ECOnomy: Consulenza. Naturalmente.

ECOnomy nasce come marchio di CESEC, Centro Studi Ecosostenibili, per dedicarsi allo sviluppo di progetti in grado di contribuire alla salvaguardia dell’ecosistema, e la sua consulenza finalizzata va oltre i confini della realtà agrosilvopastorale per diventare compagna di viaggio specializzata per le imprese e le comunità che operano con attenzione al settore ambientale.economy-378x378ECOnomy intende aiutare le comunità coresidenziali, le aziende agricole e di trasformazione, chi si dedica all’ospitalità rurale e al benessere psicofisico e ad ogni altra iniziativa rivolta ad un futuro sostenibile con attenzione alle soluzioni energetiche rinnovabili e a basso impatto.
ECOnomy offre servizi di consulenza tecnica, progettuale e di stima, finanziaria, assicurativa e di garanzia individuando i sostegni finanziari più adeguati ai programmi di investimento attraverso l’ottenimento di finanziamenti e contributi privati, bancari e pubblici regionali, nazionali e comunitari. Fornisce inoltre assistenza per l’incremento del capitale ai fini dell’autosostentamento e dello sviluppo. Continua a leggere

Sondaggio?

Ad un certo punto del suo romanzo La fine del mondo storto Mauro Corona scrive che causa il progressivo depauperarsi delle risorse alimentari furono i vegetariani più rigorosi i primi a mangiarsi senza ritegno polli, conigli e altri animali.cc-2017-01-20-sondaggio-001Ecco, la sensazione che abbiamo provato leggendo il comunicato sui “week-end formativi per chi vuole cambiare vita o l’ha appena fatto”, ed il relativo approfondimento – se così può essere definito, visto che in concreto non esplica molto più di quanto il post riportato riferisce – è che di fronte all’attuale momento congiunturale si siano allentati i freni di quella cultura “alternativa” che da sempre si propone come rigorosa rispetto alle nefandezze del peggiore capitalismo. Ma non intendiamo, per ora, giudicare bensì solo esprimere le nostre perplessità.
Le certezze sono: si parlerà di permacultura (vedi immagine a corredo), transizione, decrescita e downshifting (che è come dire tutto e niente), il primo incontro si terrà (forse) a marzo, il costo sarà di 200 euro (non è chiaro se per le tre sessioni o per singolo week-end: di fronte ad una precisa domanda non abbiamo rilevato risposta), i docenti saranno “i maggiori esperti italiani delle materie in questione” (nomi degli esperti? materie?), i lavori si apriranno con un cerchio di condivisione (con tamburo sciamanico, whitesage e penna di falco o senza?).
Appena avremo delucidazioni torneremo sull’argomento. Nel frattempo ci preme evidenziare come un “sondaggio” preveda normalmente solo una serie di domande alle quali è possibile rispondere barrando una casella, nel più rigoroso anonimato.
A parte il validissimo Monkey, persino Fb mette gratuitamente a disposizione degli utenti un apposito form di semplicissima applicazione, senza bisogno di comunicare, oltretutto pubblicamente, un indirizzo email.
L’immagine a corredo è inoltre presa da un convegno della RIVE, che gli organizzatori nel loro post, rispondendo ad una domanda specifica, escludono espressamente abbia attinenza.
Non ci sembra quindi adeguato definire “sondaggio” quella che a tutti gli effetti ci sembra configurarsi come una proposta commerciale.
A parziale discarico degli organizzatori possiamo ritenere che non vi siano competenze di marketing (ma leggendo il loro sito parrebbe il contrario), e che non si sia posta particolare attenzione nell’estensione del comunicato.
Però, giusto per fare un paragone in termini di inutilità e sino a prova in contrario, le primarie del PD costano solo due euro. E non promettono l’acquisizione di competenze.

