Quando la segnalazione alla Centrale Rischi è illegittima

Queste brevi note vogliono costituire un’indicazione di servizio a beneficio di chi intende presentarsi al cospetto delle cosiddette autorità – effettive o che credano di esserlo, e in ogni caso sempre più proterve ed arroganti – nella consapevolezza del proprio status di cittadino invece che con il cappello in mano: nella fattispecie oggi parliamo di banche.CV 2016.10.31 Banca 002.jpgChi opera nel comparto agrosilvopastorale, e non è una multinazionale da grabbing-land (pur indossando i guanti di velluto esistono anche in Italia) ma una piccola o addirittura micro azienda che si muove con attenzione all’ecosostenibilità può trovarsi più di altri esposto all’eventualità di dover rinegoziare il credito o l’affidamento ottenuto dalle banche.
Se la banca ha accettato il piano di rientro del debito, ed in particolar modo se la prima rata è stata già versata, non può segnalare il proprio cliente alla Centrale Rischi Interbancaria: in tale circostanza trattasi di un comportamento del tutto ingiustificato e sproporzionato, e ciò a maggior ragione vale se il debito con l’istituto di credito è di modesta entità.
Nel caso di auspicabile denuncia da parte del cliente, la banca non può inoltre far valere il patto leonino di recedere dal rapporto in essere: in tale circostanza è il cliente il solo a poter decidere.
Avremmo potuto far uso dell’aggettivo “mafioso-ricattatorio” in quanto l’eventuale rescissione del rapporto così configurata peserebbe evidentemente non poco sull’azienda nel momento in cui questa dovesse tentare di intrattenere nuovi rapporti con altri soggetti bancari: le banche si parlano, si scambiano informazioni e la nomea di cliente non gradito, guastafeste e fastidioso impedirebbe di fatto all’azienda di aprire nuovi rapporti bancari e di accedere al credito.cv-2016-10-31-banca-001Se vi trovate in questa situazione il nostro consiglio pertanto è: obbligate la banca ad avervi come clienti e fatele le pulci senza indugio, senza sensi di colpa e soprattutto senza ritegno.
E, quando c’è qualcosa che non va, le segnalazioni ai cosiddetti organismi di controllo: adusbef, ombudsman, unione consumatori e pifipifpif inviatele giusto per – come si dice – il punto della bandiera e per far volare gli stracci. Le cose serie fatele invece con Guardia di Finanza e magistratura: c’è sempre una fattispecie penale, dite ai vostri avvocato e commercialista che li state pagando per trovarla. E, giusto per non farvi mancare nulla, pignoramenti ex-articolo 700.
Se ciò che scriviamo vi sembra eccessivo pensate solo al fatto che la banca, con il suo atteggiamento, ha tentato di rovinare voi, la vostra azienda, la vostra famiglia, il vostro benessere psicofisico.
Ma attenzione, se vi viene voglia di dedicarvi alla dentiera del direttore di filiale fatevela passare: è un reato, oltre al fatto che una persona perbene, e voi lo siete, queste cose non le fa.
Ovviamente nulla può impedirvi di narrare la vostra disavventura a giornali, televisioni locali, altri media, o riportarla sui social. Prestando estrema attenzione ai termini che utilizzerete onde evitare di passare dalla parte del torto rimediando una querela e vanificando un lavoro che potremmo veramente definire socialmente utile.
Sul nostro sito partner Consulenza Finanziaria un ottimo articolo a tema leggibile qui, ispirato da laleggepertutti.

Alberto C. Steiner

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Incuria del territorio e l’alluvione delle casse da morto

