nuova pagina Facebook sulla quale, nella presentazione, abbiamo scritto “un po’ vetrina e un po’ salotto” perché, a due anni dall’apertura dell’originaria pagina Cesec-CondiVivere, abbiamo deciso di… alleggerire il titolo enfatizzando l’aspetto che ci preme maggiormente: la condivisione di sogni, progetti, iniziative. Ed ecco quindi il senso di quel CondiVivere senza anteposizione di Cesec, l’acronimo che sta per Centro Studi Ecosostenibili.viandante Umberto VerdirosiProseguiamo nel nostro ambizioso obiettivo di non sottrarre nessun metro quadro a Madre Terra con nuove costruzioni. Ne sono stati erosi troppi a partire dagli anni immediatamente successivi all’ultimo dopoguerra, e il risultato è quello che possiamo nostro malgrado osservare in ogni angolo della Penisola: brutture, ecomostri, fantasmi di edifici mai completati o abbandonati come scarpe sfondate che deturpano per ogni dove il paesaggio contribuendo a devastare il territorio insieme con lussuose schifezze per ricchi tamarri, contrabbandate come ecoesempi in ragione di quattro povere piante che grazie alla dilagante sottocultura le sono valse l’appellativo di giardini verticali.
Per contro in campagna, collina e montagna resistono incantevoli luoghi abbandonati durante la corsa all’ultimo inurbamento avvenuta a partire dagli anni Cinquanta del secolo scorso. Del resto, quando l’alternativa per italiani che uscivano miserrimi dalla guerra erano ancora stenti e fame, l’ipotesi di un trasferimento a Milano, Torino e nei loro suburbi – oltre che nelle altre città del Nord e del Sud toccate dal miracolo della massiccia industrializzazione – appariva come un sogno, una benedizione divina.
Nel nostro Paese contiamo migliaia di borghi spopolati, in particolare nelle aree alpine e lungo la dorsale appenninica, che potrebbero tornare a nuova vita in una logica di decrescita e rispetto dell’ambiente, magari trasformati in Coresidenze.
Siamo presuntuosi, ce ne rendiamo conto: ci piace definirci creatori di Vita ecosostenible ed autosufficiente trasformando il lavoro da mero accidente di produzione alienata e alienante ad erogazione di tempo, cura, relazione. In una parola: CondiVisione.
Utopia? Apparentemente si, anche se un’esperienza professionale ormai ventennale ci ha convinti del contrario.
Corisiedere significa abitare condividendo spazi e servizi tra persone che hanno scelto di essere una comunità di vicinato, privilegiando gli aspetti sociale e ambientale per dare vita ad un villaggio inteso come comunità forte e coesa. E non importa se in campagna, in montagna, in un bosco o addirittura in città: ciò che conta è lo spirito che la anima.
La motivazione che porta alla Coresidenza è l’aspirazione a recuperare dimensioni perdute di socialità, aiuto reciproco e buon vicinato, riducendo contemporaneamente la complessità della vita, dello stress e dei costi di gestione delle attività quotidiane.
In ambito non urbano Coresidenza può significare fattoria didattica, azienda di trasformazione agroalimentare, attività ricettiva di turismo rurale, albergo diffuso, laboratorio artigianale: le opportunità di autosostentamento sono innumerevoli.
Lavoriamo per passione: nel 1996, quando abbiamo mosso i primi passi in questo mondo affascinante, a malapena si parlava di ecosostenibilità e la coresidenza veniva inesorabilmente confusa con la comune tardo-hippy.
Possediamo l’ampio ventaglio di competenze professionali necessarie a realizzare progetti, specialmente in campagna, in montagna e nelle aree boscate: ricerca dei siti idonei, verifica delle necessarie autorizzazioni, progettazione sostenibile degli interventi e loro finanziamento, design di spazi e servizi comuni, formazione dei gruppi e loro evoluzione in comunità organizzate.
Le nostre proposte, assolutamente pragmatiche nelle loro componenti tecniche, finanziarie e normative, si fondano primariamente sul rispetto delle persone.
Collocati in una particolare nicchia di mercato, godiamo inoltre di un atout vincente: la possibilità di acquisire aree ed edifici a costi particolarmente vantaggiosi rispetto a quelli del mercato di riferimento.
Per noi, come per molti, l’anno inizia dopo la pausa estiva con tutto il corredo di intenti e propositi. Relativamente a quella che ci piace definire linea editoriale andremo a privilegiare non solo l’informazione su progetti in corso, tecniche edilizie e materiali ecocompatibili, risorse energetiche rinnovabili ed a basso impatto, ma anche aspetti legati alla salvaguardia del territorio, all’agricoltura e all’allevamento sostenibili, particolarmente in aree montane e con attenzione a specie rare suscettibili di scomparire.
Aborriamo fanatismi e luoghi comuni: ne parleremo perciò come nostro costume all’insegna di un’ecosostenibilità non drastica o di maniera ma parametrata alla realtà di un vivere sereno, confortevole e piacevolmente rallentato.
Di una cosa non parleremo: non parleremo di sviluppo sostenibile. Perché il termine stesso è una presa in giro e perché per noi il re rimane nudo con le proprie vanagloriose miserie.1015x276Una menzione speciale, infine, al nostro blog La Fucina dell’Anima: apparentemente scollegato dai temi dell’ecosostenibilità poiché impegnato sul fronte della crescita personale e dell’esoterismo, fa parte invece a pieno titolo del nostro lavoro poiché affronta gli aspetti etnografici ed antropologici del nostro territorio costituendo una chiave di lettura in grado di farne comprendere le antiche tradizioni e contribuendo a salvaguardarne la memoria. Auguriamo a chi scorrerà queste pagine di trovarvi, se lo desidera, la sua nuova casa, dei compagni di viaggio e, in ogni caso, momenti di gradevole lettura e serena riflessione.

