Responsabilità e sostenibilità: lasciateli lavorare, lo fanno per il bene della Nazione. E forse anche del Messaggero.

Non sappiamo a voi, ma a noi la lettura di una frase così concepita crea problemi di ritenuta fecale: “Oggi l’impresa non può considerarsi un semplice attore economico che si adatta allo scenario competitivo e al mercato, al contrario è un’organizzazione aperta all’ecosistema in cui opera. L’open innovation, o nell’accezione a noi più vicina l’innovazione per la sostenibilità è un paradigma che afferma che le imprese possono e devono fare ricorso a idee esterne, così come a quelle interne, per aggredire i grandi cambiamenti di scenario ambientale e sociale – economico e competitivo – del nostro tempo, per accedere con percorsi interni ed esterni ai mercati, per adattare al contesto le loro competenze, per identificare nuove forme di creazione di valore.”cv-2016-10-04-csiQuesto enunciato del nulla è parte dei temi della 48 ore dedicata a responsabilità, sostenibilità e innovazione sociale che inizia oggi presso l’Università Luigi Bocconi di Milano promossa da Aretè, Terzo Canale/Reteconomy Sky, Gruppo Tecnico della Responsabilità Sociale di Confindustria in partnership con Il Sole 24 Ore, Rai Cultura, Costa Crociere, Arcadia, Bureau Veritas Italia e Gruppo Generali.
Più sostenibili di così… Dobbiamo aggiornarci: l’ultima conversione di cui avevamo notizia è quella dell’Innominato.
La mission dichiarata della manifestazione è quella di tradurre in strategie e azioni concrete il modo di per dare visibilità alle organizzazioni sostenibili creando un circolo virtuoso e un effetto contagio attraverso quello che viene definito il più importante evento nazionale a tema: un appuntamento atteso in un’ottica multidisciplinare, con spazi per il networking e numerose attività interattive per trasformare anche i visitatori in attori del cambiamento.
Saremo stati distratti, ma scorrendo il programma di organizzazioni sostenibili non ne abbiamo trovate fra i partecipanti, e ci siamo perciò immaginati che forse verranno accolti a palazzo i loro rappresentanti più meritevoli, che per la foto ufficiale si presenteranno schierati sulla soglia con il cappello in mano, per una breve udienza con rinfresco gentilmente offerto dalle padrone di casa.
Comunque sia, gente, sappiate che: “Lavorare sui nuclei generazionali significa definire una concezione dinamica della segmentazione, in cui, estendendo le aree di attrattività dei brand sulla scia della forza di legame, diventa possibile utilizzare il nucleo generazionale come core target: non come una gabbia o un bersaglio militare, ma piuttosto come una molla verso altre generazioni. In questa nuova prospettiva, imprenditori e manager potranno così valutare le opportunità di convergenza tra settori e utilizzare i nuclei generazionali come facilitatori per nuove partnership. I gruppi generazionali non sono infatti semplicemente target di mercato, ma produttori di possibilità inedite, per una società globale rigenerata, fondata sulla varietà dell’umano, alla ricerca di nuove forme di convivenza.” come recita la presentazione del libro ConsumAutori, i nuovi nuclei generazionali, che si terrà oggi fra le 12 e le 12:30.
Vabbè dai, lasciamoli lavorare tranquilli: lo fanno per il nostro futuro e per il bene della Nazione. Non sappiamo se anche per quello del Messaggero…

ACS

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