L’amico Lorenzo Pozzi ha pubblicato oggi su Archeologia Ferroviaria l’interessante articolo 8 novembre 1982: l’Italia ferroviaria divisa in due dedicato all’esondazione del fiume Taro avvenuta nella notte fra l’8 e il 9 novembre 1982 e che, letteralmente, spazzò via tre piloni del ponte ferroviario sulla linea Milano – Bologna dividendo l’Italia in due sino alla posa di un manufatto provvisorio ed alla successiva ricostruzione del ponte danneggiato.af-2016-10-20-taro-1982-01Nulla di nuovo, naturalmente. Il disastro del 1982 fu preceduto da quello del 1973 e seguito da quello del 1987, al quale seguirono quello dell’autunno 2000 (questa volta fu il Po) e quello di due anni fa che interessò solo marginalmente la provincia di Parma, abbattendosi più intensamente su Modenese e Reggiano.
A parte l’alluvione di Firenze del 1966, quelle del Polesine nel 1924 e nel 1951, i disastri in Valtellina nel 1906, nel 1929 e nel 1987, quello nella biellese valle del Cervo e quello in val d’Ossola, quello di Monza nel 2003 e quello… e quello… e quell’altro… e a parte il fatto che da quasi un secolo a Milano ogni volta che piove l’Olona esce e nel quartiere di Niguarda si va in barca, lo stato idrogeologico del nostro Paese gode ottima salute.
Un tempo ero un idealista, successivamente divenni pessimista. Ora, a parte le cose che mi riguardano direttamente, lo ammetto: me ne sto alla finestra a guardare. Tentare di risolvere i problemi di questa baracca che qualcuno insiste a chiamare paese è come insistere nel pestare la testa contro il muro, con l’inevitabile risultato.
Si spendono un sacco di soldi ma non si sa per cosa, visti i risultati. In ogni caso la soluzione non consiste nell’arginare i danni provocati da un abuso del territorio, la soluzione consiste proprio in un utilizzo diverso del territorio, per esempio nella non cementificazione degli alvei, per esempio curando la manutenzione dei boschi, per esempio non abbandonando il territorio a se stesso. Lo so, tutte cose già dette.
Dimenticavo… la storia delle casse da morto. L’alluvione del 7 novembre 1973 colpì molte località delle valli del Taro e del Ceno. Tra queste Bedonia, dove la fuoriuscita di un piccolo rio provocò l’allagamento della parte retrostante di un palazzo storico, area che si trasformò in un vero e proprio lago con quattro metri d’acqua e dove decine di bare fuoriuscite dal magazzino di una ditta di onoranze funebri che nel palazzo aveva sede presero a galleggiare come canoe. Dopo oltre quarant’anni questa lugubre scena rubata all’apocalisse rimane ancora ben salda nell’immaginario dei bedoniesi rimane ben salda, tant’è che tuttora l’evento è ricordato come “l’alluvione delle casse da morto”.