ACS

Rodano: il cohousing che per la Nomenklatura ecobiobau non esiste

cc-2017-01-19-rodano-001Progettazione partecipata, area fitness con sauna, lavanderia, deposito per il gruppo di acquisto solidale, foresteria per accogliere gli ospiti, area bricolage, zona musica insonorizzata, bike recovery e un grande salone polifunzionale con cucina e sala living, per ritrovarsi, conversare, pranzare o cenare insieme, far giocare i bambini.
Gli spazi condivisi al piano terra sono dotati di rete wireless e le parti verdi comuni consistono in un giardino esteso su ben di 2.000 m2, con area giochi per i bambini e varie oasi per le essenze.cc-2017-01-19-rodano-002La quota residenziale comprende 55 appartamenti di taglio diverso: bilocali, trilocali con doppi servizi, giardino privato e taverna, quadrilocali e pentalocali oltre ai box auto collocati in modo discreto, non invasivo e lontani dalle aree pedonali.cc-2017-01-19-rodano-004Possibilità di acquisto con mutuo 100%, mediante affitto con riscatto tradizionale di durata decennale o agevolata triennale denominata rent to buy, una formula conveniente che necessita di minori garanzie iniziali rispetto a quanto previsto da un mutuo e, per quanto riguarda la bancabilità, in 3 anni diventa una referenza per il futuro mutuo. Una soluzione privatistica che possiede una notevole ricaduta sociale: ideale per famiglie in cerca della prima casa senza possedere garanzie sufficienti per un mutuo.cc-2017-01-19-rodano-005TerraCielo è il nome di questa iniziativa, a tutti gli effetti un cohousing, la cui costruzione è iniziata nel 2010 e che sorge a qualche centinaio di metri dal centro di Rodano, a pochi passi dall’Idroscalo e dalla fermata del bus navetta per la stazione ferroviaria di Pioltello, dalla quale transitano le linee S5 e S6 del Passante.
Un’idea progettuale semplice, lontana da orpelli ideologici, con un adeguato equilibrio tra spazi aperti ed edificati, che richiama filologicamente la cascina lombarda e la sua corte rivisitata con portici, balconate, pilastri in mattoni faccia a vista, capriate in legno, elementi costruttivi che si integrano armonicamente con le coperture piane per i pannelli fotovoltaici. Le conformazioni planimetriche interne sono state pensate per favorire il dialogo tra interno ed esterno in equilibrio tra la vita in casa e quella all’aperto.cc-2017-01-19-rodano-003L’accurata progettazione – curata in collaborazione con il Politecnico di Milano dimostrando che è possibile coniugare piacevolezza dell’abitare con risparmio energetico, ecocompatibilità e notevoli economie di gestione – ha integrato gli edifici con impianti energetici di ultimissima generazione per ottenere il massimo livello in termini prestazionali e di eccellenza ambientale.
In fase progettuale venne effettuata una simulazione analizzando ogni componente con il software EnergyPlus che crea una realtà virtuale molto prossima a quella effettiva simulando il comportamento energetico, a cadenza oraria e in funzione dei carichi normalmente caratteristici della vita familiare, durante un intero anno.
L’iniziativa è stata promossa da Trivella SpA, impresa edile milanese con un secolo di storia alle spalle ed oggi specializzata nel restauro conservativo, nella riqualificazione energetica degli edifici e nella costruzione low energy adottando per quanto possibile tecniche e materiali ripresi dalla tradizione accostandoli a sistemi e prodotti innovativi.
L’impresa è piuttosto nota fra gli studenti di architettura e ingegneria perché apre volentieri i propri cantieri per collaborare alla stesura di tesi di laurea e di dottorato.cc-2017-01-19-rodano-006In conclusione, un cohousing a tutti gli effetti strutturali e normativi ma ignorato fra quelli censiti dal mondo dell’associazionismo e dei movimenti. La ragione è molto semplice: impresa costruttrice e professionisti incaricati hanno svolto il loro lavoro improntandolo ad una logica privatistica, e il rapporto con l’amministrazione locale – ben felice di introitare notevoli proventi edilizi e urbanistici – si è svolto in un contesto squisitamente tecnico, amministrativo e normativo.
Non si è mai ritenuto, infine, di partecipare a tavole rotonde, workshop o attività ideologicamente connotate o aderire a movimenti o raggruppamenti variamente marcati, ritenendo ciò inutile se non addirittura controproducente ai fini del successo dell’operazione, vale a dire la collocazione del bene sul mercato.

Alberto C. Steiner

Così si fa, a valorizzare un territorio: sapevatelo!