Alberto C. Steiner

L’estate premia gli agriturismi che hanno investito in professionalità e trasparenza

Pare che finalmente il sole sia tornato a splendere sui quasi 21mila agriturismi nostrani, ripagando chi ha investito in professionalità e qualità dei servizi offerti.
Anche se il mese di agosto non si è ancora concluso i dati diffusi da AgrieTour, organizzatore del Salone Nazionale dell’Agriturismo, e Confagricoltura dimostrano come dopo un biennio di crisi si siano sin qui registrati ben sei milioni di arrivi con una considerevole punta estiva capeggiata da tedeschi e britannici. In molte località, e la Toscana si conferma la Regione capofila con il 54% delle presenze, si è registrato il tutto esaurito.CC Agriturismi 2016 001Dopo la moria che nel 2013 ha falcidiato il 22 per cento delle strutture (ne scrivemmo sul blog l’8 ottobre 2014: Agriturismo, anche no) e la crisi che ha attanagliato quelle restanti nel successivo 2014, gli agrituristi sono tornati grazie anche ad una sempre maggiore attenzione alla qualità ed alla trasparenza da parte dei gestori.
L’agriturismo rappresenta sempre più un’ottima opportunità capace di coniugare silenzio, cibo naturale, ritmi lenti della natura con puntate in montagna, al mare o nelle città d’arte e, se per gli italiani le presenze si sono limitate ad un 39%, britannici e tedeschi – rispettivamente con l’81 ed il 78 per cento degli arrivi sul montante – hanno contribuito ad apportare una boccata di ossigeno ad un settore che ha vissuto due anni veramente drammatici.CC Agriturismi 2016 002Un dato curioso: tra gli stranieri si annovera il 55% di ospiti di età compresa fra 18 e 35 anni, mentre tra gli italiani i trentenni rappresentano solo il 3 per cento.
Gli agriturismi nostrani, oltre un terzo dei quali sono a conduzione femminile, sono ripartiti per il 45,1% al Nord mentre il Centro ne annovera il 34,4% e il Sud il 20,5%. Circa le preferenze degli ospiti abbiamo condensato alcuni dati interessanti nella tabella sottostante, elaborata sui dati AgrieTour e Confagricoltura.CC Agriturismi 2016 004Una sorpresa è costituita dalla scoperta delle masserie pugliesi, in particolare salentine, mentre scontato è il successo delle città d’arte toscane, umbre e venete. Relativamente alla montagna le presenze più corpose si sono registrate in Trentino e in Valtellina. In calo la Valle d’Aosta che, pur con soli 52 agriturismi ufficialmente censiti, ha segnalato il maggior numero di lamentele da parte degli ospiti.
A proposito di lamentele, reclami presso le autorità o commenti al pepe sui vari portali turistici, il dato generale nazionale ha riguardato prevalentemente la scarsa attenzione al booking e la banalità dei menù, ma soprattutto la mancanza del POS (obbligatorio per pagamenti oltre i 25 €) e la “disattenzione” nel rilascio di fatture e ricevute. Senza bisogno di scrivere fervorini o prediche, sono dati che fanno riflettere.CC Agriturismi 2016 003Considerati nel loro complesso, i dati disponibili fanno comunque ben sperare sulla sorte degli investimenti dedicati al comparto, particolarmente onerosi specie quando trattasi di recuperare strutture abbandonate o dismesse. I numeri dimostrano come il target è e sarà sempre più costituito dagli ospiti stranieri: sceglieranno l’agriturismo non solo per la buona cucina, la serenità e l’attenzione all’ecosostenibilità, ma anche per la disponibilità di servizi collaterali diversificati: escursioni, scoperta delle tradizioni locali, corsi, acquisto di prodotti locali. In non pochi casi si è scoperto che agli ospiti (in prevalenza a quelli stranieri) piace lavorare la terra e accudire gli animali.

Alberto C. Steiner