Alberto C. Steiner

Finanza consapevole: mele bio a km zero, parola di Strega

Se non ne eravate edotti informatevi, e se non lo sapete sapevatelo: comprare casa per andarci a vivere è un errore finanziario.
E adesso non dite che sono noioso e che tiro sempre in ballo il Liga … e tutti vogliono viaggiare in prima e senza pagare il biglietto e piripipì.cv-2016-10-13-investire-senza-soldi-001Il fatto è che bisogna, oggi più che mai, perd mia al prasòl, non perdere il prezzemolo, espressione con cui nell’Appennino Piacentino si esorta qualcuno ad essere sempre presente a quel che fa, centrato (La Fucina dell’Anima, 18 luglio 2016: Ricordo di una donna semplice: Nora e la Madonna delle Erbe).
Per entrare in argomento, non a gamba tesa come si vocifera sia mio costume, ma nel modo più morbido possibile farò uso di questa garbata allocuzione: i guru di ogni multiforme specie e metamorfosi, inclusi quelli finanziari, mi stanno sul culo.
Mi stanno sul culo tutti i consulenti che si atteggiano a guru, illuminati e water à penser (ops: maître, non water…) che in vita loro han sudato solo in palestra e si permettono di dare lezioni, vuoi di marketing, vuoi di finanza creativa, e lasciamo stare la crescita interiore.
Hanno fatto il grano, questo è indubbio: l’hanno fatto con i corsi che zanzano alla pletora di poveri illusi convinti che sia possibile illuminarsi in un fine settimana o, nella fattispecie, diventare trader immobiliari senza soldi. Al riguardo sapete come la penso: peggio per i poveri illusi che vagheggiano di arrichirsi senza fatica. Spesso sono gli stessi del multilevel e, nel mondo della spiritualità, della ruota dell’abbondanza.cv-2016-10-13-investire-senza-soldi-003Comunque sia: vai in banca e pof! ti danno un mutuo le cui rate paghi con l’affitto dell’immobile che stai acquistando per trarne un reddito. E la strega di Biancaneve vendeva mele bio a km zero, e il rischio credito – vale a dire che l’inquilino non ti paghi l’affitto – non esiste, come non esistono le tasse e le spese di condominio … Gente, sveglia: è finita. Fi-ni-ta. Ed era ora, aggiungo.
Uno di questi geni della lampada, che non nomino per non sporcare il mio sito (come dice Albanese/Laqualunque: non ti piscio sennò ti profumo), si è permesso recentemente di scrivere sul proprio blog, in risposta a chi gli chiedeva lumi: “La gente è assurda. Ti scrive in privato per chiederti consigli, elogiarti ecc ecc e tu gli dedichi del tempo per cortesia dicendogli che quello che fa è sbagliato e si incazzano… Comprare casa x andarci a vivere è un errore finanziario!!! Ascolta uno che un po’ più di tè (tè? latte o limone? – Nota ovviamente mia) ne sa ed investi almeno in un cazzo di libro e leggilo…. Non dico il corso di immobili che costa e non tutti possono permetterselo…”
In un cazzo di libro? Un raffinato, non c’è che dire. E la dice lunga il fatto che egli percepisca se stesso come uno che “ha scritto un cazzo di libro”.
Poiché, da sempre, in ogni classe esistono i primi della classe e i leccaculo kaptàzzio benevolènzie della maestra (spesso le due figure coincidono) eccone uno che nei commenti scrive questa pillola di saggezza: “Se uno non ha alternative e deve scegliere tra mutuo e affitto allora è meglio mutuo, almeno ti rimane.”
Ed eccone un altro, altezzoso e spocchiosetto: “Visto il livello degli ultimi post… ragazzi vi consiglio vivamente di partecipare ad un Rich Now”, che per chi non lo sapesse è l’equivalente finanziario di un ciclo di dinamica o di qualche altra meditazione che ti consapevolizza e centraturizza triturandoti problemi e ferite dell’infanzia, compreso il rifiuto cattocomunista del denaro e dell’abbondanza, e ripulendo il tutto che neanche il centogradi.
Non mancano, in questi eventi capaci di radunare fino a 500 persone desiderose di affermarsi o, come dicono a Roma, svoltare, autoflagellazione pubblica e catarsi. Per chi volesse approfondire, La Gazzetta di Lucca, intitolandolo Rich now, ovvero il Vangelo della ricchezza ne ha scritto un articolo illuminante e divertente: pur datato 29 settembre 2013 rimane a mio parere insuperato.cv-2016-10-13-investire-senza-soldi-002Tornando al blog del tipo … pago di aver scritto ovvie minchiate, non manca il solone della domenica: “Credo fortemente che la conoscenza finanziaria e la sua applicazione nei diversi settori economici, in primis la casa e l’immobiliare siano sensibili ad ogni persona che vive nella condizione di trasformazione o crisi attuale e la casa rimane pur sempre un bene primario e di bisogno le speculazioni in questo contesto anche con l’evento dell’informatizzazione e conoscenze varie non sono ancora superate, vivo in affitto non per scelta e leggo molto sul business.” Bravo, intanto che leggi molto sul bìsness, così puoi crogiolarti fra le occasioni perdute, consiglio anche la lettura di Dardano Maurizio e Trifone Pietro: La nuova grammatica della lingua italiana, Zanichelli.
Ma ecco farsi avanti una persona di buon senso: “Ok compri casa e la metti in affitto e paghi il mutuo e tu poi dove vivi? In affitto a tua volta? Ok poi se hai problemi la vendi, ma a chi che nessuno compra più nulla e se vuoi vendere devi vendere a metà prezzo? Ahhhhh bell’affare sl giorno d’oggi, poi che so magari hai speso 200 con mutuo e ne prendi 120, gli altri 80 li vai a rubare?” Zittita a insulti e pernacchie.
La logica del branco e della setta: nihil sub sole novi.