Si è svolto il 10 gennaio a Varzi un convegno per la creazione di un comitato tecnico per la valorizzazione dell’Oltrepò Pavese, anzi dell’Appennino Lombardo – Alto Oltrepò Pavese, nuova area interna (meglio: Area Interna, creata ad hoc in modo da poter disporre di un apposito comitato opportunamente corredato di dipartimenti, sezioni, sottosezioni e uffici studi).
Non esprimiamo giudizi sul relativo comunicato stampa, leggibile sul sito di Unimont, l’Università della Montagna che, partita sotto i migliori auspici, si sta sempre più trasformando un convegnificio: ciascuno potrà giudicare da sè lo spreco di maiuscole, parole inutili, sigle roboanti, nomi e qualifiche. Ad onor del vero mancano i Puffi e i Sette Nani. Per chi non volesse tediarsi con la lettura del comunicato stampa ne proponiamo una sintesi in forma di ricetta. Anzi, di buona ricetta per una buona pratica.cc-2017-01-17-convegnite-001Ingredienti:
1 prestigiosa Università pubblica
1 Sottosegretario alla Presidenza con delega ai Rapporti con il Consiglio regionale
1 Dipartimento per le Politiche per la Montagna
1 Macroregione Alpina (Eusalp)
4 Motori per l’Europa (benzina, ecodiesel, metano, elettrico? può essere…)
1 Membro del Comitato Tecnico Nazionale Aree interne.
Montare a neve – in fondo è un’area montana – sino a creare “le premesse per un Incontro di Lancio della fase di Co-Progettazione della Strategia Nazionale Aree Interne.”
Unire 1 sindaco, preferibilmente del comune più rappresentativo dell’area, un pizzico di coinvolgimento, una presa di “partecipazione di tutti gli attori del territorio e la manifestazione della forte volontà di fare squadra per affrontare e vincere la sfida di dare una forte e concreta strategia di sviluppo all’Alto Oltrepò Pavese.”
Aggiungere una Comunità Montana, portare a bollore e cuocere lentamente per nove mesi, sempre mescolando unire “analisi e ascolto del territorio al fine di definire i risultati attesi e la visione complessiva per invertire le tendenze critiche in atto: spopolamento, invecchiamento della popolazione, dissesto idrogeologico, sfilacciamento delle reti interne ed esterne all’area, depauperamento materiale e immateriale, inaccessibilità dei patrimoni ambientali e culturali, abbandono delle attività agricole e produttive” e concludere “costruendo una strategia di sviluppo finale in co-progettazione con Regione Lombardia e Comitato Nazionale Aree Interne.”
A parte preparare una sfoglia e ripartirla in due fondi a forma di tavola rotonda con bordi rialzati di circa due cm, tenendone da parte un po’ per le guarnizioni finali superiori a forma di osservatorio, una finitura sempre elegante.
Riempire il primo fondo con l’impasto che chiameremo Strategia Nazionale Aree Interne “con una prima presentazione da parte delle Istituzioni presenti.”
Riempire il secondo con il medesimo impasto, che però chiameremo “un secondo momento di lavoro su tavoli tematici trasversali sui temi dell’Abitare in Oltrepò, Intraprendere in Oltrepò, Collaborare in Oltrepò, Reinterpretare l’Oltrepò, Riusare l’Oltrepò, scambiare Buone Pratiche.”
Abbrustolire leggermente alcune fette di pane ai cinque, no meglio sette, cereali e spalmarle con “una visione di sviluppo dimostrando una necessità di confronto e di coinvolgimento e portando all’attenzione valorizzazione ed innovazione delle filiere agricole ed agroalimentari, e la narrazione che il territorio deve portare all’esterno ricostruendo le reti lunghe, dalla diffusione ed innovazione della cura alla popolazione anziana al coinvolgimento dei giovani nel territorio, professionisti, operatori dei campi della salute, istruzione, mobilità, ritornanti (ritornanti?), innovatori ed attività resilienti.”
Raccomandiamo le attività resilienti: sono quelle che decidono il successo della cena perché sono come Laura P., ed è noto che: senza Laura P. nun se po’ partì
Per l’abbinamento suggeriamo riesling o pinot nero e, nel caso si desideri offrire un rustico dessert, sangue di giuda a temperatura ambiente.