Alberto C. Steiner

Cime: la montagna a Milano

Cime a Milano, tre giorni di mostre, conferenze, incontri, laboratori incentrati sulla realtà e la funzione della montagna organizzati da Unimont, l’Università della Montagna con sede a Edolo, e dal CAI, Club Alpino Italiano.cv-2016-10-08-cime-mi-001La conferenza stampa di presentazione che avrà luogo il 25 ottobre alle ore 11:30 presso il Rettorato dell’Università degli Studi di Milano ne costituirà il preludio.
Tra i numerosi eventi, in programma da giovedì 3 a sabato 5 novembre ed ospitati nella cornice della “Statale”, l’Università degli Studi di Milano in via Festa del Perdono 7, segnaliamo quelli a nostro parere più interessanti.
Venerdì 4 novembre
Ore 09:00-12:00 – Quattro passi tra le cime
Quattro laboratori interattivi dedicati alle scuole primarie e secondarie inferiori: agro-food, cambiamento climatico e grandi ungulati, la montagna dei racconti, esplorare la montagna;
Ore 14:00-16:00 – Da un fiore un formaggio
L’evento per noi più interessante ed al quale parteciperemo: presentazione della nuova filosofia adottata da alcuni allevatori, il loro nuovo approccio alla produzione, alla promozione e alla distribuzione di latte e formaggi.
Il focus viene posto sulla salvaguardia delle razze animali autoctone e in via d’estinzione e sulla valorizzazione della biodiversità, anche vegetale, dei pascoli di montagna e dei prodotti che ne derivano. La vendita di un formaggio unico per approccio di produzione mira a creare un circolo virtuoso atto a preservare dell’estinzione animali e piante, anche attraverso il coinvolgimento diretto, attivo e consapevole del consumatore che in ogni momento può monitorare online il processo in corso e le caratteristiche del prodotto disponibile.
Nella tavola rotonda verranno introdotte esperienze in corso, casi di successo, prospettive presenti e future per le valli. Regione Lombardia e ERSAF presentate alcune delle condizioni che rendono possibile ai giovani imprenditori avviare aziende di questo tipo in montagna, gli allevatori illustreranno le loro esperienza e guideranno la degustazione dei prodotti.
Ore 14:00-16:00 – Viticoltura Eroica da tutte le regioni alpine italiane
Tavola rotonda con laboratorio di degustazione guidata dai produttori.
Ore 17:00-10:00 – Clima che cambia, montagna che cambia
I cambiamenti del clima, l’impatto sensibile sulla montagna e sulle modalità di frequentazione di questo ambiente.
Sabato 5 novembre
Ore 09:00-12:00 – La medicina di montagna
Tavola rotonda sugli interventi di primo soccorso e gestione delle emergenze con simulazione di un intervento di soccorso con unità cinofile.
Ore 12:00-14:00 – Incontro con gli specialisti della medicina in montagna
Aperto al pubblico, agli studenti delle scuole superiori e dell’Università.
Ore 13:00-14:30 – Un nuovo tipo di turismo
Sentieri e rifugi tecnologici
Ore 14:30-16:00 – Giovani e impresa
Tra ricerca, innovazione e creatività presentando casi di successo per indirizzare i giovani all’imprenditoria in aree montane.
Ore 14:30-18:00 – Sentieri e rifugi
Tavola rotonda con laboratorio di sentieristica aperto al pubblico, agli studenti delle scuole superiori e delle università.
Tra le mostre, aperte per tutta la durata della manifestazione, segnaliamo Presenze Silenziose: ritorni e nuovi arrivi di carnivori nelle Alpi, curata dal Gruppo Grandi Carnivori del CAI e composta da 20 pannelli che descrivono i grandi carnivori delle Alpi e le situazioni a essi collegate mediante 57 foto attuali e storiche, 10 disegni e 7 cartine che raccontano e informano sul ritorno attuale e futuro dei grandi carnivori, in particolare lupo e orso.
La partecipazione ad alcuni eventi, tutti gratuiti, deve essere prenotata; il nutritissimo programma è consultabile sul sito cimeamilano dal quale può essere scaricato in formato pdf.

Alberto C. Steiner

La forza del phishing? Il fattore umano

Per noi ecosostenibilità, che è primariamente dell’anima, significa anche possedere quel minimo di consapevolezza e centratura capaci di farci riconoscere le trappole del mondo sovrastrutturato.cv-2016-10-07-phishing-001Vorremmo vivere in un mondo ideale privo di denaro, competizione, codici, pin, password ma in ossequio al qui e ora tutti dobbiamo fare i conti con rapporti bancari, email, social e via enumerando: tutti strumenti che espongono potenzialmente a rischi la nostra sicurezza.
Per tale ragione giriamo queste note, che esulano dagli argomenti da noi normalmente trattati, provenienti dai nostri ‘addetti alla sicurezza’: gli esperti di Eset, uno dei più grandi produttori europei di software per la sicurezza digitale.
Secondo recenti rilievi il 41% degli italiani è a rischio o ha subito crimini informatici tramite phishing, la trappola che utilizza allegati o link fraudolenti inviati via email per rubare dati personali e credenziali di accesso a servizi online, come ad esempio l’home banking.
Le email fraudolente hanno veicolato per il 29% JS/Danger.ScriptAttachment e per il 12% JS/TrojanDowloader.Nemucod, entrambi in grado di eseguire sui computer degli utenti i minacciosi ransomware, come ad esempio il tristemente famoso Cryptolocker. Secondo il report dell’APWG, gruppo internazionale di ricercatori anti-phishing, il primo semestre 2016 ha registrato il più alto numero di attacchi rispetto a qualsiasi altro nella storia, e tutto lascia pensare che tale minaccia sia destinata a crescere ulteriormente nei prossimi anni. Ecco quindi cinque semplici consigli da seguire per una maggiore tutela:
1. Massima prudenza durante la navigazione online
Sembra banale ma non lo è: il fattore umano è a ragione considerato l’anello debole del processo di sicurezza ed è quindi sempre estremamente importante usare attenzione e prudenza durante la navigazione online e nel leggere le email.
Per esempio mai cliccare in automatico su link (specialmente dei social media), scaricare file o aprire allegati anche quando sembrano provenire da una fonte nota e attendibile.
2. Attenzione ai link abbreviati
Attenzione ai collegamenti abbreviati, in particolare sui social media: i cyber criminali utilizzano questo stratagemma per ingannare l’utente, facendogli credere che sta cliccando su un link legittimo, ma in realtà dirottandolo verso un sito fasullo per rubare dati personali inseriti o per effettuare un attacco drive-by-download, infettando il dispositivo con dei malware.
Gli esperti di Eset consigliano di posizionare sempre il mouse sul link per vedere se questo effettivamente punta al sito di interesse o se invece indirizza verso altre destinazioni pericolose.
3. Dubbi su un messaggio di posta? Leggerlo di nuovo
Le email di phishing sono spesso evidenti e identificarle è facile: nella maggior parte dei casi presentano errori di battitura e punteggiatura, parole scritte in maiuscolo o punti esclamativi inseriti a caso. Inoltre hanno spesso un tono impersonale e saluti di carattere generico, tipo ‘ Gentile Cliente’, seguiti da contenuto non plausibile o fuori contesto.
I cyber criminali commettono intenzionalmente tali errori, per superare i filtri anti-spam dei provider.
4. Diffidare di minacce e di avvisi di scadenze imminenti
Poiché enti pubblici, banche e aziende importanti raramente richiedono agli utenti un intervento urgente, le minacce e l’urgenza sono un inequivocabile segnale di phishing.
Le minacce possono includere comunicazioni su una multa, blocco del conto corrente o della carta di credito. Queste email vanno semplicemente ignorate, specialmente se vi scrive, per dire, Cariparma piuttosto che Poste Italiane e voi non avete nessun conto presso di loro.
Se avete dei dubbi, per esempio con la carta di credito, verificate l’indirizzo: se fosse per esempio cartasi.xyz.ru è incontestabilmente farlocco.
5. Navigare sul protocollo HTTPS
Si dovrebbe sempre, ove possibile, usare un sito web sicuro per navigare (indicato da https: // contraddistinto dall’icona a lucchetto nella barra degli indirizzi del browser), soprattutto quando si trasmettono informazioni sensibili, per esempio i dati della carta di credito.
Mai usare una rete WiFi pubblica o un pc, tablet o telefono altrui (nemmeno della moglie o del marito, se avete qualcosa da nascondere: in questo caso il rischio non è il phishing ma il mazzoling…) per accedere al proprio conto bancario, acquistare o immettere informazioni personali online. E, da ultimo, impostare il browser affinché cancelli la cronologia, non memorizzi password e non fornisca suggerimenti di digitazione.
In conclusione, anche in questo caso un’adeguata dose di consapevolezza e centratura mette al riparo da tanti guai evitando di piangere a posteriori sul latte versato.