Alberto C. Steiner

Perché il cohousing non sia solo un bell’ecogioco di società

Abbiamo partecipato al convegno tenutosi il 14 corrente presso l’Università di Verona rilevando, oltre ad una partecipazione notevolmente superiore alle più rosee aspettative degli organizzatori, spunti di estremo interesse e chiarificatori dello stato dell’arte.
Notevole il filmato L’abitare sostenibile presentato da Isabelle Dupont dell’università di Roma Tre: quattro esempi, e tra questi quello relativo ad uno storico ecovillaggio situato in Toscana, improntati a concretezza e logica del fare.
I numeri riferiti dai relatori sono sintomatici: esistono oltre un migliaio di cohousing nel mondo occidentale, il che ne fa in ogni caso una soluzione abitativa di nicchia. A fronte di questi, quelli italiani (nel nostro paese di parla di cohousing da circa un quarantennio) constano attualmente soltanto in 22 esempi di residenza condivisa mentre una cinquantina di iniziative sono in corso, quasi tutte ferme alla fase di discussione teorica.Cesec-CondiVivere-2014.11.21-Identikit-Cohouser-002.jpgA nostro avviso, come abbiamo sottolineato nel nostro, non previsto, intervento che ha letteralmente riscosso applausi a scena aperta – segno che c’è voglia di concretezza dopo decenni di ecochiacchiere? – la ragione risiede nell’incapacità di uscire dal circolo vizioso che attribuisce alle pubbliche amministrazioni l’indebito potere di essere i soggetti attivi nella politica del cohousing, non ipotizzando la realizzazione di complessi coresidenziali come normali interventi privati da lasciare all’iniziativa privata ma come oggetto di bandi, assegnazioni, graduatorie, concessioni a vario titolo di immobili.
Ciò pertiene a nostro parere a quella cultura residuale di una sinistra intellettuale, ormai defunta e putrefatta ma che viene tuttora indebitamente accreditata come l’unica capace di coagulare iniziative ecosostenibili.
Quella, purtroppo, è la cultura delle interminabili discussioni, è la cultura del non fare, è la cultura dello stato che deve fare-dare-assegnare, che stabilisce come pensare: lo provano le graduatorie di merito nelle ipotesi di assegnazione di residenze in cohousing e, non da ultimo, è la cultura di chi bofonchia di urbanistica e riqualificazione del territorio ma non ha mai visto un cantiere, nemmeno nella pausa pranzo. E peccato che il cohouser, per comprarsi casa, sottoscriva un mutuo e nemmeno a condizioni agevolate.kl-cesec-cv-2014-01-31-ecovillaggio-ces-003Un disegno di legge, ora promosso da M5S ma precedentemente dal PD, propone addirittura classi di merito e vincoli alla proprietà ed alla negoziabilità dell’immobile.
Per quanto ci riguarda, e lo diciamo e lo scriviamo da anni, il recupero di un edificio per il suo riutilizzo in qualità di coresidenza prevede il rapporto con la pubblica amministrazione solo, ed esclusivamente, per quanto riguarda l’urbanizzazione primaria e secondaria, la dia, la scia, l’antisismica, l’impatto ambientale, il recupero volumetrico. Anche relativamente all’aspetto finanziario preferiamo ricorrere all’iniziativa privata mediante il ricorso a mutui e investitori etici privati.
Questo non solo non impedisce ai futuri coresidenti di essere sul territorio con iniziative sociali, culturali, ambientali, ma anzi agevola le azioni proprio perché svincolate da pastoie burocratiche o valutazioni di merito politico funzionali a raccattare voti. E si ha una definizione concreta e univoca in termini di identità e potenzialità operativa, proprio perché svincolati dal politico di turno che oggi dice A, domani dice B e dopodomani si rimangia tutto perché non ha più la convenienza a sostenere l’iniziativa.cesec-condivivere-2014-10-20-ecovillaggio-005Sconosciuto ai più e noto solo a chi si interessa di archeologia industriale e ferroviaria, Cà di Landino è un villaggio operaio, oggi sempre più esposto alle conseguenze dell’abbandono, realizzato a partire dal 1919 per alloggiarvi le maestranze che contribuirono alla costruzione della Grande Galleria dell’Appennino, un campo base realizzato dapprima con baracche in legno successivamente sostituite con edifici in muratura popolato da centinaia di operai. Una volta terminati i lavori fu utilizzato per ospitare alcune colonie estive.
Cà di Landino, frazione del comune di Castiglione dei Pepoli, in provincia di Bologna, dal quale dista 1,62 km, sorge a 602 metri di altitudine alle pendici del Monte Gatta ed è circondata da boschi di faggi e castagni. Oggi vi risiedono 24 anime: dieci maschi e quattordici femmine
Il villaggio presenta tutte le caratteristiche per essere riportato a nuova vita. Discutemmo una proposta in tal senso, supportata dalle necessarie competenze progettuali, dal supporto finanziario e dall’Università di Bologna con l’appoggio della Comunità Montana il 26 febbraio 2013: l’intento era quello di farne un complesso residenziale in cohousing ed un centro per lo sviluppo di attività artigianali con inclusione di portatori di disagio sociale. La proposta rimase lettera morta, sembrava anzi che dessimo fastidio (nostro articolo 9 settembre 2016: Mappare l’abbandono).
Conosciamo realtà che, in un decennio di incontri, non sono ancora riuscite a trovarsi un nome, altre che sono ancora al palo con la storia del facilitatore per la risoluzione dei conflitti ed altre ancora che organizzano giornate di studio dove, anziché nozioni tecniche, pratiche o normative, vengono scambiati massaggi shiatsu per concludersi con il cerchio di condivisione al suono del tamburo sciamanico. Questa, come abbiamo avuito modo di dire a suo tempo, è fuffa (21 febbraio 2014: Percorsi per ecovillaggisti. Formativi?).
Ed un esempio che non dev’essere taciuto riguarda infine la dolorosa vicenda dell’autocostruzione assistita che ha visto coinvolte centinaia di famiglie truffate da una società (ovviamente cooperativa, ed ovviamente legata a onlus e ong) accreditata presso numerosi enti locali, e che dobbiamo purtroppo collocare nel pianeta cohousing.
Scrivevamo in proposito il 1° dicembre 2016, nell’articolo Il nostro contributo al referendum: “Ancora in alto mare le vicende, massimamente finanziarie e giudiziarie, degli innumerevoli poveri cristi che a partire da un decennio fa si sono fidati di una ong, che si dichiara solo “omonima” di una pletora di srl e di un oceano di cooperative, e che sbandierando inoppugnabili credenziali ha, letteralmente, scannato come si fa con un capretto innocente il sogno di molti di possedere finalmente una casa, attraverso l’autocostruzione assistita. Comuni, Regioni, Aler e persino banche più o meno etiche si sono dati un gran daffare per accreditare questi soggetti varando piani urbanistici, rilasciando autorizzazioni edilizie e finanziando progetti. Risultato: a Ravenna, Trezzo d’Adda, Vimercate, Brugherio, Vimodrone, Marsciano, Villaricca, Piedimonte Matese ed in altre località (che le guide del TCI si ostinano a definire ridenti) scheletri di case costruite male ed oggi abbandonate, famiglie disperate che oltre ad aver perso ore di lavoro si ritrovano indebitate e senza la speranza di avere una casa, domande che rimbalzano contro muri di gomma.”
Questo per dire che a nostro parere il cohousing – che riteniamo una splendida risposta alle sfide sociali, economiche ed ambientali ed alle istanze di condivisione e solidarietà – deve essere visto in una logica d’impresa, sociale fin che si vuole ma all’insegna dell’iniziativa privata. Altrimenti rimarrà argomento di ecodotte disquisizioni intellettuali confinate nei salotti ecochic o nelle feste in cascina.

Alberto C. Steiner

Riabitare Antiche Pietre: tra pascoli e malghe l’opportunità di gestire un rifugio in Adamello

l’ERSAF, Ente Regionale per le Foreste di Lombardia, ha riaperto i termini per presentare un’eventuale manifestazione di interesse per la concessione triennale del fabbricato adibito a rifugio, e relative pertinenze, denominato Baita Rifugio Rosello di Sopra e situato nel Comune di Esine (Brescia) località Valgrigna.rap-2017-01-02-rifadamello-002Info sul nostro sito partner Riabitare Antiche Pietre.

ACS