Alberto C. Steiner / Eset

Mi manca la terra sotto i piedi: ancora sul consumo del suolo

Successivamente alla pubblicazione dell’articolo Riflessioni sul consumo del suolo pubblicato il 29 settembre scorso ho ricevuto telefonate ed email che sia pure garbatamente confutavano la mia posizione “ideologica”. Ho quindi deciso di precisare, come professionista e come cittadino, quello che ritengo sia un concetto importante della limitazione del consumo di suolo, imprescindibilmente connesso a quello della qualità urbanistica del risanamento delle città.cv-2016-10-06-citta-idealeDirò cose forse antipatiche, e sarò io a stigmatizzare posizioni “ideologiche”: da tempo è invalsa l’abitudine di accettare acriticamente stereotipi su ogni cosa. Discutendo, ad esempio, sulla ideologia del consumo di suolo mi sento dire: “Cosa vuoi farci, è così per la maggior parte della gente” come se ciò costituisse una giustificazione.
Scrivendo: “… è sufficiente un assessore ignorante contornato da una commissione edilizia di cretini” mi riferisco a quelle istituzioni che, pur riempiendosi la bocca con l’abuso del termine urbanistica, la ritengono una disciplina imprecisa, senza regole e fattibile da chiunque. Niente di più sbagliato: anche se l’urbanistica non ha la precisione di chi misura in angstrom, ha poche regole ben definite e precise per chi ne fa una corretta professione al servizio della comunità.
Cento abitanti in più o in meno in una città, a meno che non determinino un andamento statistico, non sono per l’urbanista significativi come lo è l’attenzione per le aree urbane e periurbane, la tutela delle quali dovrebbe mettere in gioco atti di programmazione urbanistica ed economica attuate da chi possiede una cultura specifica, non da chi vede solo la propria bottega o non è in grado di comprendere la differenza a lungo termine tra una tramvia e un centro commerciale. Per dire.
E invece si assiste spesso a scelte statiche ed obsolete. Faccio un esempio: se intendo utilizzare un’area dismessa nel tessuto urbano, al progetto devo anteporre la domanda: che cosa serve realmente nel contesto. E qualora la risposta fosse “un parco pubblico” devo (ripeto, devo) prevedere come attuarlo anche se ciò significa uno spostamento della volumetria in altre aree, di solito libere, ai margini dell’edificato, affrontando così un doppio problema: il parco dentro e la qualificazione dei margini urbanizzati fuori, solitamente sconclusionati per funzionalità e paesaggio. Certo, se la legge non mi imponesse lo spostamento della volumetria… ma qui siamo nell’ambito del fantasy, non nella progettazione e non dell’urbanistica.
Potrei portare innumerevoli esempi, nella direzione di esigenze non ideologiche ma ideali, di programmazione e che corrispondano agli standard di qualità di vita degli abitanti e dei loro fabbisogni. Ma torno all’esempio del parco interno: dovrebbe nascere dopo attenti studi sui fabbisogni del tessuto urbano e della gente, cosa che invece, sembra incredibile, spesso non avviene privilegiando (qui si) scelte ideologiche, mode, interessi di conventicole pseudonaturaliste. E naturalmente senza uno straccio di seria ricerca che valuti il rapporto tra fabbisogni, luoghi, priorità, tempi di realizzazione, fattori economici, ambientali e paesaggistici, di mobilità.
Detto in altri termini: i contenuti dei PGT e dei Piani Servizi che definiscono le strategie per l’utilizzo di risorse private e pubbliche, possibilmente prima dei Documenti di Piano e non dopo, come avviene quasi ovunque. Questa, a mio avviso, è ideologia, non le parole che ho scritto.
Ed è anche crassa ignoranza in materia, soprattutto per quanto riguarda il fatto che una corretta metodologia urbanistica determina la programmazione degli interventi nel tessuto urbano ed i loro tempi e priorità, compreso l’obiettivo del contenimento del consumo di suolo.
Le nostre città sono cresciute male e mettere mano alla loro riqualificazione non significa interessarsi solo delle aree dismesse, ma anche dell’espansione selvaggia avvenuta nel dopoguerra, delle frange periferiche a contatto con le residue aree agricole, della mobilità come fattore di sviluppo, del verde esistente come fattori determinanti la qualità.
Proprio perché cresciute male non vanno difese ad oltranza per le loro componenti ed esigenze parziali, ma per le trasformazioni che rispondono a fini precisi e molteplici: Le città migliorano solo attraverso una programmazione che risponda ai fabbisogni, per esempio a quelli della casa e dell’housing sociale.
Confermo quindi ciò che ho scritto relativamente al consumo del suolo, nell consapevolezza che i fabbisogni urbani sono complessi, da quelli ambientali a quelli sociali, economici, di mobilità e, oggi più che mai, di migrazione.

Alberto C. Steiner

Responsabilità e sostenibilità: lasciateli lavorare, lo fanno per il bene della Nazione. E forse anche del Messaggero.

Non sappiamo a voi, ma a noi la lettura di una frase così concepita crea problemi di ritenuta fecale: “Oggi l’impresa non può considerarsi un semplice attore economico che si adatta allo scenario competitivo e al mercato, al contrario è un’organizzazione aperta all’ecosistema in cui opera. L’open innovation, o nell’accezione a noi più vicina l’innovazione per la sostenibilità è un paradigma che afferma che le imprese possono e devono fare ricorso a idee esterne, così come a quelle interne, per aggredire i grandi cambiamenti di scenario ambientale e sociale – economico e competitivo – del nostro tempo, per accedere con percorsi interni ed esterni ai mercati, per adattare al contesto le loro competenze, per identificare nuove forme di creazione di valore.”cv-2016-10-04-csiQuesto enunciato del nulla è parte dei temi della 48 ore dedicata a responsabilità, sostenibilità e innovazione sociale che inizia oggi presso l’Università Luigi Bocconi di Milano promossa da Aretè, Terzo Canale/Reteconomy Sky, Gruppo Tecnico della Responsabilità Sociale di Confindustria in partnership con Il Sole 24 Ore, Rai Cultura, Costa Crociere, Arcadia, Bureau Veritas Italia e Gruppo Generali.
Più sostenibili di così… Dobbiamo aggiornarci: l’ultima conversione di cui avevamo notizia è quella dell’Innominato.
La mission dichiarata della manifestazione è quella di tradurre in strategie e azioni concrete il modo di per dare visibilità alle organizzazioni sostenibili creando un circolo virtuoso e un effetto contagio attraverso quello che viene definito il più importante evento nazionale a tema: un appuntamento atteso in un’ottica multidisciplinare, con spazi per il networking e numerose attività interattive per trasformare anche i visitatori in attori del cambiamento.
Saremo stati distratti, ma scorrendo il programma di organizzazioni sostenibili non ne abbiamo trovate fra i partecipanti, e ci siamo perciò immaginati che forse verranno accolti a palazzo i loro rappresentanti più meritevoli, che per la foto ufficiale si presenteranno schierati sulla soglia con il cappello in mano, per una breve udienza con rinfresco gentilmente offerto dalle padrone di casa.
Comunque sia, gente, sappiate che: “Lavorare sui nuclei generazionali significa definire una concezione dinamica della segmentazione, in cui, estendendo le aree di attrattività dei brand sulla scia della forza di legame, diventa possibile utilizzare il nucleo generazionale come core target: non come una gabbia o un bersaglio militare, ma piuttosto come una molla verso altre generazioni. In questa nuova prospettiva, imprenditori e manager potranno così valutare le opportunità di convergenza tra settori e utilizzare i nuclei generazionali come facilitatori per nuove partnership. I gruppi generazionali non sono infatti semplicemente target di mercato, ma produttori di possibilità inedite, per una società globale rigenerata, fondata sulla varietà dell’umano, alla ricerca di nuove forme di convivenza.” come recita la presentazione del libro ConsumAutori, i nuovi nuclei generazionali, che si terrà oggi fra le 12 e le 12:30.
Vabbè dai, lasciamoli lavorare tranquilli: lo fanno per il nostro futuro e per il bene della Nazione. Non sappiamo se anche per quello del Messaggero…

ACS